Tutti in fila per farsi pubblicare dall’editore che ha 18 anni

A 14 anni fonda una rivista, a 15 diventa scrittore, a 16 parte con Historica, che ogni mese sforna un libro. "Ho dovuto nominare presidente mia nonna pensionata: non avevo l’età per la partita Iva"

Oggi l’editore ha «fatto buco», come dicono i ragazzi a Cesena, insomma non è andato a scuola, nel suo caso il liceo scientifico Augusto Righi, dove frequenta la classe quinta. Assente (quasi) giustificato: doveva mettersi a disposizione della stampa per un’intervista. Lo sorprendo perciò nel salotto di casa mentre sta guardando un film di Batman, Il cavaliere oscuro. Siccome ha l’età di mia figlia, mi viene spontaneo redarguirlo: poteva almeno studiare, mentre m’aspettava. La risposta ha una sua logica irrefutabile: «Eh, lo so, però My Sky è così comoda...».

Ginnastica 9, storia 8, italiano 7, fisica 6, matematica 5: a giudicare dall’ultima pagella, si direbbe che Francesco Giubilei, nato il primo giorno dell’anno 1992, e quindi diciottenne da sei mesi, ami molto di più pubblicarli, i libri, che studiarli. Mai fermarsi, però, alle apparenze: non diventi editore e direttore di un trimestrale, Historica, a 14 anni e poi editore di libri a 16, il più giovane d’Italia e forse del mondo, senza avere una bella testa. E men che meno diventi scrittore a 15 senza una buona cultura di base. Fu a quell’età che Giubilei diede alle stampe Giovinezza, seguito tre anni dopo dal romanzo Bastola la signora del fuoco, editi rispettivamente da Il Ponte Vecchio e da Arpanet, «perché non è etico autopubblicarsi». Più giudizioso di così.
Chiariamo subito: qui non stiamo parlando di un liceale che gioca a fare l’editore, ma di un imprenditore vero, che ha già in catalogo 23 titoli - in pratica stampa un libro al mese - di autori spesso già famosi, come Francesca Mazzucato, la quale in passato aveva pubblicato con Einaudi, Marsilio e Aliberti. Anche se, burocraticamente parlando, la presidente di Historica Edizioni risulta essere Norina Battelli, 71 anni, casalinga e pensionata: «Data l’età, non potevo aprirmi una partita Iva. Così ho chiesto aiuto alla mia nonna materna, che s’è prestata. Il commercialista è stato molto comprensivo: per far registrare la società s’è accontentato di 100 euro».

Giubilei ha un occhio di riguardo per i conti, considerato che Historica è in passivo: «Appena 500 euro, niente di preoccupante. La Banca di Macerone me ne ha concessi 800 di finanziamento a fondo perduto». Quanto al «fare buco» per incombenze d’ufficio, i suoi professori ormai hanno dovuto abituarcisi. Solo in quest’anno scolastico, 14 assenze il venerdì e il sabato per la partecipazione ad altrettante fiere letterarie: Roma, Torino, Milano, Modena, Pisa, Belgioioso e Chiari. «Ho saltato Imperia il 31 maggio, altrimenti mi bocciavano». Al Salone internazionale del libro al Lingotto, dal 13 al 17 maggio, il primo giorno a tenergli aperto lo stand ha provveduto suo padre, un chirurgo toracico che per un decennio è stato in Canada, tra Québec e Montreal, e oggi lavora all’ospedale di San Piero in Bagno. «Si sono presentati correttori di bozze e illustratori che cercavano lavoro. “Potrei parlare con l’editore?”, e mi indicavano il babbo. Restavano un po’ spiazzati quando gli spiegavo che ero io la persona che cercavano. La spesa per l’affitto del chiosco, 1.600 euro, è stata sostenuta da un imprenditore, di cui non posso fare il nome, che vorrebbe investire nell’editoria».

