Trovati in Australia i passi degli aborigeni di 20mila anni fa

Eleonora Barbieri

L’argilla e la sabbia delle dune le hanno nascoste e protette per 20mila anni, fino a che un’anziana aborigena le ha scoperte: così gli antropologi australiani hanno potuto portare alla luce centinaia e centinaia di impronte umane, le più antiche mai scoperte nel continente, perfettamente conservate sul fondo del lago Willandra, 800 chilometri a ovest di Sydney.
Un patrimonio immenso e unico al mondo, 457 tracce fossili lasciate da uomini, donne e bambini di una tribù vissuta intorno al 20mila avanti Cristo in un’area prima rigogliosa e, poi, completamente sovrastata dal deserto: antenati degli aborigeni, dei Barkindji, dei Mutthi Mutthi e dei Ngiyammpaa, poi fuggiti dalle zone dell’attuale parco nazionale di Mungo in un periodo di estrema siccità, cominciato 18mila anni fa.
Finora in Australia non erano mai state rinvenute impronte umane del Pleistocene, l’epoca, cominciata 1,8 milioni di anni fa e terminata 11mila anni fa, che ha visto la terra trasformata dalle glaciazioni e dalla comparsa della specie homo: e gli uomini del lago Willandra dovevano essere davvero astuti e ingegnosi, per riuscire a sopravvivere in un ambiente così ostile. Le oltre 400 impronte sono state datate grazie alla stimolazione ottica delle particelle di sabbia; i risultati delle analisi sono riportati sul Journal of Human Evolution (sciencedirect.com): un vero e proprio dipinto della vita quotidiana dei nostri antenati, mentre percorrono il terreno di argilla umida. Alcune orme sono lunghe 30 cm, altre più corte (intorno ai 13), alcune sono profonde anche 15 mm: soprattutto hanno permesso ai ricercatori di risalire non solo al piede ma, anche, alla persona in carne e ossa. Il sogno di Roy Lewis, un fantascientifico viaggio a ritroso nel tempo, sembra perfettamente realizzato da questa mappa fossile tracciata a pochi chilometri dal lago Mungo, dove sono stati ritrovati i resti umani più antichi del continente australiano, risalenti a 40mila anni fa. Bambini, adolescenti e adulti che corrono o camminano; alcuni vanno anche a caccia, come rivelano le impronte di animali (canguri ed emu) e i buchi scoperti fra le crepe, che farebbero pensare a delle lance conficcate nel terreno. Fra i cacciatori ci sono anche le tracce di un uomo alto due metri, che correva a 20 km/h; e quelle di una persona che si muoveva con una gamba sola, senza però servirsi di un bastone o dell’aiuto di qualcuno. Gli aborigeni dell’entroterra erano «atletici, molto forti e in buona forma fisica»: parola di Steve Webb, l’antropologo della Bond University che ha coordinato le prime ricerche, dopo le indicazioni di Mary Pappin, l’anziana che, per prima, si è imbattuta nelle orme, nel 2003. Da allora, l’argilla ha riservato numerose sorprese: e, secondo gli studiosi, continuerà a farlo, perché le impronte scoperte sono soltanto una piccola parte, un terzo del tesoro ancora nascosto fra gli strati di creta.