Torretta, recita antiamericana

Carlotta De Ciutiis

da Firenze

Da sequestrata eccellente a eroina no-global. E adesso anche attrice: Simona Torretta, la volontaria rapita a Bagdad il 7 settembre del 2004 da un gruppo di terroristi iracheni, e che per tre settimane tenne col fiato sospeso gli italiani, l’11 gennaio prossimo sarà al teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino, in provincia di Firenze. La Torretta in versione attrice vestirà i panni di un giudice inglese, Lord Steyn, che nel 2003 fu protagonista di un’invettiva contro gli Usa. La volontaria che ama i riflettori fa quadrato coi movimenti anti-Bush. Liberata il 29 settembre del 2004, dopo ventuno giorni di prigionia, la Torretta non ha mai ringraziato il governo italiano. In compenso - dopo la nomina di Time Europe a eroina europea 2005 - torna a dominare la scena e, ovviamente, lo fa per prendere le difese dei detenuti islamici rinchiusi nel carcere di Guantanamo a Cuba.
A partire dall’11 gennaio ad affiancare la Torretta, nella prima nazionale dello spettacolo dal titolo «Guantanamo. L’onore obbliga a difendere la libertà», ci sarà anche Heidi Giuliani, madre di Carlo Giuliani, il 23enne ucciso durante gli scontri del G8 di Genova nel 2001. Tra gli attori riuniti sul palcoscenico della Limonaia anche il prete no-global Vitaliano Della Scala.
A completare il quadro una tavola rotonda a cui parteciperanno anche Gino Strada per Emergency e Cecilia Nava per Amnesty International. Il programma prevede anche una mostra fotografica dedicata a Enzo Baldoni, il free-lance ucciso in Irak dai suoi sequestratori.
Simona Torretta fu rapita a Bagdad insieme a Simona Pari, l’altra volontaria dell’Organizzazione non governativa «Un ponte per...», e soltanto grazie agli sforzi profusi dalla Farnesina e dalla Croce rossa italiana le due ragazze riuscirono a tornare a casa vive. «Non mi sento un’eroina», disse la Torretta reduce dalla prigionia in Irak, «semplicemente non vogliamo erigere barriere tra noi e gli iracheni». E ora la volontaria torna in scena per denunciare la condizione dei reclusi islamici. Evidentemente non ce la fa a stare lontana dai riflettori. Ed è nella Firenze antiamericana, che non premia la giornalista e scrittrice Oriana Fallaci col Fiorino d’Oro, che va in scena la protesta della Torretta contro Guantanamo.
Nella città del sindaco sindaco Leonardo Domenici, che a dicembre ha ritirato in Palazzo Vecchio la Mezzaluna d’Oro, premio istituito dall’«Islamic anti-defamation league» per «l’azione nella promozione del dialogo e nella tutela delle minoranze etniche e religiose».
Una manifestazione che ha scatenato l’ira degli esponenti della Cdl in Palazzo Vecchio: tra i motivi del premio al sindaco Domenici, infatti, si parlava anche di «difensore» contro le offese alla comunità islamica da parte della Fallaci; a titolo di cronaca lo stesso premio è stato consegnato anche al sindaco di Marano (Napoli), diventato famoso per aver negato l’intitolazione di una strada ai caduti di Nassirya, dedicandola invece ad Arafat.