Treviso, i respingimenti si fanno porta a porta

Da una settimana polizia e carabinieri effettuano controlli a
domicilio: chi non ha i documenti in regola viene processato ed
espulso. E la tolleranza zero voluta dal vicesindaco Gentilini colpisce
anche gli italiani che affittano agli irregolari

Frrancesca Venturelli

Treviso - Accertamenti anagrafici, controlli sulle ospitalità, basta un via vai sospetto in un appartamento e scatta il controllo. La lotta all’immigrazione clandestina a Treviso adesso funziona così. A confermarlo sono le operazioni effettuate dalle forze dell’ordine nell’ultima settimana nella provincia trevigiana. Il «vicesindaco» Giancarlo Gentilini (nella foto), interessato da sempre alla sicurezza dell’area, intensifica le verifiche facendo battere i palazzi sospetti porta a porta dopo aver valutato, e visionato, le numerose segnalazioni dei cittadini italiani che lamentano un sovraffollamento di immigrati in alcune abitazioni private. «Denunciare i clandestini è un obbligo – ha tuonato Gentilini – e noi vogliamo far rispettare la legge. In forza della recente normativa, chi affitta un alloggio o comunque trae profitto dalla permanenza di uno straniero clandestino è perseguibile penalmente».

La prima ad esser stata pizzicata senza documenti è una moldava venticinquenne scovata nel corso di un accertamento anagrafico a domicilio, immediatamente processata ed espulsa nel giro di ventiquattro ore. Anche un marocchino trentenne, clandestino da quattro anni, è stato allontanato perché irregolare: viveva in un appartamento dell’Ater a Fiera occupato da un italiano; è stato portato in un centro di permanenza a Bologna in attesa di un aereo per il Marocco. Negli ultimi casi di sopralluoghi a domicilio, laddove s’è appurato che l’immobile è stato dato in uso da un trevigiano residente a un clandestino, il comando della polizia locale ha fatto sapere di aver avviato ulteriori accertamenti per valutare le conseguenze di carattere penale a carico di queste persone.
In caso di «ingiusto profitto», come un affitto in nero, la pena prevista è la reclusione fino a quattro anni e multa di oltre 15mila euro, come stabilito dalla legge Bossi-Fini del 1998. Secondo le stime della questura, a Treviso sono molti gli stranieri clandestini, ma sono forse di più gli immigrati in attesa di ottenere il permesso di soggiorno: una cifra importante, a detta degli esperti dell’ufficio stranieri della questura. Oltre settemila le pratiche per il rilascio del permesso di soggiorni istituite in solo cinque mesi. Sono più di diecimila gli stranieri convocati in Questura e 7.500 i fotosegnalati. Questi i numeri che il questore Damiano ha voluto fornire personalmente alle associazioni di stranieri di «Cittadinanza attiva», per fare veder che le forze di polizia e il Comune non stanno operando solo delle espulsioni ma, al contrario, si cerca di regolarizzare il più possibile la permanenza su suolo italiano. In particolare se tra gennaio e maggio del 2008 erano state concluse 1.808 pratiche, nello stesso periodo dell’anno in corso ne sono state istruite 6.848. Prevenzione e repressione a Treviso viaggiano dunque in parallelo. E i risultati sembrano dar ragione al sindaco, ovvero al vicesindaco, Giancarlo Gentilini. Il primo a battersi per maggiori poteri ai sindaci in materia di ordine pubblico.