Il tennis è lo sport preferito dai liguri

Claudio Rossini

Marco Lubrano, viareggino d.o.c., professione dichiarata: maestro; da sempre appassionato di tennis, ligure dal 1973. Ha iniziato ad insegnare a Loano, voluto da Gian Luigi Olivieri, presidente del circolo rossonero, dirigente lungimirante, entusiasta animatore della prima scuola tennis che diede frutti copiosi tanto da indurre l’attuale consigliere nazionale della Fit Eugenio Gollo, a strapparlo ai loanesi per portarlo a dirigere il Centro di Addestramento di Valletta Cambiaso, dove abbiamo raccolto le sue riflessioni. «Proprio la settimana scorsa, qui a Valletta, ho vissuto, con i miei collaboratori, una giornata intensa di tennis. Avevamo avuto ben 104 ragazzi under 10 e relativi genitori impegnati a fare sport e, tutti, ad imparare cultura sportiva. Genitori che per me hanno un ruolo importante e insostituibile, che vedono, oltre il momentaneo successo del loro figlio, un processo di formazione intrecciato con uno sport così differente dagli altri. Il tennis si gioca in più paesi di quelli presenti alle ultime olimpiadi di Atene e il numero degli affiliati è superiore a quello delle altre discipline sportive, perché il tennis è l’unico sport che permetta di fare insieme agonismo ad un nonno e ad un nipote, a un padre e a una figlia, a fratello e sorella e così via; perché il tennis ci accompagna per sempre, e a Genova abbiamo esempi spettacolari come quelli di Buby Loewy, Raffaello Sansò, Michele Botteri ed altri, che hanno praticato tennis ben oltre la terza età. Il tennis in Italia ha attraversato un ventennio molto negativo per risultati e per immagine. Per anni sui giornali cercando la rubrica del tennis ho trovato notizie negative, polemiche, insuccessi. Oggi sono più fiducioso e mi auguro che non vengano ripetuti i numerosi errori del passato che tanto hanno nociuto al nostro sport». Lubrano con Lombardi, Furlan, Risi e Carnevale è uno dei cinque tecnici nazionali della Fit e ha quindi una visione del tennis a tutto campo.
«In Italia abbiamo zone a macchia di leopardo. Alcune sono tuttora in fase negativa; molte però quelle dove, con processi mirati, i segni della ripresa sono evidenti. In Liguria abbiamo circa 5000 giovani sotto i 18 anni che frequentano scuole di tennis, a Milano e dintorni abbiamo ancora più di 5000 allievi. C’è molta attenzione per i giovani dai 5, 6, 7 anni fino ai 15/16.
Dai 16 ai 35 anni praticamente non si gioca per poi riprendere con numeri sostanziosi nella categoria veterani. L’Ailt (associazione insegnanti liguri di tennis) cerca di contrastare il fenomeno, organizzando tornei per la fascia 16/35. Quando organizziamo qualcosa di mirato la risposta c’è e ciò conferma che il tennis interessa ancora. Dobbiamo dare una migliore qualità a quello che facciamo. Abbiamo copiato dai francesi perché sono più avanti in tutte le componenti tecniche, organizzative, propagandistiche, didattiche, che riescono anche a trasformare in business. Qui a Valletta abbiamo diversificato, creando un settore Tennis Valletta per seguire il tennis agonistico e un club Valletta che fa tennis, ma senza lo stress dell’agonismo. Con le nuove classifiche un 4.5 (primo gradino di entrata nelle classifiche italiane) riesce a divertirsi giocando, anche perché la nuova regolamentazione dei tabelloni presenta sempre incontri equilibrati.
Occorre, non solo a Valletta, sostenere il ruolo fondamentale dei genitori degli allievi tennisti; i genitori sono la benzina essenziale per andare avanti e con loro abbiamo impostato un rapporto che darà frutti copiosi per tutti gli allievi. Ci vuole impegno, qualità e attività mirate a quelli che io chiamo i progetti di nicchia, rivolti ad un target chiaramente individuato che, se ben realizzati, favoriranno una specie di passaparola per nuove leve tennistiche. Per queste realizzazioni occorre un progetto di investimento economico, anche minimo, finalizzato al raggiungimento degli obiettivi». Lubrano è un fiume in piena e spazia nelle tante componenti necessarie a rinverdire lo sport che ama e che suscita tutta la sua naturale curiosità; e così ci indica l’utilità di corsi per i genitori degli allievi, condotti dai maestri per la parte tecnica e supportati dalla presenza di una sociologa, dell’organizzazione di domeniche tennistiche dedicate ai giovanissimi, non tutti impegnati come giocatori o spettatori nel primo sport italiano, si dichiara favorevole al minitennis (altra novità importata dalla Francia), e alle molteplici strade da battere da scoprire. «Abbiamo superato un ventennio negativo, conclude Marco, ma ora possiamo vedere roseo. Abbiamo una squadra di Davis giovane; qui da Valletta spiccò il volo europeo Pietro Ansaldo. Dobbiamo migliorare sulle componenti classiche del tennis che rimangono i genitori, i dirigenti, i circoli, i maestri e naturalmente tutti gli allievi. E ci riusciremo».