Telecom, entrano i francesi di Vivendi

Telefonica cede alla società di Vincent Bolloré il suo 8,3% e dopo sette anni esce dal capitale

Finisce l'avventura italiana degli spagnoli di Telefonica. Il colosso spagnolo delle tlc ha ceduto 8,3 % del capitale ordinario e quindi dei diritti di voto, che rappresenta il 5,7% del capitale totale della società, ai francesi di Vivendi nell'ambito della cessione dell'operatore brasiliano in fibra ottica Gvt al gruppo iberico guidato da Cesar Alierta. L'intesa, firmata giovedì scorso, prevede che il gruppo francese presieduto da Vincent Bolloré ottenga 4,66 miliardi di euro in contanti, il 7,4% del capitale di Telefonica Brasil (che controlla Vivo) valutato 2,02 miliardi e, appunto, il 5,7% di Telecom Italia, valutato 1,01 miliardi. «La finalizzazione dell'accordo dovrebbe intervenire prima della fine del primo semestre 2015», era precisato in un comunicato di Vivendi.

Con questa mossa Telefonica è riuscita a sistemare tutto il 14,8% che deteneva in Telecom Italia dopo lo scioglimento di Telco, dato che il 6,5% delle azioni era già stato congelato lo scorso luglio, al servizio di un bond convertibile, collocato per lo più presso fondi comuni di investimento, da 750 milioni che scadrà nel 2017 e che rende il 6%. A questo punto la società dovrebbe riuscire a vincere tutti i veti Antitrust per acquisire Gvt e fonderla con la sua Vivo, il primo operatore mobile brasiliano. L'accordo definitivo sarà comunque soggetto all'approvazione delle autorità brasiliane diAntitrust e tlc, Anatel e Cade.

«Sono sempre felice di investire in l'Italia e di accompagnare nel lungo termine l'équipe di Telecom Italia», ha detto Bolloré. Il finanziere francese è anche secondo azionista di Mediobanca, ormai con l'8%.

Si chiude così l'avventura di Telefonica, entrata in Telco nel 2007, la holding che controllava Telecom, con Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo. Un'avventura costata circa 3 miliardi di euro di perdite a Telefonica, che non ha ottenuto nemmeno ciò che voleva, ossia sfilare a Telecom il gioiello Tim Brasil, secondo operatore mobile in Brasile. Alla fine però il presidente Alierta, è riuscito comunque a mandare all'aria i piani dell'ad di Telecom, Marco Patuano, anch'egli interessato all'acquisto di Gvt.

Per Tim Brasil Telecom dovrà valutare altre opportunità di sviluppo, come la fusione con Oi, il quarto operatore. Telecom potrebbe comunque sempre decidere di vendere, se un'offerta per Tim Brasil dovesse essere vantaggiosa. L'entrata di Vivendi potrebbe creare nuove opportunità per la società italiana nell'ambito dei contenuti. I francesi infatti controllano la pay tv Canal Plus, indicata più volte anche come partner di Mediaset Premium per la tv a pagamento. Certo è che le incognite sono molte. Prima fra tutte la sorte della rete, da cui dipende anche lo sviluppo del Paese. Quest'ultima potrebbe confluire in una società ad hoc controllata da Cdp mentre Telecom diventerebbe sempre più una società di servizi per fornire banda larga fissa e mobile, arricchita dai contenuti delle pay tivù.

La scelta strategica sarà molto difficile. Ciò che è certo invece è che Telecom è sempre più una public company, con Marco Fossati (azionista con il 5%) e Vivendi (all'8,3% in quanto a diritti di voto) come principali azionisti, seguiti da investitori istituzionali. Dall'azionariato dovrebbero però uscire i soci di Telco: Mediobanca che ha l'1,64%, Generali rimasta con il 4,32% e Intesa all'1,64%. Ieri il titolo Telecom, partito in rialzo, ha chiuso in negativo a -1,3%.