La terra perduta degli uomini sconfitti

Con quest’amara storia a cavallo fra mondi diversi e contrapposti, la figlia della scrittrice indiana Anita ha vinto il Booker Prize

«Ho cominciato a scrivere partendo da una piccola idea, senza avere in mente una trama - ha dichiarato Kiran Desai - ma mia madre (la scrittrice Anita Desai) mi è stata vicina, e il suo incoraggiamento mi ha molto aiutato». Nata in India nel ’71, trasferitasi in Inghilterra a 14 anni e poi negli Stati Uniti dove ha compiuto gli studi, Kiran Desai è la più giovane scrittrice che abbia vinto il prestigioso Booker Prize, assegnatole l’anno scorso, con il suo primo romanzo Eredi della sconfitta (Adelphi, pagg. 391, euro 19,50).
Si tratta di una storia ambientata sulle pendici orientali dell’Himalaya, a Kalimpong, una terra che è stata di volta in volta contesa dal Nepal, dall’Inghilterra, dall’India, dal Tibet, teatro di continue rivendicazioni e di guerriglie. Qui vivono in miseria un solitario giudice in pensione, il suo cuoco, e una cagnetta, unico amore del giudice. Ognuno di loro ha coltivato un sogno che non ha potuto realizzare: il giudice, un mezzosangue laureatosi a Cambridge, non ha raggiunto le alte cariche che aveva sperato ed è stato destinato a una sede di infimo rango; il cuoco compensa il suo misero stato con l’illusione che il figlio faccia fortuna in America ma Biju, fornaio non troppo abile, passa da un negozio all’altro senza concludere niente.
Con l’arrivo della nipote del giudice, una ragazza di diciassette anni rimasta orfana, la storia del malinconico terzetto si arricchisce di vivaci aperture narrative su New York, sulla piazza Rossa, sullo spazio dove vola lo Sputnik.
Ciascuno erede di una sconfitta, i protagonisti maschili di questo romanzo ricordano lo stato d’animo dei personaggi di Anita Desai, considerata oggi la più grande scrittrice indo-europea. «Mi è stata vicina come madre, non come critica», ha precisato la figlia, eppure l’itinerario biografico e il leit-motiv letterario delle due scrittrici per certi aspetti è simile. Di madre ebrea tedesca e di padre bengalese, Anita Desai è nata in India nel 1937 dopo che i genitori hanno dovuto mettersi in salvo dalle persecuzioni razziali, ma i luoghi della sua nostalgia sono la Germania materna, mai conosciuta, e l'India che le ha raccontato suo padre, anche quella finita, cambiata.
Nei suoi romanzi, specialmente in Notte e nebbia a Bombay, il rimpianto per il passato perduto è sempre presente, un passato che anche Kiran Desai fa rivivere con nostalgia, ma a volte con ironia, ai suoi personaggi. Il suo linguaggio è pirotecnico, ricco, a volte intriso di malinconia a volte comico, e per l’India raccontata da lei vale quanto è stato detto per sua madre «l’Oriente visto dall’Occidente sia nel suo immobilismo sia nel suo dinamismo irrefrenabile. Tutte e due infatti vivono negli Stati Uniti e di tanto in tanto ritornano al paese di nascita.
Dall’India agli Stati Uniti la madre, e dall’India agli Stati Uniti la figlia. Qui Kiran compie i suoi studi nel Massachusetts, nel Vermont, in Virginia, per approdare alla Columbia University dove studia scrittura creativa. A New York ha letto Truman Capote, Tennessee Williams, Flannery O’Connor, e da quelle letture, secondo quanto ha dichiarato, è nata la sua voglia di scrivere. Non ne dubitiamo. Siamo certi, però, che questi Eredi della sconfitta siano almeno in parte eredi di un talento letterario che si è trasmesso da madre in figlia.