Ubriaco uccise quattro ragazzi Pena: sei anni in un residence

Il giovane rom che, guidando ubriaco, falciò i giovani di Appignano del Tronto sconterà la sua condanna ai domiciliari in una località balneare. L’accusa aveva chiesto solo quattro anni di carcere, il giudice ha alzato la pena di due anni e mezzo. <strong><a href="/a.pic1?ID=211135">La rabbia dei parenti</a></strong>

Ascoli Piceno - È stato condannato a sei anni e mezzo, ma non andrà in carcere. Marco Ahmetovic, rom di 22 anni, guidava il furgone della madre con un tasso alcolemico sei volte superiore al consentito. La sera del 22 aprile investì un gruppo di adolescenti di Appignano del Tronto che in scooter andava a prendere un gelato. I motorini presero fuoco, morirono in quattro. Da allora Ahmetovic è in un residence al mare, la seconda casa di un 45enne di San Benedetto, un amico del padre che lo vuole aiutare: lo va a trovare tutti i giorni, gli porta le sigarette e prepara da mangiare. I genitori non si fanno vivi da due settimane, il proprietario dell’appartamento è l’unico che si sia preso a cuore le sorti di Marco.

Il giudice ha disposto che per sei mesi vada in una comunità per alcolisti, a disintossicarsi. E per un anno non potrà frequentare esercizi pubblici dove si somministrano bevande alcoliche.
«Ha confessato anche un vecchio tentativo di rapina - accusa Giuseppe Antolini, lo zio di una delle vittime - e in premio l’hanno mandato al mare, in una nota località turistica. Ma che Italia è questa?».

Così, in effetti, non si onora la memoria dei quattro ragazzini di 16-18 anni: Eleonora Allevi, Davide Corraddeti, Alex Luciani e Lillo Traini erano fra i duemila abitanti di Appignano, si fermavano spesso sul muretto di una curva: tanti coetanei li ricordano con scritte affettuose e fiori. Familiari e parenti ieri mattina hanno avuto un moto di sdegno, di fronte alla richiesta del pm, Carmine Pirozzoli: quattro anni, per omicidio colposo plurimo e resistenza a pubblico ufficiale, e 20 giorni di arresto per la guida in stato di ebbrezza. Marco era seduto in aula, a capo chino, con i jeans e felpa azzurra con la scritta «Italia». Non una provocazione, lui chiede di essere perdonato e secondo l’avvocato, Felice Franchi, è sinceramente pentito per quel che ha fatto. «Prega ogni giorno».

Ci è voluta meno di un’ora di camera di consiglio al giudice Marco Bartoli per arrivare a pronunciare la sentenza. E l’ha inasprita di due anni e mezzo rispetto alla richiesta. Il giudice ha quindi applicato le aggravanti della colpa cosciente (la previsione della possibilità dell’incidente, avendo assunto così tanto alcol) ritenendole prevalenti sull’attenuante dello status di incensurato. A ciascuna delle famiglie delle vittime vanno intanto 200mila euro, che l’assicurazione del furgone di Ahmetovic risarcirà in sede civile. La sentenza è arrivata al termine di un processo contrassegnato da forti tensioni, con tanto di minacce all’avvocato difensore e al gip che decise per gli arresti domiciliari. E dopo la sentenza sono arrivate numerose reazioni politiche, tutte provenienti dal centrodestra, tutte all’insegna della richiesta di maggior rigore.

«Il fatto che resti fuori - riflette il maresciallo Luigi Corradetti, il padre di Davide - è un’altra coltellata che ci prendiamo. Ha sbagliato e deve stare in carcere, anche se mi dispiace per lui, che in fondo è un ragazzo. La sentenza è equa, gli avessero dato vent'anni però mi sarebbe andato bene lo stesso». Ma Timoteo Luciani non è così soddisfatto: «Le leggi vanno cambiate», ha detto il padre di Alex un altro dei ragazzi. E una zia di Lillo Traini, Maya Galato, è convinta, come il marito Nazareno Marinelli, che Marco non fosse solo al momento dell'incidente. «Non si era neanche fermato a soccorrere i ragazzi. E deve dire chi c’era con lui».