Troppi parti cesarei, cartellino rosso all’Italia

Disattese le direttive dell’Oms. La Turco: «Regole più severe»

Diana Alfieri

Record tutto italiano in sala parto: il nostro è infatti il Paese dell'Unione europea con il più alto numero di cesarei. La percentuale è infatti pari al 36,9% nel 2003, oltre il doppio della quota massima del 15% raccomandata dall'Oms, mentre il ricorso al cesareo raggiungeva il 35,2% nel 2004-2005. E questo nonostante i medici ribadiscano che questo tipo di parto «dovrebbe in realtà rappresentare un'eccezione determinata da problematiche legate al nascituro o alla donna». Il dato emerge da un rapporto dell’Istat. Anche Stati Uniti e Canada, rileva l'Istat, hanno percentuali nettamente più basse dell'Italia (rispettivamente 27,5% e 21,2%). Meno cesarei rispetto al Belpaese, poi, anche in Germania (24,8%), Spagna (23,5%), Gran Bretagna (21,7%) e Francia (18,8%). Solo in Brasile vige la regola del bisturi facile, con una media nazionale del 40 per cento. Non solo. Il ricorso al parto «indolore» (pratica particolarmente utilizzata nelle strutture private) raggiunge livelli decisamente elevati nell'Italia meridionale (dal 34,8% al 45,4%, e solo in Campania il 60 per cento delle puerpere ricorra al cesareo) e insulare (dal 35,8% al 40,8%), e tra le donne che hanno figli quando sono in età più avanzata. Ma anche per le mamme con meno di 25 anni il dato si aggira intorno al 32,9%.
I corsi di preparazione al parto sembrano costituire un antidoto «perchè accrescono la capacità delle donne di partecipare alle decisioni da prendere al momento del parto». Stando ai dati è ricorso al cesareo solo il 27,6% delle future mamme che hanno frequentato un corso, contro il 41,5% di chi non ha seguito lezioni preparatorie. Inoltre tra le donne che hanno avuto figli negli ultimi cinque anni ricorrendo al cesareo, la quota degli interventi programmati è pari al 62,6%. Il record spetta al Sud (72,6%), alle donne seguite da un ginecologo privato (65,3%) e a quelle che partoriscono in strutture private (82,8%). La quota dei cesarei programmati, poi, aumenta al crescere dell'età e per le donne che hanno avuto disturbi gravi in gravidanza.
L'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) lancia l’allarme: «La situazione italiana è veramente iniqua - spiega la presidente Francesca Merzagora -. Come Osservatorio chiediamo al nuovo governo e al neoministro Livia Turco, ma anche ai responsabili regionali delle politiche sulla salute, più attenzione, una più equa distribuzione di risorse e soprattutto un esame di coscienza da parte dei ginecologici per limitare i parti cesarei alle effettive necessità delle partorienti».
Le organizzazioni femminili però ribattono: «Non è colpa delle donne. È ormai noto che le donne vengono fatte partorire - attacca Pina Nuzzo, presidente dell'Udi - secondo le necessità dei medici e del sistema ospedaliero, senza invece tenere conto delle necessità fisiologiche della donna e del bambino».
E al proposito il ministro della Salute, Livia Turco, ha già annunciato delle contro-misure. Contrastare il «ricorso eccessivo» al parto cesareo, ha infatti di recente rilevato il ministro, è uno degli obiettivi del disegno di legge annunciato dal presidente del Consiglio. Lo stesso provvedimento, ha sottolineato la Turco, «detterà indicazioni precise per contrastare il ricorso eccessivo al parto cesareo», poiché «ridurre l'inappropriatezza vuol dire anche eliminare spese sbagliate che tolgono risorse alla buona sanità».