«La tragedia dell’Italia sono i politici strapagati»

Il momento negativo della nazione visto dal fisico Tullio Regge, ex parlamentare europeo: «Basta con l’avidità e il nepotismo»

Dall'alto dei suoi 77 anni, Tullio Regge guarda l'Italia e sentenzia: «È una tragedia». Il decano dei fisici italiani, accademico dei Lincei e delle Scienze, ricercatore alla Princeton University e al Max Planck Institut, uno dei grandi intellettuali della penisola, si sforza di sperare nella modernizzazione del Paese. «Ma c'è un grosso problema: la politica».
Giudizio grave, detto da un ex parlamentare europeo.
«La politica italiana è allo sfascio. Le ragioni sono diverse e confluenti. Prima di tutto, i nostri politici sono strapagati, il doppio dei loro colleghi europei per la stessa carica. C'è un assalto collettivo di gente che vuole entrare in politica per fare soldi, avere uno stipendio da nababbi e infilare dentro figli e altri membri della famiglia».
Quindi il peccato numero uno è l'avidità, e poi il nepotismo.
«Una cosa sfacciata. Mi sono trovato in una commissione, qui a Torino, che si occupava di beneficenza, ricerca e cose del genere. I membri erano nominati dalle province. Ne ho fatto parte per cinque anni con altri colleghi, non politici ma uomini di cultura. Alla scadenza mi dissero che probabilmente saremmo stati tutti rinnovati. Invece sono arrivati i politici e hanno infilato i loro congiunti, amici, dipendenti, eccetera, buttando fuori tutti gli esperti. A me non interessava molto, ma ho trovato la manovra davvero spudorata da dire».
La politica è l'unica responsabile dello sfascio?
«Bisognerà pur dire che siamo in mano a politici di basso rango. Io al Parlamento europeo sono stato eletto nel Pci (come indipendente perché non ero comunista), il mio capogruppo era Giorgio Napolitano. Ma adesso non guardo più né a destra né a sinistra. Non ho la minima idea di chi voterò se ci saranno elezioni. Non condanno tutti i politici, ma mi preoccupa la densità di quelli che mi toglierei dai piedi».
L'economia ristagna, la ricerca scientifica langue, l'Istat definisce il Paese una poltiglia, la Chiesa parla di una nazione stanca, che non guarda al futuro. È d'accordo?
«Non c'è solo sfiducia, ma anche un disprezzo che paghiamo molto caro. Penso alla ricerca scientifica. Prendiamo la saga dei cosiddetti organismi geneticamente modificati, gli Ogm. Ormai in tutto il mondo mangiano Ogm. Noi non possiamo coltivarli però li importiamo, perché è impossibile fermare l'importazione di derrate alimentari dall'Unione europea».
Come l'energia nucleare: non possiamo produrla ma siamo costretti a comprarla dai Paesi vicini.
«Sono fenomeni analoghi. Argomenti di battaglia demagogica, usati per prendere voti da quanti si presentano come difensori della salute. Sono frottole. Epidemiologi italiani e stranieri che studiano gli effetti dell'alimentazione sulla salute mi hanno escluso danni prodotti dagli Ogm. Sono derrate come le altre, che però non sono aggredibili da insetti o parassiti di vario genere. Con il nucleare è anche peggio. La Francia ha 58 reattori, alcuni a 20 chilometri dai nostri confini: mai un problema, a differenza delle centrali termoelettriche che invece inquinano e contribuiscono all'effetto serra. Certo, bisogna costruirle bene, nella massima sicurezza».
Ma l'incubo di Cernobil aleggia ancora.
«Quello era un impianto costruito con tecnologie primitive oggi abbandonate. L'incidente fu causato da una banda di sbandati lasciati entrare nel reattore da un direttore sconsiderato. Oggi sarebbe assolutamente impossibile».
L'Italia sembra il Paese del no: agli Ogm, al nucleare, agli inceneritori dei rifiuti, alle nuove infrastrutture, all'innovazione... Non le sembra che facciano a gara?
«Perfettamente d'accordo. Lo spettacolo di Napoli è spaventoso e disonorevole per l'Italia, ma lì si intrecciano anche interessi della malavita. Sul resto, invece, siamo pieni di persone bravissime a dire di no, ma se gli si chiede un'alternativa scantonano. È una tragedia italiana. C'è gente che campa su un sentimento archeologico di odio della scienza. La gente fatica a capire le novità tecnologiche, ed è facile intervenire trasformando la poca conoscenza in ostilità. Hanno inventato perfino il “biologico”, mentre non c'è nessuna prova che questi alimenti siano più sani degli Ogm. Certamente costano molto di più».
Un altro dei guai del nostro Paese: la povertà che cresce.
«Ma gli Ogm sono stati creati proprio per ridurre i costi delle derrate, risparmiando sui pesticidi».
Perché è così difficile cambiare in Italia?
«Da noi c'è una diffusa corrente antiscientifica. Io ritengo sia anche un'eredità di correnti filosofiche. Benedetto Croce era visceralmente antiscientifico, come Gentile».
Un'impostazione che si respira nelle nostre scuole, figlie dell'idealismo?
«È un'impostazione che va corretta. Certo, ci vogliono anni».
Da che cosa si potrebbe partire?
«Cominciare a migliorare l'insegnamento delle materie scientifiche. E poi trovare bravi divulgatori che smontino tanti luoghi comuni. Gente che dica pane al pane».
Lei vede segnali di ottimismo per il Paese?
«Purtroppo non mi consta per niente. Non vedo chi possa riuscire, per esempio, a introdurre gli Ogm o il nucleare, senza dei quali continueremo a pagare caro il cibo e l'energia».
È proprio tutto sbagliato, tutto da rifare?
«Ci sono alterazioni profonde nella psicologia popolare e nella cultura italiana molto difficili da modificare».
A proposito di scienziati, che cosa ne pensa della mancata visita del Papa alla Sapienza?
«Forse non era il momento opportuno per invitare il Pontefice all'università, ma non mi sarei opposto. Se non interessa quello che dice, basta non andare ad ascoltarlo».