Tursi, la seduta-lampo del consiglio costa settemila euro ai contribuenti

Breve e neppure intenso. Qualcuno l'ha già battezzato così il consiglio comunale di ieri. Il capogruppo di Forza Italia Raffaella Della Bianca parla invece, più esplicitamente, di «una manfrina». Pochi minuti in sala rossa, una delle sedute più brevi della storia, tanto che, per una volta, non c'è stato neppure il tempo di litigare. All'ordine del giorno, dopo le consuete interpellanze, era prevista solo la presentazione della «documentazione previsionale e programmatica 2008-2010 e le correlate disposizioni finanziarie». Senza alcun intervento consentito da parte dei consiglieri. Solo una prima indicazione della giunta sul progetto di bilancio. Quello della stangata sull'Irpef, quello per altro già annunciato alla stampa ancor prima che al consiglio e alla commissione bilancio (fatto che ha spinto il presidente della commissione, Enrico Musso, a rassegnare le dimissioni). Ma se in consiglio non c'è stato il tempo di litigare, poco dopo, già nella buvette, il capogruppo di Forza Italia parte all'attacco. «Tanti si sono opposti in modo demagogico all'aumento del gettone di presenza. Quando invece i costi inutili della politica ci sono per davvero, alla maggioranza tutto va bene». E perché? Ci vuole poco a capirlo: l'azzurra, lo dice: «Ci hanno convocato per raccontarci una poesia - ringhia -. Una convocazione straordinaria del consiglio del tutto inutile. Uno spreco vergognoso di denaro pubblico, visto che per dirci quello che ci poteva essere comunicato tramite cinque righe di fax, ora dalle casse comunali usciranno diverse migliaia di euro». In aula infatti è stata letta brevemente una relazione dall'assessore Francesca Balzani, senza nessun approfondimento con «slide» o discussione, come spesso, invece, avviene sia in consiglio sia in commissione. Della Bianca fa un rapido conto: euro più, euro meno, arriva a contarne almeno settemila. «Solo per i gettoni di noi consiglieri si spenderanno circa 5 mila euro, mentre un altro paio serviranno per i gettoni dei funzionari e dei dirigenti».
Ma l'azzurra non è la sola ad arrabbiarsi. C'è anche il capogruppo leghista Alessio Piana: lui una cosa utile la sta inutilmente provando a proporre da tempo. Dai primi di gennaio chiede al sindaco tramite un'interpellanza a risposta immediata di pronunciarsi in modo chiaro e definitivo sulla costruzione della moschea, dopo la presa di tempo richiesta a settembre e soprattutto dopo «alcune dichiarazione rilasciate alla stampa lo scorso dicembre». E chiede ancora perché «le ordinanze di sgombero di alcuni campi nomadi giacciono firmate nel cassetto del sindaco senza che alcuno sgombero sia avvenuto». Poi prende carta e penna, scrive a Marta Vincenzi e al presidente del consiglio Giorgio Guerello e annuncia lo sciopero: «Non mi presenterò più per la prima parte del consiglio (quando verranno discusse le altre interpellanze, ndr) finché non saranno trattati questi argomenti».