Torre di Pisa fallica su mutande. Sindaco e Curia d'accordo: «Una sconcezza»

Il vicario episcopale è indignato: «Quei souvenir sono una vergogna». E il primo cittadino è d'accordo: «Pronti a vietare la vendita di oggetti che mancano di rispetto ai luoghi»

«Basta, è una sconcezza». Il sindaco di Pisa Marco Filippeschi ha aspettato che fosse la Curia a dire di no per prima, poi ha aggiunto la sua voce a quella della chiesa: la Torre di Pisa riprodotta su un paio di mutande come simbolo fallico è «una sconcezza che deve finire». E ora gli ambulanti che vendono i pezzi, di gusto in effetti molto discutibile, rischieranno qualche multa o altre poco simpatiche conseguenze, dal momento che il Comune intende far valere i regolamenti comunali vigenti sul commercio.
Accanto al primo cittadino, che in passato è stato anche segretario regionale dei Democratici di sinistra, e accanto all'autorevole parere della Curia guidata da monsignor Giovanni Paolo Benotto (anche lui pisano di nascita) si sono schierati anche gli «Amici dei Musei» che hanno denunciato la vendita di «souvenir brutti e volgari» nelle bancarelle di piazza Dei Miracoli, dove la mitica torre di Bonanno Pisano, un marchio anche turistico noto in tutto il mondo, ma pur sempre un campanile, è stampata come simbolo fallico su alcune mutande in vendita a sette euro.
La Chiesa pisana è letteralmente indignata: «Quei souvenir - ha detto in un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano il Tirreno il vicario diocesano, monsignor Enzo Lucchesini - sono una vergogna, non solo per i fedeli ma per tutta la città. È un'assoluta mancanza di rispetto, queste forme di pubblicità sono un segno di decadenza dei nostri tempi».
La Diocesi chiederà all'Opera primaziale, l'ente proprietario della ineguagliabile piazza in cui i venditori di souvenir mettono in mostra anche le mutande sotto accusa, di prendere provvedimenti, ma intanto il sindaco Filippeschi annuncia già che è pronto a fare la sua parte, anche con la Polizia municipale, e annuncia che intende vietare «come già fatto anche in passato, la vendita di oggetti che mancano di rispetto ai luoghi» perché «ci sono regolamenti comunali che stabiliscono in modo chiaro quali merci possono essere vendute e quali no: coloro che non li rispetteranno saranno sanzionati».