Il teorema di Di Pietro: "La colpa è delle vittime La maggioranza istiga"

Il leader dell'Idv spara a zero contro la maggioranza. <strong><a href="/interni/_bagarre_camera_il_pdl_abbandona_laula/16-12-2009/articolo-id=407188-page=0-comments=1">Scoppia la bagarre</a></strong> in aula.<strong> <a href="/interni/il_pd_e_sempre_piu_lacerato_fattore_tonino/16-12-2009/articolo-id=407189-page=0-comments=1">Pd lacerato</a></strong>

Roma - "Non mi farò intiumidire da quaesta maggioranza che istiga alla violenza". Il leader Idv, Antonio Di Pietro, torna alla carica e spara a zero contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e contro il centrodestra. Immediata la reazione della maggior parte dei deputati del Pdl che hanno lasciato l’Aula.

Ancora bagarre in Aula L’appello di Giorgio Napolitano a misurare le parole in politica è arrivata come una flebile eco alla Camera, dove l’informativa del ministro dell’Interno Roberto Maroni sull’aggressione a Silvio Berlusconi ha scatenato toni tutt’altro che pacati. Eppure è stato lo stesso Maroni a indicare il duro scontro politico come possibile causa scatenante del gesto di Massimo Tartaglia: "La crescente campagna contro la persona del presidente del Consiglio, che in molti casi travalica le regole del legittimo confronto democratico, finisce spesso per innescare una pericolosa spirale emulativa". Ma Fabrizio Cicchitto, che ha preso la parola in aula dopo il ministro, ha elencato uno per uno quelli che considera i responsabili dell’attacco. "A condurre questa campagna è un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso" e poi ancora il quotidiano Il Fatto, la trasmissione di Santoro Annozero, quel "terrorista mediatico di nome Travaglio e alcuni pm". Ma non solo. Nel mirino del capogruppo del Pdl alla Camera anche Antonio Di Pietro e "qualche settore più giustizialista" del Pd.

Sinistra all'attacco Il leader del Pd Pier Luigi Bersani non ci sta a farsi gettare la croce addosso. "I discorsi sul clima sono scivolosi - ha detto - il rischio è che qualcuno si vesta da pompiere per fare l’incendiario e che si inneschi un gioco di criminalizzazione politica tra di noi". In democrazia, ha ricordato, "ognuno ha il suo posto". E questo vale anche per il presidente del Consiglio: "Il suo mestiere non è attaccare l’opposizione, ma è governare". E anche Antonio Di Pietro non ha cambiato linea. E non ha dato mostra di preoccuparsi che il Pdl sia uscito dall’aula appena ha preso la parola. Il leader dell’Idv ha stigmatizzato "la condanna a morte di Cicchitto". E ha aggiunto: "Noi crediamo che l’istigazione sia derivata dal comportamento di questa maggioranza e di questo governo che sta piegando il parlamento soltanto per fare leggi a uso e consumo proprio". Ora, ha assicurato, "non ci lasceremo mortificare dalla vostra arroganza".

Casini invita alla calma Un appello a isolare i violenti è arrivato da Pier Ferdinando Casini. "Ambiguità e doppiopesismi non sono consentiti - ha detto il leader centrista - bisogna riprendere il nostro lavoro politico con serenità. Ognuno sostenga le sue tesi" senza che solo alcune siano considerate "politicamente corrette". "Va detto con chiarezza e con nettezza al Pd: chi resta alleato con Di Pietro non è credibile", ha ammonito Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, i Democratici subito. "L’Italia dei Valori, come testimonia l’intervento di Di Pietro alla Camera, fomenta odio contro Berlusconi, contro il Pdl e contro la maggioranza democraticamente espressa dagli italiani - ha commentato duramente Capezzone - se il Pd rimane legato a questi irresponsabili, le parole pronunciate in queste ore dagli uomini dell’opposizione assomiglieranno a lacrime di coccodrillo".