Tremonti: "Entro l’estate la tassa sui petrolieri"

Piace all’Ue la Robin Hood tax, l’imposta sui guadagni legati all’aumento del petrolio. Il ministro: "Chi ha fame non aspetta". Si studia un patto anti carovita con la grande distribuzione

Roma - Sulla tassazione straordinaria delle società petrolifere, l’Italia andrà avanti anche da sola: può e deve farlo, la gente che ha fame non aspetta». La Robin Hood Tax a carico dei petrolieri - lanciata da Giulio Tremonti e in arrivo tra fine giugno e primi di luglio, insieme con il Dpef - compare sul tavolo dei ministri finanziari europei riuniti a Lussemburgo e raccoglie più consensi che riserve. In contemporanea potrebbero arrivare misure per raffreddare i prezzi dei generi di consumo. Il Governo - ha annunciato ieri il ministro del Welfare Maurizio Sacconi - sta lavorando per trovare accordi con la grande distribuzione organizzata con l’obiettivo di fronteggiare il caro-prezzi. In vista anche misure a favore di agricoltori, pescatori e autotrasportatori per alleviare il caro benzina.

Misure che dovranno passare l’esame di Bruxelles. Per il momento sul tavolo c’è la Robin Hood Tax di Giulio Tremonti. «È una delle possibilità, personalmente non dico di no, e questo non è poco», commenta il presidente dell’Eurogruppo, il lussemburghese Jean-Claude Junker. Per Christine Lagarde, ministro delle Finanze francese, l’idea è intelligente, ma vanno valutate in pieno le conseguenze. Più tiepidi i tedeschi, che temono un aumento dei prezzi da parte dei petrolieri.

Anche la presidenza di turno slovena è prudente, rilevando che la proposta va valutata con attenzione. La Robin Hood Tax tremontiana è comunque finita nell’agenda europea, anche se - spiega lo stesso ministro dell’Economia, al termine della riunione Ecofin che ha cancellato ufficialmente la procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia - non sarà necessariamente una misura europea, e potrà essere una norma fiscale nazionale. «Le decisioni sulle tasse sono di competenza nazionale», conferma il commissario europeo al mercato interno Charlie McCreevy.

Tremonti va avanti, dunque, per la sua strada: «A profitti straordinari, prelievi straordinari», afferma. Ricorda poi che il prezzo del greggio è la somma di un barile di petrolio più una bottiglia di champagne a causa di chi «ha perso coi derivati e vuole rifarsi speculando sul petrolio». Il ministro dell’Economia non entra nei particolari delle misure fiscali: «Dateci tempo - dice - ne stiamo discutendo». Assicura tuttavia che si tratterà di una tassa «generalizzata e non distorsiva»; sarà applicata a tutti i petrolieri. Questo principio di neutralità dovrebbe evitare rilievi da parte dello sceriffo di Nottingham, ovvero da parte della Commissione europea.
È molto probabile che la misura venga inserita nel pacchetto di fine mese che, insieme con il Dpef, conterrà un piano di riduzione del deficit (la correzione del disavanzo sarà di 30 miliardi in tre anni, per assicurare il pareggio di bilancio entro il 2011) e alcune misure di tipo sociale. «Faremo le correzioni previste dal governo Prodi: abbiamo ereditato quel vincolo e lo rispetteremo», dice ancora Tremonti. Da settembre si aprirà in Parlamento una grande discussione su federalismo fiscale e legge di bilancio, «già ne stiamo discutendo - osserva il ministro - con l’opposizione e il governo ombra». Per varare una Finanziaria da 10 miliardi senza aumentare l’imposizione fiscale sui cittadini, aggiunge, occorre tagliare le spese e «ne discuteremo con le parti sociali».

Intanto, l’Ecofin mette la parola fine alla procedura per deficit eccessivo aperta dall’Ue nei confronti dell’Italia. Il presidente dell’Eurogruppo, Junker, riconosce al nostro Paese di essere «molto determinato» nel programma di miglioramento dei conti pubblici. Ma ricorda anche che il nostro debito pubblico è il più elevato della zona euro.

E mentre Tremonti tira dritto sulla Robin Hood Tax, i petrolieri stanno alla finestra. Vogliono capire meglio che cosa succederà. Ieri i rappresentanti del settore hanno incontrato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, per un confronto sui prezzi del carburante. «Il nome della tassa è molto bello ed eccitante - ha osservato Pasquale De Vita, presidente dell’Unione petrolifera -; adesso aspettiamo che l’imposta si concretizzi e poi la commenteremo». Ma intanto De Vita ricorda che, secondo le compagnie petrolifere, la tassazione in Italia è già «un po’ alta» rispetto al resto d’Europa.

Secondo Scajola è necessario contenere i prezzi interni del carburante attraverso una maggiore efficienza del sistema distributivo, e una maggiore concorrenza. Saranno rimossi, assicura il ministro, i vincoli all’apertura di nuovi distributori. E si farà un’analisi comparativa dei prezzi nei Paesi dell’area euro.