«Tranquilla, Marta: non punto a Tursi»

Stefano Zara, deputato del centrosinistra eletto nel Collegio 10, si chiama fuori dalla successione al sindaco Pericu per cui s’è autocandidata la Vincenzi

Ferruccio Repetti

«Io candidato sindaco di Genova, per il dopo-Pericu? Ma non scherziamo, neanche per sogno!»: smentisce tutto e tutti, l’onorevole Stefano Zara, eletto alle suppletive di ottobre 2004 nelle file del centrosinistra, ma emigrato immediatamente nel Gruppo misto di Montecitorio. E a chi gli fa notare che aveva usato le stesse frasi - «non sono disponibile, resto a fare il presidente degli industriali, da qua non mi schioda nessuno» - solo ventiquattr’ore prima di accettare la candidatura per il Collegio 10, il papabile per il vertice di Tursi si schermisce: «Quella era un’altra faccenda, mi hanno tirato per i capelli, a volte non si può dire di no...».
Poco importa che, proprio su queste pagine, l’europarlamentare Marta Vincenzi abbia fatto riferimenti - come dire? - non troppo complimentosi all’eventuale discesa in campo di Zara, tirando in ballo faccende di età avanzata: «Basta con i settantenni o sessantacinquenni in questa città», aveva scandito Supermarta, cui viene universalmente riconosciuta un’eta apparente molto inferiore a quella effettiva di sessantenne in splendida forma fisica e intellettuale («fin troppo», insinua più d’uno dei compagni di partito).
Niente da fare: lui, l’interessato, tirato in ballo (anche se non ancora per i capelli), fa sapere a mo’ di Scalfaro: «Se le cose stanno così, io non ci sto». Marta Vincenzi faccia pure quello che vuole, insomma: che accetti la candidatura, o, come sembra, che si autocandidi fin da ora a sindaco da Bruxelles e Strasburgo, con la prospettiva - se Pericu verrà eletto giudice costituzionale - di un anticipo della scadenza del mandato, non sono questioni che interessano l’ex presidente di Assindustria. Il quale, se mai, sentendosi anch’egli particolarmente in forma, con un’età biologica che pare fatta apposta per smentire le fosche considerazioni di Supermarta, è intenzionato a proseguire possibilmente il mandato parlamentare. Lo testimonia, fra l’altro, l’attenzione e la passione con cui cura i rapporti con gli elettori del proprio collegio, a favore dei quali tiene aperto un punto di consultazione settimanale, in via Antica Romana di Quinto. D’altronde, per lui, gli elettori sono sacri, i rapporti con i partiti ufficiali, invece, sono altri. E Zara, con quella faccenda della trasmigrazione nel Gruppo misto della Camera, non ha fatto la mossa più adeguata a conquistarsi le simpatie dei decisori ufficiali delle prossime candidature. C’è anche l’altra faccia delle medaglia: la presa di distanza, in particolare dai Ds, chissà, potrebbe essere conveniente per rastrellare voti trasversali.
Nel frattempo, di elezioni anticipate, suppletive, si continua a parlare a proposito del collegio genovese di Castelletto che verrà lasciato incustodito, fra pochi giorni, dal deputato diessino Carlo Rognoni, appena nominato consigliere di amministrazione della Rai e, quindi, incompatibile con la carica di parlamentare. Ma qui le cose si complicano, in quanto gli eventuali comizi elettorali per sostituire Rognoni dovrebbero essere indetti entro il 29 maggio, termine da cui parte l’anno «bianco» prima della scadenza della legislatura: in questo periodo, infatti, non si possono indire elezioni suppletive.
Se il parlamentare incompatibile - in questo caso Rognoni, ma il discorso vale ovviamente per tutti gli altri - rassegnasse le dimissioni entro il giorno 29, la giunta delle elezioni dovrebbe prenderne atto e passare la pratica ai colleghi della Camera per decidere formalmente le nuove elezioni. Rognoni, invece, interpellato dal Giornale, segue un’altra strada. E dichiara: «Non mi dimetto da deputato finché non si riunisce il consiglio di amministrazione della Rai». Che, guarda caso, si riunisce il 31 maggio. Fuori tempo massimo, a quel punto, per poter «costringere» il neoamministratore a lasciare l’incarico a Palazzo Montecitorio. La giunta per le elezioni - come conferma fra l’altro il capogruppo di Forza Italia, Gregorio Fontana - esaminerà comunque «nei prossimi giorni» il caso dei quattro deputati, tra cui Rognoni, eletti in Rai. Ma la stessa giunta fa anche sapere che «ha pochissimo tempo per esaminare la questione. Le dimissioni del parlamentare devono avvenire entro il 29 per consentire lo svolgimento in tempo utile di tutte le procedure per le eventuali suppletive». Resta il fatto che se Rognoni avesse rassegnato il mandato appena dopo la nomina, ci sarebbe stato il tempo di affidare agli elettori, come si fa in democrazia, la scelta del legittimo successore. Sorge il dubbio che confrontarsi - a Castelletto e altrove, nel Paese - in singolar tenzone elettorale non sia il massimo, attualmente, delle aspirazioni bipartisan.
È vero che l’elettore è sovrano. Ma forse è il regno che gli manca.