Dalle Storie al Revenge Porn: è polemica tra Snapchat e Facebook

Ceo di Snapchat accusa Facebook di essere stata copiata. Facebook risponde alle accuse.

Facebook oscurato per un mese in Papua Nuova Guinea per caccia a pornografia e fake news

Dopo la scandalo Cambridge Analytica, Snapchat esce allo scoperto e accusa pubblicamente il colosso Facebook per essere stata copiata. “Saremmo stati davvero contenti se Facebook avesse copiato anche le nostre pratiche di protezione dei dati”. Con queste parole Evan Spiegel, Ceo di Snapchat, attacca Mark Zuckerberg sul palco della Code Conference di Recode, in California. Il riferimento è ovviamente alle funzioni introdotte da Snapchat e progressivamente replicate da tutte le app dell’impero di Zuckerberg. Facebook in prima linea, seguito da Instagram, Messenger e Whatsapp. Dalle Storie che si cancellano dopo 24 ore dalla pubblicazione, fino all’introduzione dei filtri interattivi per colorare selfie e video degli utenti del web. Sono queste le innovazioni introdotte da Snapchat nel mondo dei social network. Seppur velata da ironia e sarcasmo, l’affermazione di Evan Spiegel è un’implicita e inedita accusa ai danni della Facebook Inc.

La replica di Facebook non tarda ad arrivare. A rispondere alle accuse di Spiegel è Alex Stamos, il responsabile della sicurezza di Facebook. In un recente tweet Stamos ha accusato Snapchat di aver lasciato emergere gravi casi di revenge porn a causa della scarsa sicurezza del social network. “L’implicita promessa di Snapchat che le foto scompaiono davvero, aggiunta alla scarsa sicurezza delle Api, ha portato all’emergere di seri casi di revenge porn” cinguetta Stamos. “Quindi no, non penso che copiare Snapchat sarebbe una mossa intelligente”. L’allusione di Facebook al fenomeno del revenge porn non sembra essere casuale. Sempre più frequente online, il revenge porn consiste nella diffusione di contenuti privati, perlopiù a carattere sessuale, senza il consenso della persona direttamente coinvolta.

Recentemente Facebook ha avviato un programma per combattere il fenomeno del revenge porn. Già partito in Australia, il programma di Facebook contro il revenge porn si sta estendendo anche agli Stati Uniti, al Canada e al Regno Unito. La prassi è molto semplice: le presunte vittime di revenge porn possono inviare a Facebook i contenuti compromettenti, immagini e video, che temono possano essere fatti circolare online. Le foto e i video raccolti da Facebook attraverso gli strumenti del suo programma contro il revenge porn verranno poi criptati e resi così immediatamente riconoscibili all’interno del vasto ecosistema delle app possedute da Facebook.