Tumore all’utero: saranno vaccinate 280mila dodicenni

da Milano

Parte la prima campagna di vaccinazione di massa contro il tumore della cervice uterina. Ad essere immunizzate contro L'Hpv, il papilloma virus responsabile dell'insorgenza del cancro al collo dell'utero, saranno le ragazzine italiane di dodici anni, in tutto 280mila, che saranno sottoposte a una prima iniezione con una dose iniziale e a due richiami entro sei mesi dalla prima. Il tutto a spese del Servizio sanitario nazionale che finanzia il progetto con 75 milioni di euro l'anno.
Lo ha annunciato ieri il ministro della Salute, Livia Turco, nel corso di una conferenza stampa promossa dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda). L'Italia non è la prima a lanciare una simile iniziativa: già in Inghilterra e negli Stati Uniti le nuove generazioni vengono sottoposte all'unica vaccinazione esistente contro un tipo di tumore. Il prodotto, che è stato approvato dalla Food and Drug Administration e dall'Emea (l'agenzia europea del farmaco) nel corso del 2006, è già in commercio nell'Unione europea mentre è attesa per i primi di febbraio, quando partirà la campagna di vaccinazione, la delibera dell'Agenzia italiana del farmaco che ne autorizzerà la vendita anche in Italia. Per la stragrande maggioranze delle donne l'unica difesa contro il tumore al collo dell'utero, che colpisce ogni anno solo nel nostro Paese quasi duemila soggetti uccidendone la metà, è, però, la prevenzione: fino a trent'anni con il Pap test e successivamente anche con l'Hpv test. «Con il primo si può vedere se le cellule epiteliali del collo dell'utero sono integre – spiega Sergio Pecorelli, ordinario di Ginecologia e ostetricia all'università di Bologna, membro della Commissione oncologica nazionale e responsabile nazionale della prevenzione – mentre il secondo è in grado di individuare, anzitempo, la presenza del papilloma virus e individuarne, tra i cento tipi diversi esistenti, quelli, una ventina, responsabili dell'insorgenza della malattia».
«Sappiamo ormai con certezza che il cancro all’utero è provocato da un virus, l’Hpv – aveva detto già tempo fa Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto scientifico europeo ed ex ministro della Sanità – e che è l’unica neoplasia curabile al 100 per cento se diagnostica per tempo». Da qui l’opportunità della vaccinazione e di introdurre il test Hpv tra quelli di routine perché «permette da un lato di identificare le donne più a rischio, dall’altro di diagnosticare per tempo la malattia». Le informazioni scientifiche oggi disponibili parlano di «un vaccino sicuro – ha sottolineato ieri il ministro Turco - ben tollerato e in grado di prevenire la quasi totalità dei casi di insorgenza di un'infezione persistente dei due ceppi virali responsabili attualmente nel 70 per cento dei casi di questo tumore».
Il prodotto sarà, comunque, disponibile a pagamento in farmacia con la prescrizione del medico ed è indicato per le donne fino ai 26 anni, cioè prima che abbiano contratto l'infezione. «Bisogna ricordare - ha però voluto sottolineare Turco - che il vaccino produrrà effetti sulla prevenzione del cancro della cervice tra alcuni decenni, mentre siamo in grado attualmente di ridurre drasticamente l'incidenza di questo tumore attraverso il miglioramento della strategia di prevenzione basata sullo screening con il Pap test e l'Hpv test».
Il 70 per cento delle donne contrae il virus del Papilloma durante i primi rapporti sessuali perché uno dei due partner ne è portatore e dopo 6-24 mesi lo elimina mediante le proprie difese naturali. Da qui l'importanza della vaccinazione in età puberale, prima che sia iniziata l'attività sessuale.