Tremonti sulla manovra: "Dalla lotta all'evasione più soldi del previsto"

Il ministro dell'Economia sul contrasto dell'evasione: "Servono anche i Comuni. Il problema non è
esporre i ricchi al rischio di rapimento, ma far vedere quanto la gente è fintamente povera". Alfano: "Non porremo la fiducia al Senato"

Castel Gandolfo - Per combattere l'evasione fiscale "non basta l'Agenzia dell'entrate o la guardia di finanza", ma servono i Comuni. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, intervenendo al 44° incontro nazionale di studi delle Acli a Castel Gandolfo, torna a parlare della manovra economica e spiega le sue ragioni per quanto riguarda la lotta all'evasione e la facoltà dei comuni di procedere alla pubblicazione dei redditi dei cittadini sul proprio sito. "Serve - ha detto Tremonti - una forma di controllo più prossima al territorio e alla società civile. E' necessario che anche i Comuni siano coinvolti come era una volta e come è in tutta Europa".

I dati sull'evasione
In Italia solo 3.106 persone dichiarano più di 500mila euro l'anno, 682 sono quelle che dichiarano più di un milione. Però si vendevano 219mila Mercedes classe. E prima della crisi e se ne vendono 131mila oggi. A fornire i numeri sull'evasione è lo stesso Tremonti che poi ha aggiunto: "Non credo che ci sia una oscura maledizione incivile del Paese, c'è il fatto che non hanno funzionato i meccanismi di controllo". A proposito delle polemiche sulla pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi, Tremonti ha sottolineato: "Il problema non è esporre i ricchi al rischio di rapimento, ma far vedere quanto la gente è fintamente povera.

Dalla lotta all'evasione più soldi del previsto La lotta all’evasione fiscale potrebbe portare più soldi rispetto ai 2,3 miliardi di euro che si prevedeva di ottenere con il "vecchiò contributo di solidarieta", ha poi spiegato Tremonti. "Quei soldi arriveranno sicuramente - ha spiegato - sono assolutamente coperti. Io penso che ne arriveranno molti di più, assolutamente di più nella logica della prevenzione". Con il contributo di solidarietà si prevedeva di ottenere 700 milioni di euro nel 2012 e 1,6 miliardi nel 2013.

Pareggio di bilancio fondamentale Inserire il pareggio di bilancio nella Costituzione "è un esercizio civile e politico fondamentale", ha detto il ministro dell’Economia. La crisi, ha sottolineato, "è la fine dell’illusione che noi occidentali (essendo alti, biondi e con gli occhi azzurri e una storia civile gloriosa) possiamo vivere meglio degli altri. Non possiamo più vivere a debito e il processo di riduzione del deficit che porta al pareggio di bilancio non è un esercizio ragioneristico o contabile, è un esercizio civile e politico fondamentale. È certo che se devi fare il pareggio di bilancio, che non è una chimera ma non è neanche solo ragioneria, devi avere una logica di equità".

Manovra rimasta invariata "Entrando ho visto il cartello con la scritta "devono pagare i ricchi". E' un cartello su cui posso avere delle idee dialettiche ma sarei grato se mi permettessero di portarlo via, tanto per ricordarmelo", ha poi scherzato il ministro. Che poi sulla manvovra ha precisato: "E' rimasta invariata. Il gettito sugli energetici invece di andare per metà ai ministeri e metà agli enti locali va tutto agli enti locali. Quella attuale non è una crisi di liquidità ma di solvibilità. Di liquidità ce n'è fin troppa. In questi giorni ho letto tante cose abbastanza sbagliate. La manovra è rimasta invariata". Il contributo di solidarietà "è stato sostituito da alcuni provvedimenti che considero fondamentali nel contrasto all’evasione fiscale". Il ministro ha quindi assicurato che "le misure fiscali contenute nella manovra vanno in direzione dell’equità".

Alfano: "Non porremo la fiducia" Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ribadisce l'intenzione della maggioranza di non porre la fiducia sulla manovra e, dalla Festa dell'Api a Labro, annuncia "una convergenza" sia con il Pd che con la stessa Api. Poi annuncia: "Noi diremo "sì" a un emendamento importante del Pd sulla spending review e "sì" ad una tematica cara al Terzo Polo sulla riforma della giustizia. Due segnali importanti per far capire che il governo intende tenere di conto delle proposte costruttive dell'opposizione.