Trovate le staminali che «vaccinano» dal tumore

Una ricerca del Besta sul gliobastoma, che colpisce sopratutto i bambini, ha dato ottimi risultati nella sperimentazione sui topi

Marisa De Moliner

Cellule killer contro il tumore al cervello. È questa la nuova arma della medicina italiana: una scoperta che potrebbe ridare speranza a chi viene colpito da glioblastoma, una neoplasia che non perdona e da cui non ha potuto salvarsi Giovanni S., detto Giò, un bambino di otto anni, cui si deve la scoperta della nuova cura messa a punto all'istituto neurologico Carlo Besta di Milano. Sono stati proprio i suoi genitori a voler finanziare con 100mila euro la ricerca sui topi che dopo venti mesi ha portato ai risultati che sono stati pubblicati sull'importante rivista scientifica Cancer Research e che potrebbero portare alla sperimentazione sull'uomo già nel giro di poco più di un anno. «Tutto sta nello scoprire se le neurosfere (cellule tumorali similstaminali coltivate in laboratorio) dei topi assomigliano a quelle degli uomini - spiega il professor Gaetano Finocchiaro, direttore della struttura di neuro-oncologia dell'ospedale milanese - un passo che potremmo muovere già nel 2007 e che ci dovrebbe portare alla sperimentazione clinica».
Se questa auspicata somiglianza dovesse verificarsi le si potrebbe annientare con le cellule dendritiche. «Si tratta di cellule del sistema immunitario - precisa il professor Finocchiaro - che ci difendono ma non dal tumore. Le cellule dendritiche fagocitano le neurosfere di cellule similstaminali (le cellule tumorali più aggressive) stimolando una risposta immunitaria. Fungono, quindi, da vaccino». Un'operazione che richiede tre mesi di tempo, necessari per mettere in contatto in laboratorio le cellule dendritiche con le neurosfere di glioblastoma per farle attivare per poi iniettarle, stimolando così una risposta immunitaria. Proprio come un vaccino».
Un vaccino che sui topi ha dato buoni risultati. «Il 60% degli animali vaccinati contro le neurosfere - aggiunge il direttore della struttura di neuro-oncologia del Besta - è guarito mentre i topi vaccinati contro le altre cellule tumorali no». Tutto bene quindi. Sì, ma per ora solo sui ratti. Il prossimo passo che deve muovere Gaetano Finocchiaro è - come spera - quello di scoprire se le neurosfere dei tumori umani sono identiche a quelle dei topi. Il professore pensa d'arrivarci nel 2007 e di chiedere al ministero della Salute di autorizzare la sperimentazione clinica sui pazienti.
Al Carlo Besta sono fiduciosi. «I risultati ottenuti dalla ricerca condotta nel nostro istituto - dichiara il direttore scientifico Ferdinando Cornelio - sono più di una semplice speranza». E ad appoggiare il lavoro che potrebbe portare alla cura contro il tumore al cervello è anche Alessandro Moneta, presidente della Fondazione istituto neurologico Carlo Besta: «Lo stretto rapporto tra ricerca e cura che vede impegnati medici e e personale paramedico, va difeso e sostenuto, soprattutto nell'interesse dei malati che, come nel caso del glioblastoma, sono spesso bambini che hanno ancor più diritto a sperare in un futuro. L'attività di ricerca, tuttavia, non può basarsi principalmente sul senso di responsabilità dei ricercatori, ma dev'essere maggiormente tenuta in considerazione e sostenuta sia dalle autorità di governo sia dai privati cittadini».