Il tesoretto della vergogna

Il governo ha orgogliosamente comunicato che ha già realizzato una trentina delle oltre 350 misure contenute nella Finanziaria. Non c'è vergogna per aver approvato una legge di bilancio surreale, depressiva e piena di opacità. Ricorderò qui i motivi per cui dovrebbe, invece, vergognarsi sperando che servano ad evitare analoga catastrofe per la Finanziaria 2008.
Proprio nell'anno, il 2006, in cui le entrate sono aumentate di circa 38 miliardi più del previsto, un'enormità equivalente a quasi 2,5 punti di Pil, il governo ha aumentato di quasi il 2% la pressione fiscale complessiva. È un evento da storia dell'economia. Ma non è finita. Proprio nel momento in cui la Banca centrale europea annunciava un sensibile aumento del costo del denaro, e quindi dei mutui a tasso variabile, in un Paese dove questi sono tantissimi, il governo non ha calcolato l'effetto di riduzione della capacità di spesa delle famiglie dovuto all'effetto combinato dei due drenaggi contemporanei. Non solo, ha anche aumentato le tariffe e parecchie tasse indirette. Esito: la gran massa del ceto medio ed operaio a stipendio fisso ha meno soldi da spendere. E ciò porta al fenomeno paradossale che stiamo osservando ad inizio 2007: recessione/stagnazione dei consumi pur in presenza di una crescita relativamente buona del Pil.
Governo e sindacati ora cercano di metterci una toppa dando soldi in più agli statali il cui potere d'acquisto è, in effetti, sceso a livelli paurosi. Ma l'adeguamento contrattuale risolverà poco oltre a pesare sulla spesa pubblica. Il modo sano per la ricapitalizzazione di massa e per rivitalizzare la crescita interna via aumento dei consumi è quello, semplicemente, di ridurre le tasse per liberare capitale. Ed è urgente farlo, appunto, per correggere l'effetto depressivo della Finanziaria. Non a caso la Banca centrale italiana ha fatto un appello nella stessa direzione. Bisogna aggiungere che la capacità di spesa media degli italiani era già sotto stress da tempo per i salari generalmente troppo compressi e per il tragico errore di aver accettato, nel 1997, un cambio lira/euro che scontava la crisi svalutativa del passato (1992-95) e non il miglioramento prevedibile nel futuro. Così, tradotti in euro, i salari degli italiani sono risultati inadeguati al costo della vita che, per giunta, intanto aumentava. In sintesi, in un'Italia con il problema strutturale di poca capacità di spesa delle famiglie a salario fisso, il governo, invece di ridurre le tasse in un periodo in cui il buon gettito lo permetterebbe, le alza (2007) e minaccia di non farle scendere nel 2008.
Infatti un governo serio avrebbe subito annunciato il ritorno del «tesoretto» (gettito in più) agli italiani, meno una quota per portare al minimo il deficit pubblico. Ma stando alle cronache è probabile che questo finanzierà il consenso dell'estrema sinistra. E qui salta anche l'equità promessa da Prodi: il tolto alla gente non viene ridistribuito almeno ai più poveri perché dissipato nella burocrazia controllata dai partiti. Il governo dovrebbe vergognarsi e non vantarsi, ma il più della stampa non lo critica, gli economisti di sinistra tacciono. Vergogna anche a loro.
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