Test molecolare per la diagnosi del tumore alla prostata

Specialisti della comunità urologica internazionale (oltre 10mila) hanno partecipato a Stoccolma al 24° Congresso annuale dell'associazione europea di urologia (Eau). Un appuntamento, forse fra i più importanti del settore, di confronto sui più recenti risultati della ricerca scientifica. Al centro delle numerose relazioni, il carcinoma della prostata: nel mondo colpisce oltre 500mila persone. Circa 21mila le nuove diagnosi ogni anno in Italia e quasi 6.500 i decessi. Stime recenti indicano che entro il 2015 sarà la neoplasia più frequente nella popolazione maschile. Novità arrivano in merito alla diagnosi. Un nuovo test molecolare, che utilizza il Pca3 (un gene specifico per la prostata, sovraespresso in caso di tumore) come predittore della presenza di una neoplasia prostatica, in aggiunta ai dati clinici già esistenti, aiuta a stabilire con più accuratezza la presenza di un tumore. «È un esame semplice come prelievo e non invasivo, viene fatto sulle urine del paziente. A eseguirlo è l'urologo dopo l'esplorazione rettale della prostata - spiega Giorgio Carmignani, professore di urologia all'università di Genova e presidente della Fondazione Leading urological no profit foundation of advanced research (Luna). Ha una specificità non assoluta, dell'82-85 per cento, ma molto più elevata di quella del Psa (antigene prostata-specifico) che invece è del 62-63 per cento. Un esame quest'ultimo sicuramente utilissimo ma con dei limiti. Un Psa alterato non vuol sicuramente dire che vi sia un tumore della prostata. Altre malattie, come l'ipertrofia prostatica benigna possono avere un Psa alto».
Il nuovo test molecolare Pca3, disponibile in Europa e in alcuni laboratori italiani senza rimborso, il costo si aggira sui 400 euro, potrebbe contribuire ad evitare ripetute e fastidiose biopsie in pazienti che presentano risultati contradditori. L'indicazione è quando si ha un valore di Psa molto elevato e due o tre biopsie negative alle spalle o per persone giovani con Psa poco alterati e per le quali vi è l'incertezza nel procedere con una biopsia. Secondo stime oggi su 100mila interventi bioptici all'anno, solo il 20 per cento risulta positivo per tumore. Dall'Eau dati interessanti emergono sul benessere sessuale maschile. I risultati di due studi clinici dimostrano l'efficacia di vardenafil (Bayer-Schering) nel consentire un'erezione prolungata nel tempo (da 2 a 3 volte superiore rispetto al placebo) per coloro che soffrono di disfunzione erettile, anche in presenza di patologie associate. Commenta Andrea Salonia del dipartimento di urologia dell'ospedale San Raffaele di Milano: «Il tempo di erezione può essere considerato un parametro di efficacia innovativo e significativo».