Troppi professori e soldi buttati. Scuola: voto zero

Dati allarmanti dal Quaderno bianco realizzato dai ministri dell’Istruzione e dell’Economia: gli studenti calano, ma le spese aumentano sempre di più. I risultati? Scarsi, in Europa siamo agli ultimi posti

Roma - Tanti insegnanti per pochi studenti. Spese elevate per ottenere scarsi risultati. Una fotografia impietosa e schematica, ma realistica del sistema della Pubblica Istruzione in Italia tracciata dallo stesso ministro, Giuseppe Fioroni, insieme con il titolare dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa nel Quaderno bianco sulla scuola, messo a punto dagli esperti dei due dicasteri. I nodi da sciogliere sono quelli, sempre gli stessi: un sistema vecchio che nonostante vari tentativi di riforma non è riuscito a rinnovarsi: l’adeguamento agli standard europei è ancora un miraggio. Gli studenti italiani sono i più impreparati nelle materie scientifiche ma pure in quelle letterarie non vanno molto meglio. La mancanza di un sistema serio di valutazione comporta di fatto l’impossibilità di capire veramente che cosa non va nelle nostre scuole anche se le carenze più macroscopiche sono sotto gli occhi di tutti. Il Quaderno bianco è tra le altre cose anche un tentativo di capire che cosa non va e come intervenire mettendo insieme i vari dati a disposizione: Ocse-Pisa, Istat.

L’Ocse segnala come in media per l’intero percorso scolastico di un ragazzo italiano si spendano circa 100.000 dollari ovvero 23mila in più della media, circa 77.000 dollari. Soldi ben spesi soltanto se fossero affiancati da adeguati risultati. Perché si spende tanto? Ecco l’analisi contenuta nel Quaderno bianco. «Circa metà della maggiore spesa per studente nella scuola è legata al fatto che ogni studente italiano trascorre in aula un numero di ore ben maggiore di quelle di un suo collega di altri Paesi. Circa 944 ore l’anno sull’intero ciclo di istruzione, contro una media Ocse di 855 ore e nei casi estremamente più bassi di Svezia e Finlandia (Paese quasi sempre al top delle classifiche Ocse, ndr), appena 740 ore, e costa dunque di più» scrivono gli esperti osservando dunque che «i peggiori risultati italiani in termini di competenze non si associano a una minore spesa; anzi questa è maggiore che altrove sia per studente sia per ore di lezione». Dunque concludono «esiste un evidente problema di allocazione delle risorse finanziarie e di bassa produttività».

Primo elemento rilevato: eccesso di ore passate a scuola da parte degli studenti. Secondo elemento: elevato numero degli insegnanti. Circa 800.000 in organico ai quali si aggiungono circa 100.000 precari. Il rapporto insegnanti/studenti è il più sbilanciato tra i Paesi Ocse. In Italia nella primaria ad esempio ci sono 9,3 docenti ogni cento studenti, nei paesi Ocse 5,9. Ne consegue anche che la maggioranza dei fondi destinati alla scuola servano a pagare il personale. «In Italia la parte di uscite correnti destinata a spese diverse dalla remunerazione del personale è più bassa che altrove: 14,2 contro 18,2 per cento della media Ocse». Il che significa che si spende assai poco per l’innovazione, le tecnologie, le strutture. Ancora più bassa la cifra destinata ai servizi pasto, trasporto e sanitari: 0,12 in termini di Pil contro lo 0,21 della media Ocse. Accanto a questo dato ne vanno messi altri. L’elevato impegno orario degli studenti in classe rispetto agli altri Paesi si accompagna ad un impegno orario dei docenti nelle classi (le cosiddette ore frontali) molto più basso della media Ocse come evidenzia la tabella. Poi le classi piccole: 18,4 alunni in media nella primaria nel nostro Paese contro i 21,4 Ocse. Dunque, conclude il documento, nel nostro sistema ci sono tanti insegnanti a causa di «un maggiore impegno orario in aula degli studenti» e «un minore impegno orario di insegnamento degli insegnanti» ma soprattutto perché si formano classi di «modeste dimensioni».