Il tratto graffiante del rapallino Ardito

Negli anni Ottanta, quando «Il Giornale» era firmato da Indro Montanelli, ogni giorno le sue vignette e le sue caricature illustravano un fatto o un evento anche di natura politica. Sì perchè il tratto a china dell’artista rapallino Pietro Ardito si prestava davvero bene alla battaglia dell’ironia.
E oggi alle 18.30, nel terzo anniversario della sua morte, presso l’hotel Europa di Rapallo, la scrittrice Jolanda Giovenale (che già nel 2004 aveva scritto «Biografia, bibliografia di quel genio della caricatura che risponde al nome di Pietro Ardito») celebrerà la figura di questo figlio del Tigullio che pure era nato nel 1919 a Buenos Aires, in Argentina, figlio di emigrati italiani.
All’evento di oggi saranno presenti il vescovo di Chiavari Monsignor Alberto Tanasini, l’ex presidente della Regione Sandro Biasotti, il consigliere regionale Gianni Macchiavello, il consigliere provinciale Massimo Pernigotti, i sindaci di Rapallo e Santa Margherita Mentore Campodonico e Claudio Marsano e l’assessore alla cultura del Comune di Santa Margherita Giuseppe Pastine.
Durante la manifestazione saranno proiettate alcune foto dell’artista, caricature da lui realizzate, oltre a disegni inediti. Ma non solo: si potrà anche ascoltare l’esclusiva registrazione della voce di Ardito che declamerà «Tuberie» del poeta Farfa di Savona.
La fama di Ardito nasce dal suo modo di lavorare che consisteva prima nel fare uno studio del personaggio, poi eseguire una prima caricatura, alla quale togliere ciò che non è saliente: una sorta di ermetismo del disegno. Arrivato giovanissimo a Rapallo dall’Argetnina, Ardito per la sua abilità ottiene che le sue opere vengano pubblicate su riviste in Italia e all’estero: Girondino, Settimana Incom, Le Ore, Nazione Sera, Mercurio. Suoi lavori sono esposti in musei di Basilea, Berlino, Baiardo, Istanbul, Tolentino e Torino.
A Rapallo, che lo ha accolto e valorizzato, ha dedicato un originale volume umoristico «Rapallini & Rapallesi» raffigurante personalità di rilievo della città ruentina disegnate con semplici tratti di china, tipici del suo stile artistico.