Col tacito assenso della moglie Clara Maria, pediatra, il dottor Giuseppe Giubilei, capace d’impugnare tanto il bisturi quanto il pennello, ha aiutato il figlio anche come art director. L’estro l’ha ereditato da due antenati: Gigetto Novaro, pittore ligure discepolo di Filippo Tommaso Marinetti e amico fraterno del poeta Camillo Sbarbaro, e Giuseppe Discepoli, artista ottocentesco di Gualdo Tadino, paese d’origine della famiglia. Sono opera del chirurgo il fascio e il fez che campeggiano sulla copertina di Giovinezza.
Con disappunto della sorella Margherita, 15 anni, il precocissimo editore ha monopolizzato il computer e lo studio di casa. È da lì che aggiorna il suo sito Historicaweb.com. Due volte la settimana, lavora di colla, forbici, timbri e carta da pacchi per spedire i libri, più di 300 al mese, ai distributori e ai lettori che li ordinano via Internet. «Le Poste hanno abolito la tariffa editoriale. Prima spendevo 30 centesimi a spedizione. Adesso, col piego di libri, pago 1,28 euro. Un salasso».

Ma quanto tempo sottrae allo studio?
«Tre ore al giorno».

Siamo sicuri che sia il più giovane editore d’Italia?
«Che io sappia, c’è solo Noemi Verriotto ad aver fondato nel 2008, a Forte dei Marmi, una casa editrice che si chiama La Nuova Rosa. Ma lei ha due anni più di me».

In Italia escono 170 nuovi libri al giorno, il 40% dei quali non vende neppure una copia. Il 43,6% dei giovani fra i 15 e i 29 anni - dato Istat di ieri - nel 2009 non ha letto neppure un libro. Come le è saltato in mente di impegolarsi in quest’avventura?
«Passione per la scrittura e il giornalismo. È tutta colpa di Lauraetlory».

Non ho sentito bene.
«Laura Costantini e Loredana Falcone. Un sodalizio nato sui banchi di scuola. Laura fa la giornalista nella redazione della Vita in diretta, il programma di Raiuno. Loredana fa l’insegnante e la mamma. Pubblicavano sul loro blog un romanzo a puntate, Le colpe dei padri. M’è parso avvincente. Alla decima puntata ho inviato una mail, chiedendo l’intero manoscritto: 440 pagine. Me lo sono letto in tre sere. Ho proposto di pubblicarlo come allegato a Historica. Prima tiratura: 110 copie. La rivista ne vendeva 300. Prezzo di copertina del libro: 9 euro. La fattura della tipografia era di 400 euro, pagamento a 60 giorni. Avevo due mesi di tempo per vendere le 110 copie e rientrare nelle spese. Ci sono riuscito e ho pure messo da parte qualcosa».

Ma lei non sarà per caso uno di quelli che chiedono soldi agli scrittori per pubblicargli i libri?
«Mi offende. Historica fa editoria di progetto e di qualità. Non sono un editore a pagamento, non millanto chissà quali servizi né una distribuzione nazionale, non inganno autori esordienti. Sono un talent scout che va in cerca di letterati esclusi dal grande giro».

Tipo?
«Enrico Gregori, caposervizio della cronaca nera al Messaggero: dopo aver scritto due thriller per Bietti Media, ha pubblicato con Historica un romanzo noir, Le mille facce della morte. Oppure Remo Bassini, direttore del bisettimanale di Vercelli, La Sesia, che in passato ha scritto per Mursia e Newton Compton e adesso ha esordito da noi con Tamarri. Oppure Maria Giovanna Luini, pseudonimo dietro cui si cela l’oncologa Giovanna Gatti, chirurga senologa e comunicatrice scientifica dell’Istituto europeo di oncologia di Milano diretto dal professor Umberto Veronesi, autrice di Diario di Melassa».

