Trentacinque occasioni per stupire

(...) dove l'ordinario disagio contemporaneo si salda con antiche leggende popolari. Lo dirigerà Valerio Binasco, formatosi alla Scuola di recitazione di Genova e diventato ormai una delle realtà più interessanti del teatro italiano. Poi c'è «Holy day» dell'australiano Andrew Bovell, ambientato nel continente australe alla metà del diciannovesimo secolo lungo la frontiera che separa il mondo dei bianchi da quello degli indigeni, ritratto di quattro donne in un mondo dominato dalla violenza degli uomini. L'anno scorso il testo era stato presentato al pubblico come semplice «mise en éspace», adesso - in passato è accaduto spesso, si pensi ai lavori di Martin McDonagh - è diventato uno spettacolo vero e proprio, interpretato da Sara Bertelà e diretto da Marco Sciaccaluga.
Passando alle ospitalità, più che sui soliti (e solidi) Shakespeare - ben quattro e tutti stranoti -, Goldoni, Molière, Ibsen, Pirandello e via dicendo, meglio soffermarsi su titoli che stuzzicano maggiormente la fantasia dello spettatore più portato alle novità e all'insolito. Incuriosisce molto, ad esempio, la strana coppia formata da Pippo Delbono e Umberto Orsini, protagonisti di «Urlo», scritto dallo stesso Delbono e tutto incentrato sul potere: non solo quello politico e religioso ma anche quello i cui meccanismi di dominio sono nascosti nei ricatti sentimentali e negli intrecci delle relazioni umane. C'è poi lo sdoganamento su un palcoscenico «ufficiale» di Emma Dante, importante realtà del teatro d'avanguardia siciliano che arriva con lo spettacolo che ne ha rivelato il talento: «Carnezzeria», tragicomico spaccato etico-sociale di una realtà arcaica e tribale. Almeno da citare, poi, anche l'esordio come attore di Erri De Luca, protagonista di un suo testo, intitolato «Chisciotte e gli invincibili»; Ascanio Celestini che prosegue un coerente percorso di narratore con «La pecora nera»; Maddalena Crippa che con «A sud dell'alma» torna a quel mix di poesia e canzoni che fecero la fortuna di «Sboom»; Marcello Bartoli che porta in scena Boris Vian («Generali a merenda») e Moni Ovadia che esplora i consueti territori della «yiddishkeit» insieme alla cantante Lee Colbert. Il resto lo trovate qui a fianco.