Trapianti di fegato, ecco la formula vincente

Tra 5 anni si potrà prevedere la malattia in stadio precoce e intervenire tempestivamente

Luigi Cucchi

Dal tre al sei maggio giungeranno a Milano da tutto il mondo i migliori chirurghi esperti nel trapianto di fegato. Parteciperanno al congresso mondiale della loro società scientifica, la International Liver Transplantation Society. Il congresso sarà presieduto da un milanese, il professor Luigi Rainero Fassati, uno dei primi chirurghi ad effettuare il trapianto di fegato, già alla fine degli anni Settanta. Fassati, dopo aver studiato da giovane medico il fegato dei maiali ed aver partecipato negli Stati Uniti, a Pittsburgh con Starzl, alla fase pionieristica di una chirurgia allora sperimentale, ha diretto per anni, al Policlinico dell’università di Milano, uno dei primi centri chirurgici per il trapianto epatico. Milano è un punto di riferimento europeo per la chirurgia del fegato, grazie all’attività di ricerca e cura svolto in tre differenti poli: il Centro universitario del Policlinico, quello dell’ospedale Maggiore Ca’ Granda di Milano e quello dell’Istituto Nazionale dei Tumori. In quest’ultimo i trapianti di fegato, voluti dal professor Leandro Gennari e dal professor Umberto Veronesi, si sono sviluppati soprattutto nei pazienti con epatocarcinoma. Oggi l’Istituto milanese di via Venezian è il primo in Italia per numero di interventi: quasi 600 all’anno, oltre 800 i ricoveri.
L’attività del Centro trapianto di fegato dell’Int e l’unità operativa di chirurgia 1 (apparato digerente epato-gastro-pancreatico) è diretta dal professor Vincenzo Mazzaferro. Novarese, 47 anni, è entrato all’Istituto dei Tumori nel 1984, per poi specializzarsi negli Stati uniti, a Pittsburgh, dal 1986 al ’91. Tornato a Milano, ha eseguito all’Istituto dei tumori oltre 330 trapianti di fegato a pazienti con epatocarcinoma, cioè colpiti da una degenerazione neoplastica maligna (cirrosi epatica), sovente conseguenza di un’infezione causata dal virus dell’epatite B o dell’epatite C.
Mazzaferro ha condotto approfondite ricerche per stabilire le caratteristiche del tumore, premessa all’ottenimento di un risultato positivo dal trapianto d’organo. Questi suoi studi, avviati all’inizio degli anni Novanta, gli hanno consentito di definire delle Linee-guida, adottate dai Centri di trapianto di fegato in tutto il mondo, oggi chiamate “Criteri Milano”. Seguendo queste indicazioni Mazzaferro, nell’80% dei trapianti di fegato ha ottenuto una sopravvivenza superiore ai 5 anni.
Gli studi epidemiologici più recenti hanno rilevato un incremento dell’incidenza dei tumori del fegato: ogni anno si registrano nel mondo oltre 600.000 casi. In Italia questa neoplasia colpisce annualmente circa 12.000 persone (nel 2002, 8267 casi negli uomini e 3699 nelle donne).
Gli studi condotti all’Istituto Tumori di Milano dell’equipe del professor Mazzaferro hanno permesso di raccogliere la seconda casistica al mondo sugli epatocarcinomi, dopo quella degli interi Stati Uniti. La struttura è costituita da sette chirurghi epatologi che collaborano con venti medici, tra cui gastroenterologi, radiologi interventisti (Bruno Damascelli), anestesisti-rianimatori oltre a due psicologi ed a 3-4 specializzandi. La struttura infermieristica diretta o indiretta raggiunge le 40 unità.
«Molti giovani pazienti - ricorda il professor Mazzaferro - sono stati operati dieci, quindici anni orsono e sono in perfetta salute: una ragazza di 16 anni che nel ’91 ha ricevuto un nuovo fegato, si è sposata e vive nelle Marche, spesso viene a trovarmi. Un’altra mi manda cartoline dal Brasile, dove si è recata da più di dieci anni. Un ragazzo, dopo l’intervento, si è stabilito in un Paese del Centro Africa, dove lavora in una missione. Il trapianto di fegato – aggiunge Mazzaferro – negli anni Settanta e Ottanta veniva effettuato anche su pazienti in condizioni disperate e ciò pregiudicava il risultato dell’intervento, oggi rappresenta una delle possibili opzioni chirurgiche: si può scegliere l’asportazione o la terapia ablativa che porta alla distruzione delle cellule neoplastiche attraverso il calore. La scelta della cura è sempre più il risultato del lavoro di tanti specialisti che confrontano le proprie idee ed esperienze per ottimizzare i risultati terapeutici. Siamo molto impegnati con gli esperti di biologia molecolare nell’identificare i possibili marcatori tumorali che potrebbero consentire di identificare tempestivamente i tumori del fegato nelle loro forme più aggressive consentendo di poter intervenire in fase precoce».
Anche la ricerca chemioterapica sta avanzando. Sempre a Milano, nei laboratori di Nerviano Medical Science, dove alla fine degli anni Sessanta il dottor Bonadonna dell’Istituto dei tumori di Milano ha messo a punto i primi farmaci antitumorali come l’adreamicina, impiegati poi in tutto il mondo, si sono scoperte due nuove molecole antitumorali: nemorubicina e brostallicina. La prima di queste sostanze è già stata sperimentata con ottimi risultati in otto Centri clinici italiani proprio nella lotta all’epatocarcinoma, mentre la seconda, efficace nel trattamento dei sarcomi, è studiata in 24 centri ospedalieri in Europa e in 19 centri italiani. L’organismo europeo che coordina ed autorizza l’attività di ricerca farmacologia ha già riconosciuto come “orphan drug” questi due farmaci potenziali che risultano efficaci e ben tollerati. È un continuo progredire della conoscenza.
«Tra cinque anni – afferma il professor Mazzaferro – sapremo prevedere l’insorgenza di un tumore in condizioni sempre più precoci e potremo intervenire tempestivamente in modo più incisivo. Sarà inoltre possibile nei trapianti di fegato ridurre, con beneficio per il paziente, la necessità di immusoppressori oggi vitali per evitare il rigetto. Abbiamo già ottenuto risultati significativi nel trattamento delle metastasi epatiche da tumore del colon-retto, per le quali è stato messo a punto un modello di vaccinazione dei pazienti e nel trattamento del tumore primitivo del fegato con termoablazione, eseguito ai pazienti in attesa di trapianto».