Tg1, ora la Busi fa l’anti-Minzolini per lanciarsi come nuova Gruber

Contestata all’Aquila, la reporter prende le distanze dal direttore
accusato di essere filo-berlusconiano. I sindacati la difendono, i
colleghi la sconfessano

Il lungo allenamento a rimanere seduti per ore, composti e immobili, davanti a una telecamera, fa indubbiamente bene alla schiena. Ti abitua a tenerla dritta, qualsiasi sia la poltrona sulla quale sei seduto.
Privilegio e vanto dei mezzibusti televisivi, la schiena dritta testimonia una ferma coerenza con la verità dei fatti e l’indipendenza di giudizio, i principi più nobili del giornalismo e dell’etica professionale. Dei quali, con l’eleganza e il tempismo che le sono propri, si è fatta inflessibile paladina, ieri l’altro - e improvvisamente - la conduttrice del Tg1 Maria Luisa Busi. Inviata all’Aquila per un servizio del settimanale di approfondimento Tv7, la giornalista è stata duramente contestata da un gruppo di abruzzesi che al grido di «Scodinzolini, scodinzolini!» ha manifestato indignazione per l’immagine falsata del dopo-terremoto propinata - così accusano - dal Tg1 nel corso degli ultimi mesi. Abituata a reagire con freddezza e professionalità agli imprevisti della diretta, la conduttrice si è immediatamente smarcata dalla linea editoriale del suo Tg. Scodinzolando davanti agli abruzzesi indignati, Maria Luisa Busi ha risposto: «Vi capisco, ma io sono qui per fare il mio lavoro onestamente e non posso rispondere dell’informazione a livello generale che il Tg1 ha fatto sul terremoto». «Posso solo dire - ha poi dichiarato a mente ancora più fredda - che quello che ho visto all’Aquila con i miei occhi è molto più grave di come talvolta è stato rappresentato». In gergo giornalistico si chiama «diritto di critica». Moralmente si dice essere dei «paraculi».
Facendo gentilmente presente che lei risponde solo di se stessa, e non del Tg1 del quale è dipendente, Maria Luisa Busi in un colpo solo si è dissociata dal suo telegiornale, dal suo direttore, dai suoi colleghi-inviati che hanno raccontato la ricostruzione dell’Aquila prima di lei. In qualsiasi altra testata giornalistica è sufficiente un terzo di tale esemplare dissociazione per essere cortesemente «dissociati» dal posto di lavoro, per giusta causa e con effetto immediato. Alla collega Maria Luisa Busi, invece, è arrivato il sostegno scodinzolante del comitato di redazione del Tg1, dell’Usigrai, dell’Associazione stampa romana, dell’intera sinistra politica e giornalistica. Solo in tarda serata di ieri, dopo cinque ore di assemblea di redazione, le è arrivato lo scontato «buffetto»: i colleghi hanno «sfiduciato» la giornalista e il cdr, dando piena solidarietà a Minzolini. Tecnicamente, non cambia nulla. La Busi, dall’alto di una posizione di contestazione ad alta rendita, rimane dov’è.
Con un coraggioso gesto di conformismo professionale Maria Luisa Busi - «girando» per competenza tutte le contestazioni al proprio direttore Minzolini - ha prima preso atto della nuova aria che tira e poi le distanze da un telegiornale diventato, evidentemente per lei, imbarazzante nel suo filo-berlusconismo. Ma che, incidentalmente, secondo gli ultimi dati di ascolto registra cifre record: domenica, mentre la Busi e la sua troupe venivano contestati da qualche decina di persone, il Tg1 delle 13.30 veniva visto da quasi sette milioni di telespettatori, con il 35,4% di share, mentre quello delle 20 ha sfiorato il 30%. Performance non isolate ma in linea con la media dell’ammiraglia Rai negli ultimi mesi. Ma la maggioranza, si sa, se è berlusconiana non coincide con la democrazia.
E così, la bella - e per par condicio naturalmente anche brava - Maria Luisa Busi, detta «la fatina», da mezzobusto più sexy della televisione si scopre all’occorrenza e al momento opportuno anche pasionaria dell’etere. Dalla scrivania alle barricate.
Un percorso scodinzolante che per riconosciuta flessibilità e capacità di adattamento ricorda - oltre alla comune doppia passata di Eglantine 03 di Viseart e velo di lucidalabbra trasparente - il videopercorso della collega e competitor Lilli Gruber, detta «la pantera». La quale, a suo tempo primadonna dell’edizione delle 20 del Tg1, guidò la rivolta che nel ’93-94 si concluse con l’epurazione del suo direttore Bruno Vespa, in uno scontro epico che finì anche sulle prestigiose pagine di Time. «Pensava che uno dovesse inginocchiarsi di fronte agli esponenti della Dc che intervistava», disse la Gruber di Vespa. «È un’opportunista che ha approfittato dell’attuale situazione politica per dipingersi come una Giovanna d’Arco», disse Vespa della Gruber. Lui finì nelle retrovie della Rai per un bel po’. Lei, da lì a poco, eurodeputato dell’Ulivo.
L’altroieri Maria Luisa Busi ha detto di capire chi accusa Minzolini di inginocchiarsi davanti a Berlusconi. E qualcuno le ha già risposto dandole dell’opportunista. Se tanto ci dà tanto, e la storia è davvero una coazione a ripetere, Maria Luisa Busi tra non molto finirà per sedersi su una qualche poltrona ben più importante di quella di anchorman del Tg1. Sulla quale si siederà, ne siamo sicuri, con invidiabile postura.
E schiena dritta.