Che cos’è? Un remake del romanzo erotico 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire di Melissa P., alias Melissa Panarello?
«Ma per carità, quello ha venduto tre milioni di copie, qui stiamo parlando di meno di mille, anche se la Luini affronta tematiche forti, come l’abuso minorile. Fra l’altro un collaboratore di La7 ha minacciato di farmi causa perché lui sta per uscire con Diario di Melassa P., una parodia. Ho dovuto spiegargli che non ci abbeveriamo alla stessa fonte».

Ma i suoi genitori non hanno cercato di dissuaderla da questa impresa?
«All’inizio sì. Quando ai primi di giugno del 2008 gli esposi a tavola il mio progetto, non volevano saperne: “È una cosa più grande di te, non puoi farcela”. Due mesi dopo si sono arresi ed è nata la casa editrice».

Perché l’ha chiamata Historica?
«Perché la storia è la mia passione. Ero molto legato a mio nonno Italo, morto a 84 anni, un maestro elementare che leggeva tantissimo. D’estate andavo in vacanza nella sua casa in Umbria. Il mio amore per i libri è nato nella sua biblioteca, immensa. Mi raccontava sempre della sua giovinezza».

Quindi il romanzo d’esordio, Giovinezza, parla di lui?
«Sì, un antifascista della prima ora. Amico di don Luigi Sturzo, aveva fondato il Partito popolare a Gualdo Tadino. Finita la guerra, non ebbe bisogno di fingere, come il resto degli italiani, di non essere mai stato ciò che invece fu. Così, anziché bruciare i cimeli del Ventennio, li custodì in soffitta: tessere, diplomi, foto, perfino il fucile da balilla e l’elmetto. Il giorno che me li mostrò, rimasi incantato».

Perché Giovinezza ha come sottotitolo Partitura per mandolino e canto?
«In soffitta c’era pure quella, la partitura dell’inno del Partito nazionale fascista. Oltre a copie ingiallite del Corriere della Sera e del Messaggero con eventi storici in prima pagina, dalla firma dei Patti Lateranensi alla visita di Adolf Hitler a Roma il 3 maggio 1938».

Il bestsellerista di Historica chi è?
«Francesca Mazzucato, definita dal supplemento culturale del Sole 24 Ore la più importante scrittrice erotica italiana. Per me non scrive di erotismo, chiaramente».

Non capisco il senso dell’avverbio.
«Be’, chiaramente non sono interessato all’argomento dal punto di vista editoriale. Infatti Francesca dirige la collana Cahier di viaggio, dedicata a narrazioni di luoghi, che sta avendo successo anche per il prezzo, 3,50 euro. Ho appena pubblicato Sogno di Skopje di Biljana Petrova, una traduttrice nata nella capitale della Macedonia, e Frames di Graziano Cernoia, nel quale il fonico dei Public Enemy, degli After Hours, di Loredana Bertè e di Julian Marley, figlio di Bob, racconta Berlino, Palermo e Tel Aviv. Frames ha venduto 500 copie in un mese».

I suoi amici pensano alle ragazze e alle discoteche, non a impaginare e a correggere bozze.
«Infatti a Historica queste incombenze le sbrigano l’editor Valentina Silvestri e il grafico Sacha Naspini. Comunque tutti i sabati sono o al Vidia rock club di Cesena, o alle Indie di Pinarella, o allo Shaki di Cervia, o alla Mecca di Rimini».

Fidanzato?
«Lo sono stato, con Martina».

Perché vi siete mollati?
«È una storia lunga e privata. Non c’entra con l’editoria. L’abbiamo deciso di comune accordo nel novembre scorso».

Come sceglie gli autori?
«Devono rientrare in una delle cinque collane di Historica. Tassativamente esclusa la poesia. Ricevo cinque manoscritti a settimana. Il catalogo è già chiuso fino a febbraio 2011».

