"Terrorismo e stragi, verità incompiuta Su Battisti un'inspiegabile indulgenza"

Celebrato al Quirinale il "Giorno della memoria". Il presidente: "Manca un'esauriente verità sulle stragi, Pinelli fu due volte vittima". Poi: "Sarkozy e Lula ascoltino la mia voce". Ex terroristi in Tv, "no a memorie romanticheggianti e autogiustificative". Le vedove di Pinelli e Calabresi si stringono la mano". Schifani: "Sì alla pacificazione, ma non dimentichiamo Moro"

Roma - Giorgio Napolitano ha cominciato il suo intervento al Quirinale in occasione del "Giorno della memoria" dedicato alle vittime del terrorismo con un richiamo alle "famiglie ferite cui lo Stato democratico deve restare sempre vicino" e lo ha fatto in modo solenne, dopo aver reso omaggio alla memoria di Aldo Moro, in via Caetani.

"Stragi, manca un'esauriente verità" "Ricordare la strage di piazza Fontana e con essa l'avvio di una oscura strategia della tensione, come spesso fu chiamata, significa ricordare una lunga e tormentatissima vicenda di indagini e di processi da cui non si è riusciti a far scaturire un'esauriente verità giudiziaria", ha aggiunto. "Ciò vale anche per altri anelli di quella catena di stragi di matrice terroristica che colpì sanguinosamente più città, da Milano a Brescia a Bologna, e di cui procedimenti giudiziari e inchieste parlamentari identificarono l'identificazione politica ma non tutte le responsabilità di ideazione ed esecuzione. Se il fine venne indicato nella creazione di un clima di convulso allarme e disorientamento, e quindi una destabilizzazione del sistema democratico, fino a creare le condizioni per una svolta autorità nella direzione del Paese, componenti non secondarie di quella trama, in particolare 'l'attività depistatoria di una parte degli apparati dello Stato' (così definita nella relazione approvata nel '94 dalla commissioni Stragi del Parlamento) rimasero spesso non determinate sul piano dei profili di responsabilità, individuali e non solo".

"Pinelli fu due volte vittima" Napolitano,rende omaggio a Giuseppe Pinelli. "Rispetto e omaggio per la figura di un innocente, Giuseppe Pinelli, che fu vittime due volte, prima di pesantissimi infondati sospetti, e poi di un'improvvisa, assurda fine". Napolitano aggiunge che non si tratta di rimettere in questione il processo sulla fine di Pinelli: "Qui - sottolinea si compie un gesto politico e istituzionale, si rompe il silenzio su una ferita non separabile da quella dei 17 che persero la vita a piazza Fontana".

"Battisti, inspiegabile indulgenza" Di recente ho dovuto mostrare "attenzione e rigore con i Capi di Stato della Francia e del Brasile per trattamenti incomprensibilmente indulgenti riservati a terroristi condannati per fatti di sangue e da lungo tempo sottrattisi alla giustizia italiana", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Quirinale con implicito riferimento alle mancate estradizioni di Marina Petrella e di Cesare Battisti. "Spero che la mia voce sia ascoltata in spirito di amicizia", ha detto. 

"L'eversione non è dissenso politico" Giorgio Napolitano si commuove, ringraziando la vedova Pinelli per aver accettato l’invito a ricordare quest’anno le vittime del terrorismo al Quirinale con la vedova Calabresi. Auspica una "visione unitaria" sulla storia di quegli anni, invita a non dubitare dell’operato della magistratura che indagò sull’eversione (indiretto ma chiaro riferimento al giudice D’Ambrosio) e, strappando un applauso sentitissimo dalla platea dei familiari delle vittime, chiede la restituzione di Cesare Battisti dal Brasile. Quella fu "eversione", non contestazione. No a "ricostruzioni basate su memorie romanticheggianti e autogiustificative", dunque, di una "stagione sciagurata". Sia chiaro, memoria unitaria non vuol dire chiudere gli occhi, perchè "non c’è giustificazione o attenuante possibile" per chi sparò su vittime innocenti.

Troppo spazio agli ex terroristi in Tv Rispetto all’anno scorso, dice Giorgio Napolitano al Quirinale, "si è attenuato il rumore di esibizioni e discorsi di ben conosciuti e sanzionati attori di imprese sanguinose dimentichi delle loro incancellabili, pesanti responsabilità morali. Ma si sono verificati episodi che non posso passare sotto silenzio", ha detto il presidente della Repubblica, riferendosi all’eccessivo spazio dato in televisione e in occasioni pubbliche agli ex terroristi. Il Capo dello stato ha chiesto retoricamente se sia "possibile che a serie e oneste ricostruzioni filmiche delle genesi e dello sviluppo, fino alla sconfitta del terrorismo di 'sinistra' debbano seguire ricostruzioni basate su memorie romanticheggianti e autogiustificative di personaggi che ebbero parte attiva in quella stagione sciagurata". 

Stretta di mano fra le vedove Pinelli e Calabresi Si sono incontrate per la prima volta al Quirinale dopo quarant’anni. A dividerle poche sedie nella seconda fila della Sala dei Corazzieri al Quirinale. Licia Rognini, vedova di Giuseppe Pinelli e Gemma Capra, vedova del commissario Calabresi, si sono strette la mano e hanno parlato per pochi istanti prima che la cerimonia al Quirinale cominciasse. La prima, moglie del ferroviere anarchico ingiustamente sospettato della strage di Piazza Fontana e che morì dopo un volo dalla finestra della questura di Milano nel ’69 è rimasta seduta, in considerazione anche della sua avanzata età. La vedova del commissario Calabresi, ucciso in un agguato nel ’72 dopo che una campagna di stampa lo rappresentò ingiustamente come responsabile della morte di Pinelli, ha fatto il primo gesto ed è andata incontro alla vedova Pinelli dopo aver salutato Benedetta Tobagi e Alfredo Arnoldi, anch’essi familiari di vittime del terrorismo. Ad alzarsi in piedi per stringere la mano di Gemma Calabresi è stata la figlia di Licia Pinelli, Claudia, mentre la madre è rimasta seduta.

Schifani: pacificazione, ma non dimentichiamo Moro "Una pagina buia della nostra Repubblica. Questo è stato il terrorismo, un’organizzazione armata di estremisti che con assurde ambizioni ideologiche e con la loro azione cruenta, hanno seminato violenza e morte attentando ai valori di libertà e di democrazia. Ma lo Stato seppe resistere e alla fine vincere". Così il presidente del Senato, Renato Schifani. "Oggi commemoriamo le vittime del terrorismo, tutti Eroi dello Stato. Oggi - afferma - ricordiamo l’assassinio di Aldo Moro, impresso nelle nostre coscienze come un sacrificio estremo a difesa della democrazia. Moro fu ucciso per avere creduto nello Stato e per avere difeso fino in fondo i valori fondanti cuore della nostra vita democratica".

"Quella fu una stagione di follia, la notte della Repubblica, momento drammatico della storia nazionale che macchiò il Paese con sangue innocente. Memoria significa non solo ricordo ma consapevolezza di quanto accadde e ferma volontà di impedire che fatti così tragici si ripetano". "È giunto il momento della pacificazione - conclude il presidente del Senato - ma non bisognerà mai dimenticare. Molti di quelli che sbagliarono hanno pagato. Altri ancora no. Il rispetto delle vittime, dei servitori dello Stato uccisi e dei loro familiari, può essere onorato se si fa chiarezza e giustizia sui crimini accaduti".