Tremonti promette: "Meno tasse entro il 2013"

Il ministro dell'Economia: dopo le  regionali c'è un periodo di tre anni di tregua
elettorale fino a primavera 2013, e quello sarà il momento per fare la "riforma delle riforme, non in termini di speculazione elettorale o di avventurismo demenziale ma di vero riformismo". Calderoli: "Bene così"

Roma - Dopo le elezioni regionali si apre un periodo di tre anni di tregua elettorale, fino alla primavera del 2013, e quello sarà il periodo adatto per fare la "riforma delle riforme", quella del fisco. Lo ha assicurato il ministro dell'Economia, Tremonti, in un'intervista al Sole 24 Ore, in cui ha spiegato che questo è stato il senso della "discussione" fatta con il premier Berlusconi. La riforma del fisco si farà "non in termini di speculazione elettorale o di avventurismo demenziale - prosegue Tremonti - ma in termini di vero riformismo". Il sistema fiscale italiano, secondo il ministro, è stato disegnato negli anni '60 e da allora infinitamente rattoppato ma ''riflette un mondo che non c'é più". Il ministro ha aggiunto che sulla proposta di Enrico Letta di individuare 34 interventi "cacciavite" spera di riuscire a convincere l'esponente del Pd "che il cacciavite va usato per montare una macchina nuova non per stringere le viti di una macchina vecchia". In sostanza, Tremonti afferma che "la riforma si finanzierà anche al suo interno, spostando il prelievo ed eliminando gli eccessi di complicazione".

Quanto al metodo, sarà quello del confronto. "All'Aquila si terrà il coordinamento dei lavori - afferma Tremonti - si raccoglieranno carte ed idee, si ascolteranno tutte le istituzioni interessate" e poi precisa: "questo non è immobilismo o rallentismo ma positiva determinazione del fare". Nell'immediato, Tremonti esclude la possibilità di una riduzione della pressione fiscale ma "non è affatto escluso che nel tempo a venire - dice - si possano aprire finestre di opportunità per riduzioni fiscali ma queste devono essere sottoposte al vincolo della disciplina del bilancio".

Tremonti, rispondendo alle critiche che hanno suggerito o un taglio delle tasse o un'uscita dal partito, incalza e afferma: "un conto è proporre di tagliare le tasse per 20-30 miliardi con un taglio ugualmente virtuoso e simmetrico della spesa per servizi e consumi intermedi delle Regioni. Un conto è uscire dall'astrattismo e proporre di tagliare le tasse con la macelleria sociale del taglio alla sanità".

"Non è affatto escluso che nel tempo a venire si possano aprire all'improvviso, prima del tempo previsto, finestre di opportunità per riduzioni fiscali, ma queste devono essere sottoposte ad un vincolo fondamentale: quello della disciplina di bilancio", diceTremonti, nel corso dell'intervista al Sole24 Ore. "In ogni caso - prosegue il ministro - è certo, fin da oggi, che gli effetti della ripresa dell'economia, della riduzione della spesa pubblica e del contrasto dell'evasione fiscale saranno, a partire dal federalismo fiscale, destinati alla riduzione delle tasse". La quadratura tra entrate e uscite, spiega il ministro, "ha prodotto un deficit addizionale che ci costerà all'anno 8 miliardi di spesa per interessi in più sul debito. Chi parla in assoluto di riduzione delle tasse dovrebbe saperlo".

Per quanto riguarda la lotta all'evasione fiscale, Tremonti osserva come "nel contrasto ai paradisi fiscali, lo scudo non sia la fine ma il principio. Ma anche il contrasto all'evasione si svilupperà soprattutto con il federalismo fiscale. In un paese con 8 mila comuni e 8 milioni di partite Iva un'azione vincente in questo ambito può essere prodotta solo con la partecipazione dei comuni. E il federalismo farà sì che questi saranno direttamente interessati a rafforzare le proprie entrate".

Calderoli: bene così "Condivido pienamente il piano Tremonti sul fisco perché coincide con quello della Lega Nord". Lo afferma Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord. "La semplificazione del fisco e la riduzione delle tasse sono nel contratto elettorale che abbiamo sottoscritto con il Paese e i contratti vanno rispettati, in questo entro la fine della legislatura - aggiunge Calderoli - Peraltro buona parte dello spirito e delle deleghe necessarie sono state già approvate dal Parlamento all'interno della riforma del federalismo fiscale. Andiamo avanti così".