Ne respinge molti?
«Sì, senza rimpianti. Una signora mi ha cercato alla fiera del libro di Modena e mi ha consegnato il suo biglietto da visita dicendo: “Io scrivo romanzi”. Le ho consigliato uno dei nostri volumi di narrativa, affinché capisse qual è lo stile della casa. La risposta è stata raggelante: “Spiacente, ma non leggo narrativa”».

Mi conferma che molti suoi colleghi si fanno pagare per pubblicare gli esordienti?
«Con le case piccole e medie capita spesso. Alcuni squali fanno soltanto quello. È una rovina per l’editoria. Io non ho mai chiesto nemmeno un contributo».

Anzi, gli paga i diritti.
«Certo, tra il 6 e il 10 per cento sul prezzo di copertina, una volta l’anno, come da contratto. Ovviamente non posso permettermi di versare anticipi. Ne darò uno simbolico, 200 euro a testa, a Massimiliano Spanu e Fabio Zanello, che hanno curato Il cinema dello sguardo, un saggio di vari docenti universitari sul regista Brian De Palma. Uscirà a settembre, per il Festival di Venezia, ed è già stato adottato alla Sapienza di Roma, negli atenei di Trieste e Torino e al Dams di Bologna».

Sui giornali qualche volta ci arriva?
«Io le copie saggio le spedisco. Ma è difficile ottenere udienza. Del resto la parola critica deriva dal greco kritike, che è l’arte di giudicare secondo i principii del vero, del buono e del bello. Quando vengono meno questi tre principii, e nelle pagine culturali dei giornali vengono meno sovente, non si parla più di kritike bensì di marketta».

Intanto per fare l’editore va male a scuola.
«Non benissimo. Ho difficoltà evidenti nelle materie scientifiche. Lei mi dirà: e allora perché ti sei iscritto al liceo scientifico? Vede, da piccolo ho frequentato la primina, sono in anticipo sui miei compagni, e a 13 anni non puoi decidere il tuo futuro. Nel Regno Unito si fanno sei anni di scuola primaria e poi tre di liceo generalista. Gli ultimi tre sono di specializzazione. A quel punto hai la maturità per scegliere. Invece in Italia gli studenti devono sapere tutto di tutto. E così finisce che non imparano nulla di nulla».

Concluso il liceo che cosa farà?
«M’iscriverò a lettere a Roma».

Che c’è che non va a Cesena?
«Niente. Ma a Roma penso d’avere più opportunità».

L’alloggio come se lo pagherà?
«È un dovere dei genitori, credo».

I suoi autori preferiti?
«Ernest Hemingway, Francis Scott Fitzgerald, Gabriel García Márquez. Fra gli italiani, Dante, Petrarca, Boccaccio, Gabriele D’Annunzio, Dino Buzzati, Umberto Eco».

Un libro che salverebbe dal diluvio universale?
«La Bibbia».

Che consiglio darebbe ai giovani che vivono ancora in casa con i genitori e non riescono a trovare un lavoro?
«Inseguite le vostre passioni. Se fate con impegno ciò che vi piace, prima o poi sfonderete».

E a quelli che devono scegliere il corso di studi?
«Non lasciatevi influenzare dai genitori o dagli insegnanti. E abbiate il coraggio di cambiare scuola se vi accorgete d’aver sbagliato indirizzo. Io, ahimè, non l’ho fatto».

Com’è che il lavoro manuale è sparito dall’orizzonte dei giovani?
«Viene concepito come inferiore. È una patologia di questa società fatta di lustrini. Ma la laurea non è un diritto. Deve studiare solo chi ha i numeri per farlo, non chi punta a diventare un fuoricorso».

Mi indichi un esempio da seguire.
«Vivo o morto?».

Decida lei.
«Rupert Murdoch, fondatore della News Corporation, la più grande holding editoriale del mondo. Ho appena finito di leggere la sua biografia, scritta da Paul La Monica. Un genio».

Che cosa la spaventa del mondo d’oggi?
«La deriva nichilista».
(498. Continua)
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