Testa: ok, ma non si cambi a fine legislatura

da Roma

Rientrare nel nucleare in una legislatura? «È assolutamente possibile rimettere in moto la macchina in cinque-sei anni», assicura Chicco Testa. E anche «necessario», per «invertire una dipendenza dai combustibili fossili che ha costi ambientali enormi».
Chicco Testa, oggi presidente di Roma Metropolitane, è uomo di sinistra e ambientalista, ex leader di Legambiente e deputato Pds, poi presidente di Enel e Acea. Ed è stato tra i primi a rompere il tabù antinucleare col suo libro «Tornare al nucleare?».
Condivide la svolta annunciata dal ministro Scajola?
«Me la aspettavo. E va in una direzione giusta, anche per ragioni ambientali: se vogliamo davvero ridurre il famoso effetto serra, non è possibile rinunciare all’atomo. Se potessi dare un consiglio a Scajola, però, eviterei di farne una bandiera ideologica: bisogna inserire la questione in un contesto più ampio di politica energetica: risparmio, efficienza, fonti rinnovabili. E spiegare agli italiani che già ora è come se avessimo diverse centrali nucleari che lavorano per noi a tempo pieno».
In che senso?
«Compriamo energia nucleare dalla Francia e dalla Svizzera per l’equivalente di 7-8 centrali. E se ci rinunciassimo dovremmo sostituirla con gas e petrolio, con un’impennata dei costi e della produzione di Co2 intollerabile».
I contrari però obiettano che i costi per recuperare il nostro gap tecnologico e rientrare in gioco sarebbero proibitivi.
«Ma se già oggi Enel partecipa con la francese Edf al progetto del primo impianto nucleare di nuova generazione Epr, e possiede centrali in Spagna e Slovacchia! Nel quadro della cooperazione internazionale, il gap si recupera facilmente. Certo occorre formare nuove generazioni di fisici e ingegneri nucleari, già oggi Enel sta assumendo tutti quelli che trova sul mercato».
E i costi?
«Col petrolio a 130 dollari il barile, e la necessità di rispettare (cosa che non facciamo) gli accordi sulle emissioni di Co2, caricandoli sulle bollette di gas e carbone, parlare di costi è surreale. Lasciamo piuttosto decidere alle imprese se il rientro nel nucleare conviene o no. E sono convinto che direbbero che conviene. A frenarle semmai potrebbe essere altro».
Cosa?
«Le solite incertezze del quadro regolatorio e politico italiano, il timore che al primo cambio di maggioranza si ributta tutto nel secchio. Per questo è importante che Scajola costruisca un accordo condiviso: non si può essere filonucleari per una legislatura. E dal Pd vedo un approccio più pragmatico».
Gli ambientalisti dicono che vogliamo costruire centrali proprio mentre gli altri Paesi hanno smesso.
«La spinta al nucleare è stata bloccata dal calo del prezzo del petrolio: nel ’98, quando ero all’Enel, il barile stava a 10 dollari. E tutti ci siamo rimessi a bere petrolio come vacche assetate. La battaglia antinucleare degli anni ’80 si è fondata su una falsa prospettiva: quella che le energie rinnovabili potessero diventare davvero sostitutive. Oggi è chiaro che eolico e solare, anche al massimo utilizzo, non possono far scendere sotto il 50% il consumo di fossili. Agli ambientalisti chiedo: voi l’effetto serra come pensate di ridurlo, senza il nucleare?».