Tassi europei a quota 3,5%. E non è finita

Ritoccate al rialzo le stime sulla crescita: sarà compresa tra il 2,5 e il 2,9 per cento

Luca Pace

da Milano

La Bce, come previsto, ha alzato ancora i tassi. Ieri l’organo direttivo della Banca centrale europea ha deciso di aumentare il costo del denaro dal 3,25% al 3,5 per cento. Dal dicembre dello scorso anno questo è il sesto aumento consecutivo che riporta i tassi ai livelli del settembre 2001.
La decisione era ampiamente attesa dai mercati tanto che non ci sono state reazioni sul fronte dei cambi e su quello dei bond. L’euro è rimasto pressoché stabile a quota 1,329 nei confronti del dollaro e il future decennale tedesco ha confermato un rendimento del 3,7%.
L’attenzione dei mercati si è quindi concentrata sulle parole del governatore Jean-Claude Trichet al fine di interpretare quale sarà la politica monetaria della Bce nel 2007. «Guardando avanti, sono giustificati interventi decisi e tempestivi a garanzia della stabilità dei prezzi. Il consiglio Bce continuerà a monitorare con attenzione ogni tipo di sviluppo in modo che non si materializzino nel medio termine rischi per la stabilità dei prezzi» ha spiegato Trichet.
«La porta a nuove mosse restrittive il prossimo anno è stata lasciata aperta» osserva Dario Perkins, analista di Abn Amro.
Nella sua relazione il governatore ha sottolineato che la crescita economica resta robusta anche nel quarto trimestre. Secondo Trichet, Eurolandia crescerà fra il 2,5 e il 2,9% nel 2006, e fra l’1,7 e il 2,7% nel 2007. Il tasso d’inflazione dovrebbe aggirarsi attorno al 2% nei prossimi 2 anni.
«L’aumento dei tassi - osserva Enrico Nicoloso, analista di websim – confermerà la forza dell’euro a danno delle nostre blue chip». Con un cambio euro/dollaro di quasi l’8% più caro rispetto all’anno passato soffriranno soprattutto i titoli petroliferi. «Eni vedrà l’Ebit calare del 9%, Saras del 24%, Erg del 28,8%. Brutte notizie anche per i tecnologici. Il supereuro costerà un calo del 27% del margine operativo lordo di StM, primo produttore di chip europeo», commenta Nicoloso.
Nel breve, invece, nessun problema sul fronte debito delle maggiori società di Piazza Affari. «L’aumento dei tassi - spiega un altro analista – non sarà troppo costoso in termini di maggiori oneri finanziari: i debiti delle nostre blue chip sono per lo più contratti a tasso fisso». Nessun timore quindi per Telecom Italia, 39,5 miliardi di debito, o per Autostrade, 9,1 miliardi e neppure Enel 13 miliardi, quasi tutte con il 90% del debito a tasso fisso.
Nonostante il premier Romano Prodi, ieri, durante un incontro bilaterale con il cancelliere tedesco Angela Merkel abbia detto di «non essere preoccupato» della decisione della Bce, l’Adsubef calcola che l’aumento peserà sui conti pubblici 3,3 miliardi in più per maggiori interessi pari cioè a circa il 10% dell’intera manovra finanziaria