Titoli di Stato, azioni, fondi ed Eft? Così si risparmia

La banca rappresenta spesso, oltre che il luogo dove depositare i risparmi, anche quello attraverso cui pianificare i propri investimenti. Dall’acquisto dei Bot o di obbligazioni alla compravendita dei titoli azionari, dalla sottoscrizione dei fondi di investimento agli Etf (i fondi passivi scambiabili in Borsa come le azioni) a quella dei comparti di Sicav. Un universo di operazioni ognuna delle quali ha un costo e, in parallelo, un possibile risparmio. Cominciamo con i titoli di Stato. Se un Bot acquistato in asta può comportare un costo massimo dallo 0,10% (per il titolo trimestrale) allo 0,30% (per quello annuale) diverso è il discorso per la compravendita di un Bot, un Cct o un Btp sul mercato secondario (il circuito dove vengono comprati e venduti i titoli del Tesoro dopo le aste). In questo caso, infatti, il costo può essere negoziato con la propria banca: un buon prezzo non deve superare mai lo 0,20% sul valore complessivo dell’operazione. La soglia suggerita è la stessa anche per la compravendita di obbligazioni, azioni ed Etf. In questo caso, però, qualora si abbia a che fare con titoli denominati in valuta estera (per esempio obbligazioni in sterline inglesi o azioni in dollari Usa) si deve prestare più attenzione; spesso, infatti, le banche applicano costi superiori giustificando il sovrapprezzo con la componente valutaria. Per evitare sorprese meglio quindi specificare in anticipo il prezzo massimo tutto compreso a cui si è pronti a sottoscrivere il titolo, indicandone esattamente l’Isin (cioè la sigla che lo rappresenta in maniera univoca sul mercato). Attenzione poi ai costi che la banca applica per l’accredito dei dividendi: può arrivare a 5 euro per operazione. Quanto ai fondi comuni, invece, malgrado alcune banche lo richiedano è possibile evitare l’apertura del deposito titoli. A questo scopo è sufficiente indicare nel modulo di sottoscrizione la volontà di far confluire le quote sottoscritte nel certificato cumulativo in deposito presso la Banca depositaria (ogni fondo ne ha uno): ciò eviterà di pagare dai 30 ai 50 euro al semestre inutilmente. Attenzione infine ai costi di entrata del fondo (le cosiddette commissioni di ingresso) che potrebbero arrivare al 5% di quanto investito; sappiate che, prospetto informativo alla mano, potete negoziarli con la banca fino ad azzerarli prima della firma del contratto: per esempio investendo 10mila euro in un fondo che prevede una commissione di entrata del 4% potreste risparmiare fino a 400 euro di commissioni.