Tolgono la figlia ai genitori: troppo vecchi Per il tribunale di Torino: "Coppia inadeguata"

Lui 70 anni, lei 57, erano ricorsi alla fecondazione artificiale.
Sentenza choc. Sotto accusa dopo aver dimenticato la bimba in auto. E il tribunale dei minori prende in considerazione altri aspetti della personalità dei coniugi, come il distacco nei confronti della piccola e l’incapacità di instaurare empatia con lei

Torino - «Il collegio ritiene che Viola sia il frutto di una applicazione distorta delle enormi possibilità offerte dal progresso in materia genetica, comunque poca attenta alla condizione del nascituro: la disfunzionalità risiede nella prioritaria considerazione di un solo punto di vista, quello dell’adulto-aspirante genitore, e si fonda sulla supposta esistenza di un diritto soggettivo a perseguire la genitorialità biologica, diritto che giustifica qualsiasi forzatura».

Questo giudizio così duro, da parte del collegio giudicante del tribunale dei minori di Torino, ha messo per ora fine alla possibilità per due genitori di poter crescere la loro figlia.
Non si tratta di due genitori qualunque. La sentenza, infatti, riguarda la possibilità dei coniugi di Mirabello Monferrato, (Alessandria), 57 anni lei e 70 anni lui, di crescere la loro piccola Viola, nata all’ospedale Sant’Anna di Torino il 26 maggio del 2010.

Un anno fa la storia di questi due genitori-nonni fece scalpore. La coppia era riuscita a soddisfare il proprio desiderio di essere genitori attraverso un processo di fecondazione assistita, del quale loro stessi si rifiutano di raccontare le modalità anche di fronte all’insistenza del giudice. Sta di fatto che nel 2010 Viola è nata, bella e sana, e la gioia dei genitori finì sulle pagine dei giornali con annesse e connesse le polemiche intorno al fatto se fosse giusto o meno che due persone in così avanzata età diventassero papà e mamma invece che nonno e nonna.

Un mese dopo, la quiete familiare venne interrotta dalla denuncia di due vicini di casa che raccontarono come la coppia avesse abbandonato in auto, di fronte alla porta di casa, la piccola.
Dalla ricostruzione del tribunale emerge che la bimba sarebbe rimasta in auto, non vigilata in modo costante, per circa 40/45. L’intervento dei servizi fu inevitabile e la bimba venne sottratta ai genitori e mandata da una famiglia affidataria. A un anno esatto, il tribunale dei minori ha deciso di dichiarare Viola adottabile e allontanarla definitivamente dalla famiglia d’origine.
Una sentenza dura che prende in esame, nelle motivazione, oltre alla personalità dei genitori e alla loro capacità di esserlo, la differenza di età che intercorre tra la piccola e mamma e papà. I giudici, infatti, spiegano di trovarsi davanti a un caso in cui il desiderio di genitorialità della coppia è prevalso sul futuro del nascituro. Volere un figlio, in questo casa, rappresenta per i giudici «una scelta che, se spinta oltre certi limiti (limiti di età, ma anche limiti attinenti le condizioni psicofisiche), si fonda sulla volontà di onnipotenza, sul desiderio di soddisfare a tutti i costi i propri bisogni, che necessariamente implicano l’accantonamento delle leggi di natura e una certa indifferenza alla prospettiva del bambino».

Insistono ancora i magistrati nel dire che i coniugi non si sono mai seriamente posti domande in merito al fatto che Viola resterà orfana in tenera età e, prima ancora, sarà costretta a curare i genitori anziani, che potrebbero presentare patologie più o meno invalidanti, proprio nel momento in cui lei, giovane adulta, avrà bisogno del sostegno dei suoi genitori.
Allo stesso tempo, gli psicologi che hanno stilato le perizie sui genitori hanno evidenziato «come il dato della differenza di età con la piccola, per i genitori non assuma alcuna rilevanza essendo secondario rispetto all’appagamento del bisogno narcisistico di avere un figlio».

La sentenza, poi, prende in considerazione altri aspetti della personalità dei coniugi, come il distacco nei confronti della piccola e l’incapacità di instaurare con la bambina dell’empatia. E alla fine i giudici hanno decretato l’adottabilità della piccola. Il Collegio spiega infatti che sussiste l’abbandono «nell’accezione che configura non già carenze di tipo materiale, bensì mancanza delle caratteristiche di base minime indispensabili per assicurare alla bambina una crescita psicofisica adeguata, giudizio peraltro ancorato a dati incontrovertibili e tendenzialmente immodificabili, attesa la già evidenziata carente consapevolezza dei propri limiti». A cominciare dai limiti d'età.