Il tricolore con la scritta «Jesus»

Iniziando l'anno del 150° anniversario dell'Unità d'Italia, ci piace ricordare l'esistenza e la storia di una singolare bandiera italiana conservata nel Convento dei Cappuccini di Santa Caterina a Genova. Si tratta di un tricolore con al centro, ricamata in oro, la scritta «Jesus» sopra lo stemma di casa Savoia; essa è una copia della bandiera conservata dal 1918 nel Santuario di Monte Berico a Vicenza. La storia di questa bandiera nasce a Genova, su iniziativa di una donna, una popolana che viveva nel quartiere di Madre di Dio: Francesca Teresa Rossi. Era la Rossi un'umile figura che dedicò tutta la sua vita ad una specifica forma di culto verso il Nome di Gesù. Nata nel 1837, essa di questo culto fece il solo motivo di vita, accompagnato da una profonda dedizione verso gli altri, soprattutto verso gli abitanti dell'antico e povero quartiere genovese della Madre di Dio, oggi scomparso. Pur incolta e di semplice linguaggio fu promotrice della costruzione di ben due chiese in Genova dedicate al Nome di Gesù: la parrocchiale in località Geo di Ceranesi, la cui prima pietra sarebbe stata posta nel 1923, e quella del Borghetto a Rivarolo, sorta nel 1924 come Oratorio pubblico da un suggerimento ed un concreto aiuto dato molti anni prima da Teresa a don Vincenzo Minetti. Oggi è in corso un processo per la sua beatificazione che, aperto nel 1932, fu interrotto a causa della guerra e ripreso nel 1951; approdato a Roma, a partire dal 1984, fu seguito dai P.P. Cappuccini con la nomina di un loro membro a Vice Postulatore e consegnato alla Congregazione nel 1991.
Ma ritornando alla bandiera tricolore, essa fu consegnata l'8 settembre 1918 a Mons. Angelo Bartolomasi, che, lo ricordiamo, fu il primo Ordinario militare dell'Esercito italiano; la bandiera era stata donata dalle donne genovesi per iniziativa, appunto, di Francesca Teresa Rossi che, nei primi mesi del 1918, aveva pensato di far imprimere sul bianco del Tricolore il Nome di Gesù, per infondere coraggio ai soldati e restituirli incolumi alle famiglie, ma anche come forma riparatrice verso le bestemmie. Un'idea forse un po' bizzarra e come tale fu anche accolta in disparati ambienti; ma la sua forza e la sua spregiudicatezza le consentirono in pochissimo tempo di avere, dalle donne genovesi e di tutta Italia, oltre centomila firme di adesione al suo progetto. Firme che, raccolte in un album, furono consegnate all'Ordinario Militare assieme alla bandiera che nel frattempo le Suore Riparatrici di Genova avevano cucito. Questo album è tuttora conservato nel Museo dei Cappuccini in S. Caterina a Genova. Fortunatamente la guerra di lì a poco finì e la bandiera il 26 dicembre 1918 fu portata a Trento e benedetta dal Vescovo Mons. Celestino Endrici, quindi essa viaggiò in alcune città sino all'Istria ed infine a Vicenza, che si era trovata al centro del fronte bellico, fu affidata alla custodia del Santuario di Monte Berico, dove tutt'oggi è conservata. Teresa non vide la consegna della bandiera perché moriva il 14 marzo 1918, uccisa in meno di due settimane da una stomatite cancrenosa, ma la sua idea si era ormai concretizzata e altri con successo l'avevano portata avanti. Nel 1987, dopo la traslazione della salma di Francesca Teresa Rossi dal Cimitero di Staglieno alla chiesa di Santa Caterina in Portoria, i reduci della I Guerra Mondiale vollero donare ai Padri Cappuccini, che officiano la chiesa, una copia della bandiera, in segno di riconoscimento per l’opera svolta dalla Rossi.