Travaglio mette la foglia di fico alle bugie dell’Idv

Ciò che talvolta mi rende simpatico Marco Travaglio - capitò anche un’altra volta, avevo 41 di febbre - sono quegli episodi in cui dimostra che ci fa e non ci è: quegli episodi cioè che sono rivelatori del copione che ha deciso coerentemente di recitare anche quando la commedia lo imbarazza palesemente. Cioè: immaginatevi le sofferenze di chi fa sempre le pulci alle coerenze altrui - tizio disse questo, ora dice quest'altro - e al tempo stesso ha deciso di schierarsi anima e core con Antonio Di Pietro: potete immaginare le giornate che passa? Potete prefigurarvi le auto-censure, l’auto-regime, la rimozione di chi ogni volta deve riuscire a sostenere un moralistoide che dice ogni cosa e il suo contrario nell’arco di pochi giorni? Difendere l’indifendibile non è da tutti, qualche volta oltretutto è impossibile: e il più delle volte, quando l’incoerenza e la buffonaggine le vedrebbe anche Ray Charles, Travaglio si limita a tacere e a parlar d’altro; ma quando il troppo è troppo eccolo sbottare anche lui e ridivenire umano, quasi simpatico come tutto ciò che ci fa un po’ ridere.

Tonino almeno è Tonino: ma quando comincia a generare cloni caricaturali allora il troppo stroppia davvero. Cioè: lo si sapeva che Di Pietro e De Magistris attribuivano alla parola data il medesimo valore, cioè nessuno: ma che l’allievo riuscisse a superare il maestro in così poco tempo ha messo in crisi persino lo stomaco di ferro di Mortimer Travaglio. La vicenda la conoscete. Di Pietro disse che non avrebbe candidato inquisiti e De Magistris lo era. E va be’. Tonino presentò poi il neo candidato De Magistris, il 17 marzo scorso, il quale disse: «La mia è una scelta irreversibile, anche qualora non dovessi essere eletto». Gli fece eco Di Pietro, accanto a lui: «De Magistris si dimetterà dalla magistratura subito dopo le elezioni, lo assicuro. Per noi questa è una regola non scritta che ci applichiamo, non un generico richiamo. Noi applichiamo la legge morale». Un mese più tardi De Magistris non si era ancora dimesso, ma guai a dubitare: «Sarebbe inopportuno un mio ritorno, perché la scelta dell’attività politica è per me definitiva».

Una volta eletto a Bruxelles, a lasciare la toga non ci ha pensato minimamente. Due giorni fa ne ha dato conferma il Csm, che ha messo in aspettativa l’ex pm di Catanzaro come da lui espressamente richiesto: e buonanotte ai suonatori. Ecco allora Travaglio intervistato dal Riformista: «De Magistris si dimetterà, lo ha promesso e lo farà... e il fatto che magari lo farà tra un mese non mi sembra un problema». Non gli sembra un problema. Sembra convinto, Travaglio: al diavolo quei cattivoni secondo i quali avrebbe lanciato un avvertimento su ordine di Tonino. Certo, che fatica: è durissima la vita dell’Ugo Intini di Antonio Di Pietro.

Il 30 dicembre scorso, per esempio, Travaglio dovette dire delle cose che neanche a drogarlo: «È giunta notizia delle dimissioni di Cristiano Di Pietro dall’Italia dei Valori per un paio di semplici raccomandazioni: un gesto di grande dignità». Una dignità mai vista: le dimissioni erano finte, Cristiano si era dimesso dal partito ma non da consigliere provinciale, si tenne cioè carica e stipendio; oltretutto aveva lasciato il partito solo dopo le proteste dei militanti e dopo esser finito su tutti i giornali per un’intercettazione telefonica di cui si vociferava da mesi, e di cui il padre era a conoscenza da un anno e mezzo. E comunque si tenne la carica di consigliere comunale a Montenero di Bisaccia.

Dura la vita del Travaglio. Il 16 gennaio scorso, poi, mentre tutti i giornali sparavano la notizia di Cristiano indagato, lui fischiettava e scriveva del processo Andreotti. Su Cristiano, niente. Poi disse alla Stampa: «Io non confondo chi ha preso mazzette, che è un reato, con una semplice raccomandazione». Quindi Cristiano non doveva dimettersi anche da consigliere provinciale? «Non c’è niente di penalmente rilevante». Cioè: era indagato per corruzione e abuso d’ufficio e turbativa d’asta, ma non c’era niente. Basta dirlo. Luigi De Magistris si dimetterà dalla magistratura: basta dirlo. Infatti l’aveva detto anche lui.