Tumore alla prostata: sì al Psa come prevenzione individuale

Abbiamo incontrato il Professor Martorana, Presidente SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica) e Ordinario di Urologia e Direttore della Clinica Urologica del Sant'Orsola – Malpighi di Bologna che ci ha spiegato come l'importanza del Psa consiste specificamente nella prevenzione individuale

Secondo un rapporto della commissione governativa degli Stati Uniti per la medicina preventiva (United States Preventive Services Task Force) gli uomini sani non dovrebbero fare il test oggi più diffuso per individuare il rischio di un tumore della prostata, ossia la misura dell'antigene prostatico specifico (Psa). La raccomandazione, anticipata dal sito del New York Times, è basata sull'analisi di cinque sperimentazione cliniche controllati, riguarda gli uomini senza distinzione di età e si inserisce in un dibattito molto acceso in questi anni. Secondo la commissione le terapie e i test diagnostici a cui si sottopongono gli uomini a seguito di un esito positivo del test della Psa causano dolori e spese inutilie e come sostiene Virginia Moyer, a capo della task force "le evidenze mostrano che questo test non salva la vita agli uomini".
Abbiamo cercato di capirci qualcosa di più e abbiamo incontrato il Professor Martorana, Presidente SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica) e Ordinario di Urologia e Direttore della Clinica Urologica del Sant'Orsola – Malpighi di Bologna.

Professor Martorana, cosa pensa del rapporto della commissione governativa statunitense secondo il quale il Psa non sarebbe un marcatore significativo per la ricerca di tumori alla prostata?
La conclusione a cui arriva la ricerca va interpretata: se si considera che il Psa non può essere usato come screening di massa sono assolutamente d'accordo. Non sarebbe infatti corretto che le istituzioni decidessero che tutta la popolazione maschile debba sottoporsi tramite recall al test in quanto uno screening di massa esporrebbe al rischio di scoprire forme tumorali latenti che altrimenti non si rileverebbero mai.

Il fatto che si scoprano delle forme tumorali latenti non rappresenta un fatto positivo? 
Consideriamo questo: da studi autoctici è emerso che persone morte da diversi anni per le ragioni più disparate (ictus, infarti...) avevano una forma tumorale mai emersa. Questo vuol dire che il tumore non si è mai rivelato. Se questi soggetti fossero stati sottoposti ad uno screening di massa, le forme tumorali sarebbero state rivelate e avrebbero esposto la popolazione maschile ad una sovradiagnosi eccessiva ed inutile.

Virginia Moyer, a capo della tasck force americana, evidenzia il fatto che il test del sangue non predice la differenza tra tumori sintomatici e quelli che non lo saranno. Può essere per questo considerato inutile?
Assolutamente no. Il Psa è il marcatore migliore di cui la medicina disponga, nè la mammella nè il colon ne hanno uno così. Se è basso il tumore non c'è; se è alto non è comunque detto che il tumore ci sia. Questo non vuol dire che è inutile ma che ha dei limiti in particolare che ha una bassa specificità. A livello individuale serve un urologo che interpreti di volta in volta i valori del paziente e lo consigli se fare o non fare il test. Ricapitolando, è sbagliato negare il valore del Psa che rappresenta il più sensibile tra i marcatori tumorali mentre non è applicabile a livello di screening di massa; è a livello di prevenzione individuale che il Psa risulta perfettamente applicabile. La sfida ora per l'urologia è quella di trovare marcatori sempre più specifici che aiutino a ridurre il numero delle biopsie.