Terroristi senza ideali che distruggono uomini e ambiente

Ne hanno arrestati due, speriamo non li rilascino dopodomani. Comunque, altri, a decine sono a piede libero; dobbiamo tenerceli ma dovremo prevenirli. Fanno stragi, di uomini e animali, irresponsabili piromani, terroristi senza ideali e senza guerra. Di pochi si sa il perché facciano il mestiere dell’incendiario, di molti non si capisce se quello che li muove sia vendetta contro qualcuno o contro la società. Oppure né vendetta né calcolo, ma solo stupidità. Basti pensare alle centinaia di persone, in maggioranza per bene, che gettano le cicche delle loro sigarette dal finestrino dell’auto. Ed ecco che aiuole fitte e fiorite - non solo belle, ma utili per proteggerci dai fari della corsia opposta - diventano grovigli di rami nerastri. Da barriera preziosa a scheletri inutili e orrendi.
Poco o nulla, comunque, rispetto alle centinaia di ettari devastati. Là dove le fiamme sono divampate, le aree morte e incenerite sono moltiplicate, ferendo il nostro orgoglio nell’affermare (conti alla mano) una crescita del 10 per cento del patrimonio verde sul territorio nazionale. Non il 30 per cento della Finlandia, ma è comunque un dato positivo, tra i tanti negativi del patrimonio naturalistico italiano.
Le immagini impressionanti apparse sui nostri teleschermi nei giorni scorsi e che temiamo si ripetano, offrono con dolorosa evidenza il senso della distruzione, al quale si aggiunge ancor più grave l’angoscia per chi dalle fiamme è stato ucciso, ferito, danneggiato o costretto a precipitosa fuga. Senza dimenticare la rabbia per la perdita delle giovani vite di chi, da terra o dal cielo, ha tentato di vincere o almeno di placare la furia distruttiva. E ne è stato inghiottito.
Purtroppo, a un quadro tanto negativo e doloroso, se ne accosta un altro: non meno grave ma tutt’altro che evidente. Le vaste devastazioni non distruggono solo boschi e sottoboschi, ma altri danni gravi sono portati dal fuoco al mondo vivo di creature grandi e piccole, comuni e rare, che popolano i grandi spazi verdi. Malgrado l’assedio e l’invasione portata dalle opere dell’uomo, un parco zoologico molto eterogeneo sopravvive nei boschi. Al divampare degli incendi, gli uccelli certamente fuggono, ma non tutti; e anche gran parte della fauna selvatica resta prigioniera e sterminata dalle fiamme. Chi studia le popolazioni boschive superstiti sa che - ai segnali di pericolo - gran parte di esse non fugge ma si nasconde in tane profonde. E quando gli animali si accorgono di avere sbagliato, è troppo tardi. Ad alcuni può sembrare fuori luogo e forse anche offensivo verso le vittime umane e patrimoniali aggiungere un elenco di danni che scende dai mammiferi fino agli insetti. Eppure anche questo va calcolato. A mano a mano che trascorreranno mesi e anni, spaventi e dolori si affievoliranno e nuovo verde verrà piantato e crescerà sul tappeto di ceneri lasciato dalle fiamme, il danno al tessuto biologico del microcosmo boschivo apparirà in tutta la sua drammaticità.
Perché il bosco in qualche anno può ricrescere, ma l’immenso e variatissimo patrimonio vivente che coabitava e contribuiva alla vita vegetale, tornerà a ricomporsi. Se mai ci riuscirà. Vermi, cavallette, farfalle, formiche, ragni, talpe e quant’altri abitanti dei boschi: quando e da dove torneranno?
Tempo addietro ho sorvolato centinaia di miglia di foresta tropicale che negli anni Sessanta avevo visto bruciare in Brasile. Sotto le ali del minuscolo monomotore non ho però sofferto per uno spettacolo di morte, un superstite tappeto arido nerastro sconvolto. In ricordo delle fiamme distruttrici? No, tutta quella vasta area era stata riforestata col contributo internazionale ed era tornata una sconfinata zona verde. Insomma, il disastro c’era stato ma alla lunga si era potuto riparare, ha commentato la guida che mi accompagnava. Salvo poi aggiungere che sotto quel mare vegetale non c’era però quasi nulla. Quella che stavamo osservando non era più una foresta viva, ma solo una dispensa, da dove tagliare presto altri alberi, per poi ripiantarli e poi tagliarli di nuovo. Ma le mille, centomila, milioni di forme di vita della foresta, temo che non torneranno mai più.
È questo, in proporzioni ovviamente minori, il pericolo per le nostre aree devastate dal fuoco. Un dramma molto meno doloroso e non certo evidente come quello che stiamo vivendo in questi giorni. Ma certamente, sulla distanza, dobbiamo considerarlo non meno drammatico e preoccupante.
Folco Quilici