Il trucco nascosto nei cavilli del contratto

Avete un mutuo a tasso variabile e la vostra rata non è ancora scesa, nonostante il taglio dei tassi? La spiegazione è probabilmente nel tipo di tasso di riferimento adottato dalla vostra banca: non è detto, infatti, che preveda l’adeguamento immediato, in aumento o in diminuzione, rispetto a quello ufficiale. Il dato base, uguale per tutte le banche, è l’Euribor, ossia il tasso di riferimento interbancario; ma l’aspetto da valutare è quale Euribor viene applicato. Esso varia, infatti, ogni giorno e assume un valore diverso in base alla durata (da 1 settimana a 12 mesi): per esempio, può essere a un mese, a tre o a sei, in funzione della periodicità della rata.
E proprio a causa del continuo oscillare dell’Euribor, spesso si immagina che alla scadenza delle singole rate venga fissato il nuovo tasso per la rata successiva. In molti casi, però, ciò non avviene: esistono contratti che prevedono l’applicazione del saggio fissato il mese precedente, oppure una media dell’ultimo mese o dell’ultimo semestre. Infine, in alcuni casi si adotta un tasso con periodicità diversa rispetto alla scadenza della rata (tasso a 3 mesi con rata a scadenza mensile). Queste scelte, che teoricamente dovrebbero essere neutre rispetto ai costi, nella pratica si traducono spesso in una difficoltà ulteriore per il cliente che ha anche maggiore difficoltà a riconoscere, o meglio ricostruire dal proprio contratto, il tasso applicato al suo mutuo.
Per individuare il parametro riferito al proprio mutuo è quindi necessario conoscere la definizione esatta dell’indice adoperato, cioè sapere se è un «Euribor 3 mesi», per esempio, oppure una «Media Euribor 6 mesi». È chiaro che questo si ripercuote sui rialzi, come sui ribassi della propria rata, che avverranno con maggiore o minore rapidità - sia in un senso che nell’altro - a seconda del tipo di indice. Per esempio, se la media è quella dei tre mesi precedenti, incorpora ancora l’aumento record dell’Euribor di metà ottobre. Quindi potreste vedere la diminuzione, ad esempio, con il nuovo anno.
«Può esserci una certa lentezza, o vischiosità, nell’adeguamento - spiega Roberto Anedda, direttore di MutuiOnline - ma la diminuzione arriverà, perché l’aggancio del mutuo a tasso variabile all’Euribor è un obbligo della banca. Il problema è che oggi c’è ancora una certa distanza fra l’Euribor e il tasso Bce, che in tempi di economia meno agitata è invece minima: dall’anno prossimo, però, sarà possibile avere i nuovi mutui agganciati direttamente al tasso Bce. Sarà quindi decisivo, per valutare la convenienza, controllare lo spread, cioè il ricarico che ogni banca decide di aggiungere al tasso di base quale proprio ricavo».
Avete invece un mutuo a tasso fisso? Può darsi che la nuova legge sui mutui riguardi anche voi. Secondo il relatore del provvedimento, Maurizio Bernardo, nel decreto legge anticrisi potrebbero infatti esserci delle novità anche per coloro che hanno contratto mutui con un tasso fisso superiore al 4%. Il provvedimento, infatti, al momento prevede misure solo a favore di mutuatari che hanno optato per il tasso variabile: lo Stato pagherà di tasca propria la parte eccedente della rata quando il tasso di riferimento supererà il 4 per cento. «Gli uffici del ministero dell’Economia - ha spiegato Bernardo - sono al lavoro: in prima battuta per verificare che la norma a favore dei mutui a tasso variabile non crei disparità di trattamento con chi ha scelto in passato il tasso fisso. E in seconda battuta eventualmente per valutare di allargare la misura a coloro che hanno contratto un mutuo a tasso fisso superiore al 4%». Il timore è che la norma, non essendo modulata sul reddito dei mutuatari, né per sanare particolari insolvenze, provochi ricorsi e contenziosi da parte del «popolo del tasso fisso».