Torna alla luce l’archivio segreto di Ronchi

«Via Consolare», «Spettacolo», «Pattuglia»: sono le tre riviste che i Guf, Gruppi universitari fascisti, pubblicarono a Forlì dal 1939 al 1943, quando l’esperienza terminò per decisione di Mussolini, che non vedeva di buon occhio le speculazioni artistiche di chi vi scriveva, mentre una guerra era incorso. La storia delle tre riviste viene ripercorsa nella mostra alla Casa delle Letterature, «Una generazione in fermento. Arte e vita a fine Ventennio», ed è soprattutto la storia di una generazione - come indica il titolo - ricostruita attraverso l’esperienza culturale delle tre riviste che coinvolse giovani di tutta Italia che miravano a un rinnovamento etico e culturale da realizzare attraverso l’uso delle arti, in particolare di cinema e teatro.
Tanto per fare qualche nome, tra i collaboratori delle riviste c’erano Paolo Grassi, Giorgio Strehler, Giovanni Testori, Carlo Lizzani e Giorgio Napolitano. I loro volti appaiono nelle fotografie e le loro firme concludono le lettere esposte, selezionate tra gli innumerevoli documenti dell’archivio Walter Ronchi, recentemente rinvenuto e donato alla Biblioteca «Aurelio Saffi» di Forlì dal figlio di colui che fu l’animatore delle riviste dirette da Armando Ravaglioli. La storia del fondo è affascinante almeno quanto quella delle vicenda artistica del suo proprietario. Soppresse le riviste, Ronchi decise di occultare al mondo intero (e perfino ai propri familiari) il suo archivio. «I ricordi ci uccidono - scriveva - se non siamo riusciti a ucciderli in noi». Dopo la sua morte, avvenuta il primo gennaio del 2002, il figlio si mise alla ricerca dell’archivio, rinvenuto in un baule chiuso a chiave che conteneva le raccolte complete delle testate livornesi, tre fondi fotografici (di cinema, di guerra, di scena), tutta la posta ricevuta tra il 1941 e il 1942 per un totale di 3.000 lettere, articoli e copioni inediti (tra cui una commedia dell’ancora non ventenne Italo Calvino, La commedia della gente, per anni inutilmente ricercata). Parte di questo tesoro è ora esposto alla Casa delle Letterature (la mostra resta aperta fino al 10 febbraio). E anche la mostra ha la sua storia: il progetto iniziale prevedeva che si inaugurasse ad aprile a Pescara, per poi spostarsi a L’Aquila e poi a Roma, grazie all’adesione dell’assessorato alle Politiche culturali. Il tragico terremoto del 6 aprile ha costretto gli organizzatori a invertire le tappe, iniziando l’itinerario proprio da Roma, seguiranno poi le tappe di Forlì, Pescara e, infine, L’Aquila, alla quale è dedicato il film proiettato in mostra, una video-intervista ai protagonisti di quell’esperienza: Giovanni Tassani, , Antonio Ghirelli e Armando Ravaglioli.