Truffe, morti resuscitati e iscritti a loro insaputa. Tutti gli scandali nascosti

A Piacenza anziani arruolati dallo Spi-Cgil senza consenso e derubati, mentre a Bari spariscono le quote dei pensionati. I casi imbarazzanti infilati sotto il tappeto

Susanna Camusso, segretario della Cigl, a Cernobbio

I gnari vecchietti «sindacalizzati» o meglio derubati direttamente della pensione, tesorieri che s'intascano il malloppo, contributi incassati per la formazione che non c'è, truffe all'Inps sulle dichiarazioni di defunti «resuscitati» per prendere quattrini. Addirittura, lo sciopero come arma di estorsione. Il campionario degli orrori sindacali è spesso nascosto tra le pagine dei quotidiani locali, «casi isolati» finché si vuole, però infilati come polvere sotto il tappeto da chi invece avrebbe tutto l'interesse a eliminare le «mele marce». Lo scenario che emerge è per nulla rassicurante. Da Nord a Sud, ecco il bestiario dei furbetti del sindacato.

Le rapine sulle pensioni Strano a dirsi, è una sentenza di assoluzione a squarciare il primo velo sulle zone grigie della rappresentanza. A settembre il Tribunale di Piacenza ha assolto cinque sindacalisti dello Spi-Cgil (quattro dirigenti, un dipendente) dall'accusa di aver usato un software per iscrivere senza consenso 129 pensionati. Ma soltanto perché dopo quattro anni di indagini, perizie e interrogatori, non è stato possibile determinare con certezza - «a causa dei complessi passaggi informatici» - chi tra gli imputati avesse materialmente «arruolato» quei pensionati. Resta il fatto accertato: 129 persone iscritte al sindacato a loro insaputa, con le quote sottratte ogni mese dalle loro pensioni. Sembrano briciole: sei, sette euro a cedolino. Ma fanno 10mila euro l'anno risucchiati con metodo truffaldino, per anni. Beffa delle beffe, nella rete dei depredati era finita pure la madre del giudice che avrebbe dovuto occuparsi inizialmente dell'inchiesta. Un pasticcio cittadino che è diventato caso nazionale con risvolti nei palazzi romani, perché è venuto a galla proprio nel feudo di Pier Luigi Bersani e del Pd. Gli ex vertici dello Spi piacentino accusano la Cgil dell'allora segretario Guglielmo Epifani di aver fatto di tutto per circoscrivere mediaticamente l'impatto del ciclone, dicono di aver subito «un'epurazione» perché colpevoli di aver denunciato lo scandalo. Come se non bastasse, la Cgil in sede di processo si era anche costituita parte civile chiedendo un risarcimento di 100mila euro. Aspetto quanto meno paradossale per l'avvocato Fausto Co', difensore dei cinque imputati e già senatore di Rifondazione comunista, che spiega al Giornale : «La “canalizzazione” delle quote trattenute ai pensionati comporta che il 30 per cento vada alla Cgil e il 50 per cento allo Spi. I miei assistiti non hanno sottratto nemmeno un euro dalle false iscrizioni, le indagini lo dimostrano. La Cgil non solo non ha restituito le somme ai pensionati raggirati, come invece ha fatto interamente e con gli interessi lo Spi, ma ha preteso il riconoscimento del danno morale». L'ex segretario della Camera del lavoro di Piacenza Gianfranco Dragoni ha scritto alla leader Cgil Susanna Camusso per invitarla a prendere posizione contro «il muro di omertà» alzato dal sindacato. Risposta non pervenuta.

La banda del buco È materia da codice penale ciò che sta accadendo a Bari. In Procura è arrivata una denuncia perché dalle casse dello Spi-Cgil pugliese mancano almeno 40mila euro di quote d'iscrizione dei pensionati. Proprio gli ispettori del sindacato, durante i controlli di routine nel luglio 2013, si sono accorti delle irregolarità contabili. La Guardia di finanza sta indagando per capire le reali proporzioni del furto. Racconta il segretario Spi-Cgil Puglia Giuseppe Spadaro: «Può sembrare incredibile, ma è proprio così. Hanno manomesso il conto corrente e falsificato gli estratti conto. Da parte nostra abbiamo denunciato tutto alla magistratura, espulso e allontanato la responsabile amministrativa e altri quattro dipendenti. Siamo pronti a costituirci parte civile e a recuperare le somme sottratte al centesimo». In Puglia il sindacato pensionati della Cgil può contare su circa 160mila deleghe di iscritti, che valgono 600mila euro l'anno. Un gruzzoletto che evidentemente non poteva non far gola a qualcuno.

Il prezzo dello sciopero A Salerno un'altra sentenza che fa scalpore. A ottobre sono stati condannati a tre anni e quattro mesi di reclusione ciascuno tre sindacalisti esponenti di Cgil e Uil (radiati dalle rispettive organizzazioni appena scoppiato il caso), che avrebbero minacciato agitazioni e altre azioni di protesta da parte dei dipendenti per costringere un imprenditore «a versare somme di denaro», una sorta di «pizzo» insomma. Lo sciopero diventa persino arma di ricatto ed estorsione. Sempre in Campania, d'altronde, nel 2011 i magistrati hanno acceso i riflettori su un sistema ben collaudato di false iscrizioni alla Feneal-Uil di Caserta a carico, anche qui, di ignari lavoratori della Cassa edile, per intascare le quote associative trattenute - ça va sans dire - direttamente sugli stipendi. Fu la denuncia di un funzionario della stesso sindacato a scoperchiare il pentolone. Due arresti e altri quattro indagati: per almeno quattro o cinque anni avrebbero fatto incassare alla Uil 50-60mila euro a semestre.

La formazione fa il sindacalista avido «Suvvia, ho fatto il sindacalista a Cuneo...», avrebbe detto magari Totò leggendo le cronache che arrivano dal Piemonte. A luglio sei sindacalisti, tra cui ex segretari provinciali della Flai-Cgil e del Fai-Cisl, sono finiti indagati per appropriazione indebita, accusati di aver truffato nove aziende alimentari facendosi consegnare contributi per la formazione per 164mila euro, oltre a quelli di undici cooperative sociali per altri 400mila euro. Tutti soldi non dovuti: i corsi non esistevano.

I Caf dei morti viventi Un passo indietro di due anni, siamo nel 2012, e ci spostiamo a Roma. È l'Inps a denunciare i Caf in Procura per una tentata truffa ai danni dello Stato da 2 milioni di euro. L'accusa: «Quando compilano truccano le carte a spese dell'istituto». Sono state verificate tutte le dichiarazioni compilate dai Caf di Sicilia, Calabria e Campania dal 2008 al 2010. Su oltre 130mila c'è il fondato sospetto di irregolarità. Per ogni modulo (falso) i Caf portano a casa un rimborso statale fra i 10 e i 16,50 euro. Moltiplicazione dei pani e dei pesci: la maxi-frode raggiunge quota 2.114.341,80 euro. Spuntano 20mila dichiarazioni di defunti «resuscitati» giusto per far quadrare i conti dei sindacati, accusano gli ispettori Inps. Coinvolte tutte le sigle in maniera assolutamente «bipartisan»: Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confsal, federazioni dei pensionati, degli artigiani, dall'area di sinistra a quella cattolica. Venghino, siori, venghino . Al banchetto c'è posto per tanti. Troppi.

 

Commenti

Azzurro Azzurro

Lun, 08/12/2014 - 23:21

io quella la manderei in nord corea cosi' si gode il suo komunismo