Il team delle missioni impossibili Navy Seal, nuovi eroi d’America

«L'unico giorno facile... era ieri». Questo è uno dei motti non ufficiali dei Navy Seal (Sea Air and Land), i commandos che fanno parte della élite delle Forze Speciali statunitensi e che da oggi saranno nel cuore di tutti gli americani. I Seal, e in particolare gli specialisti del Devgru (Seal Team VI), fanno parte del Tier 1, il primo livello della comunità delle forze speciali. Sono gli incursori della Marina, ma oltre che nel loro ambiente se la cavano bene sia in aria, sia su terra. E infatti sono massicciamente impiegati in Afghanistan.
La comunità dei Seal è relativamente piccola, la componente operativa da assalto comprende 8 Seal Team (oltre al Team 6), assegnati a due Gruppi Forze Speciali, stanziati sulle due coste degli Stati Uniti, con basi principali in Virginia (Little Creek e Dam Neck) e nel bellissimo comprensorio di Coronado Island, vicino a San Diego, California, con una presenza anche a Pearl Harbour, Hawaii. Ogni Team è organizzato su tre Troop, ciascuna delle quali normalmente opera a livello plotone (plotoni piccoli, di consistenza 16-20 uomini). Complessivamente un team ha quasi 300 uomini (no, niente donne). Operativamente l'unità minima di impiego è una squadra di 4-5 operatori, ma in Afghanistan agiscono con reparti più robusti, minimo plotone, se non si arriva ad una intera Troop. I reparti Seal sono in continua espansione organica, perché nella nuova filosofia del Pentagono le forze speciali - che dipendono da un comando interforze che ormai sta diventando quasi una forza armata indipendente, il Socom, con sede a Tampa, Florida - sono sempre più importanti. Però non si possono incrementare troppo i numeri se si vuole mantenere elevata la qualità. E poi per «costruire» un incursore ci vuole tanto tempo, almeno due anni e mezzo dal momento dell'arruolamento. Contrariamente a quanto si creda, l'incursore non è un macellaio dal grilletto facile, anzi, deve essere maturo (non vecchio), riflessivo, deve saper prendere decisioni razionali in condizioni estreme, non andare all'attacco a testa bassa (casomai un lavoro da Ranger). L'incursore deve essere in grado di badare a se stesso e ai suoi compagni e, specie agli incursori navali, si richiede una forza di volontà incredibile. Ho avuto modo di verificarlo personalmente, trascorrendo un periodo di tempo ospite dei Seal di Coronado, per seguire il loro corso di formazione basica, il Bud/S, che dura 24 settimane. Compresa la famosa «hell week», la settimana dell'inferno. Solo in pochi arrivano al traguardo, in certi corsi il rateo di dismissioni arriva all'80%. I Seal di oggi sono anche molto più forti dei predecessori dal punto di vista fisico, gli si chiede infatti di portare carichi e di compiere imprese incredibilmente stressanti. Quindi un Seal è un «bestione», ma i muscoli sono veri, non frutto di steroidi. Chi passa il primo ostacolo poi ha 28 settimane di corso Seal. E sono pochi quelli che ricevono l'ambito distintivo, il tridente, o «budweiser», per via la somiglianza con il logo della celebre birra. E non è ancora finita. Una volta assegnati ad un team ci sono 18 mesi di affinamento professionale. Al termine dei quali si può essere pronti per un «deployment», una fase operativa di 6 mesi.
I Seal si addestrano anche con i colleghi stranieri e non è infrequente che vengano in Italia, al Varignano, la casa dei «nostri» incursori, quelli del Comsubin, ritenuti i migliori al mondo.