Trovato il mago do Nascimento ora fa il parrucchiere in Brasile

«Striscia la notizia» scova l’aiutante di Vanna Marchi e di sua figlia. In Italia rischiava 4 anni di carcere

Enza Cusmai

da Milano

Ci sono riusciti i segugi di «Striscia la notizia». Dagli e dagli, alla fine hanno stanato la volpe nel suo nascondiglio segreto. A Salvador de Bahia in Brasile, un esilio non più segreto. Lui, il cosiddetto mago Do Nascimento, all’anagrafe, Mario Pacheco, se ne sta lì, pacifico e inattaccabile con un nuovo look e un nuovo lavoro. Macchè amuleti e riti magici, ora si occupa delle chiome brasiliane da acconciare al meglio.
Già, il «maestro di vita» è diventato un parrucchiere. E se la ride per il processo in corso contro le sue socie in affari: Vanna Marchi e la figlia Stefania Nobile che rischiano almeno una decina d’anni di carcere per la teletruffa nazionale. Invece, la sua condanna a 4 anni per associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata è carta straccia, non sarà mai eseguita in Italia. Dal Brasile non c’è l’obbligo di estradizione. Lui però nega di essersi volatilizzato. «Non sono scappato - dice Do Nascimento - sono partito prima che accadesse tutta la situazione... è successo a gennaio-febbraio e io sono partito alla fine dell'anno. Dopo la condanna io ero qui e mi sono preoccupato di chiedere a un legale di vedere questa situazione, qualsiasi persona al posto mio si sarebbe comportata allo stesso modo». Tornare in Italia? «Non lo so, non ti so dire, ma vai tranquillo, prometto che se torno appena arrivo all'aeroporto ti chiamo...» dice a Jimmi Ghione.
Il «maestro» scherza. Se lo può permettere. E nega, su tutta la linea il coinvolgimento sulla teletruffa. «Non ho mai parlato con nessuno e non ho mai chiesto una lira, non ero in combutta e di centinaia di milioni di cui parlano non ne ho, se li avevo non mi trovavi, ho sempre fatto una vita normalissima!». Poi liquida le due Marchi con poche battute. «Non le ho più sentite. Se danno la colpa a me sono affari loro, io rispondo per me e parlo per me. Non devo mettere in discussione quello che dice la Vanna, la mia pratica con il mio avvocato è stata conclusa, non mi metto allo stesso livello, non ho mai infierito su di loro».
Anche sulla storia dei numeri per vincere rinvia le accuse al mittente a dispetto di testimonianze e filmati. «Non ho mai detto ho sognato questo numero, giocatelo». I soldi estorti alle vittime? «Non ho mai parlato con nessuno e non ho mai chiesto una lira, non ero in combutta e di centinaia di milioni di cui parlano non ne ho, se li avevo non mi trovavi, non sono venuto via con i soldi, ho sempre fatto una vita normalissima». Nessun pentimento, solo un accenno ai poveri truffati. «Mi dispiace che ci siano stati questi episodi ma è andata così, mi dispiace tanto per loro».
Tutto archiviato dunque: gli sporchi trucchi usati per accalappiare e soggiogare le vittime con l’aiuto delle due Marchi, il denaro estorto con minacce e insulti a povere vittime illuse dall’imbonitore mediatico. Sono circa 300 mila infatti gli sprovveduti che in cinque anni hanno pagato 60 miliardi di vecchie lire convinti che il mago Do Nascimento potesse illuminare la propria vita con la consegna di numeri al Lotto vincenti, con rituali magici capaci di scongiurare disgrazie, con l’acquisto di amuleti e polverine miracolose in grado di scacciare il malocchio. «Il maestro ipotizzava licenziamenti e incidenti stradali - ricorda una vittima -. Mi diceva che se non pagavamo sarebbero intervenuti i carabinieri». Un gioco sporco di sciacallaggio psicologico.
Una brutta e triste storia di fronte alla quale il mago brasiliano fa spallucce. Ha spiccato il volo e chi si è visto, si è visto. L’unica cosa che ha «perso» è stato il mobilio etnico, vasi cinesi, argenteria, pellicce tigrate, copridivani leopardati, tanta paccottiglia tra cui la lettiera del gatto e un pallone da pallavolo sgonfio. Tutto stipato in trecento scatoloni chiusi in un container spedito a San Salvador e poi riportato in Italia dalla Guardia di finanza.
Ha perso l’arredamento ma si è garantito la libertà nel suo bel paese. Nella vicenda della truffa televisiva, tutta italiana, ci ricorderemo solo della sua faccia.