Torna Twiggy (a 62 anni) E canta il rock. Quello vero

Fu la più famosa delle top model nella «Swingin’ London» di Beatles e Rolling Stones Definita «malata» per la magrezza, ora pubblica un cd. Con brani di Neil Young e Kinks

Ma lasciate perdere Kate Moss o Gisele Bundchen o tutte le altre top model. Sono ancora lì, loro famosissime, a prender lezioni da Twiggy, una sessantaduenne della periferia di Londra che di nome fa Lesley Hornby, è mamma di Carly ma soprattutto di tutte le supermodelle che dalla metà degli anni Sessanta la inseriscono immancabilmente tra i punti di riferimento. La maggior parte di loro, volendo, si ascolterà con un po’ di invidia anche il cd che uscirà a giorni: Romantically yours. Il ritorno di Twiggy al suo terzo mestiere dopo la modella e l’attrice. Il ritorno di un’epoca, quella Swingin’ London, la Londra swing, che nella seconda metà dei Sixties (l’inglese è d’obbligo, scusate) obbligò una spaventosa accelerazione a tutto il resto del mondo con dosi di Beatles e Rolling Stones e adeguati rivolgimenti di costume. Per dire, Twiggy, che letteralmente significa «stecchino», è stata la prima modella minuta e filiforme, poco seno e gambette e capelli corti, così androgina da mettere sottosopra gli ormoni dei critici così scatenati da scrivere che era un «modello sessuale malato» per gli indifesi maschi di Sua Maestà. Aveva due occhioni così, in quegli anni. E li sgranava a più non posso finché un giorno disse: «Riuscivo ad applicarmi fino a tre ciglia finte, una attaccata all’altra». Ci fosse stata già l’alta definizione, se lo sarebbe scordato: trucchetto troppo facile da sgamare. Però diventò un simbolo, e in Carnaby Street le ragazzine passeggiavano esibendo il look alla Twiggy tutto compreso fino, alla faccia dei maschi indifesi, a minigonne coraggiosissime. Quando arrivò negli States, scese dall’aereo alla maniera dei Beatles, ossia con centinaia di fotografi davanti, e lasciò a bocca aperta una generazione di modelle americane cresciute a hamburger con ketchup e per nulla vogliose di smettere. Le convinse. E poi piantò tutto dopo appena quattro anni srotolando una frase che molte sue eredi dovrebbero imparare a memoria: «Non puoi fare l’appendiabiti per tutta la tua intera vita». Difatti si è concentrata su altro, ha recitato al cinema e a teatro, vincendo due Golden Globe e concedendosi pure un’apparizione nel film culto Blues Brothers. E, soprattutto, non si è mai presa sul serio come invece ora va di moda fare: pensate che è pure apparsa in una puntata del Muppet Show cantando un pezzo dei Beatles, roba da linciaggio garantito, non fosse che giusto l’anno prima aveva cantato con il mito rock Roger Glover dei Deep Purple alla Royal Albert Hall.

Perciò ora dice (al Telegraph): «Non vorrei che la gente pensasse che pubblico un disco solo per tornare alla ribalta, perché ne ho già incisi altri». Tanto gli inglesi la adorano al punto che, quando la catena Mark & Spencer in clamorosa difficoltà ha licenziato tutte le sue testimonial un po’ agee, lei è stata l’unica a salvarsi. Intoccabile. Dopotutto in quattro e quattr’otto, forse senza neppure accorgersene, Twiggy cambiò (un po’) la moda e (moltissimo) il costume degli anni Sessanta. Non ha mai smesso di farlo e forse anche il disco che è pronta a pubblicare, il primo di inediti dopo dodici anni, ne lancerà un’altra. In Romantically yours, che la Emi lo manderà in giro la prossima settimana, non c’è nulla di cui vergognarsi, sapete tutte quelle cose brutte che si dicono sui dischi di cantanti per caso: Twiggy ha una bella voce, acuta ma intonata. E snocciola pure un bel repertorio, visto che interpreta standard come Blue moon o My funny Valentine ma pure pezzoni rock come Only love can break your heart di Neil Young e Waterloo sunset dei troppo dimenticati The Kinks. In fondo lei è la ragazza che il Daily Express nominò «Volto dell’anno 1966» e le cui fotografie erano appese grosse così nelle sale prove di tutti i rockettari e che oggi le Kate Moss se lo sognano uno stile così, quello vero, sempre fermo un attimo prima della volgarità.