Ucciso figlio di un ex della banda della Magliana Sette colpi nel torace in pieno giorno a Roma

Sparatoria a Prati in pieno giorno. Il 33enne Flavio Simmi è morto dopo essere stato colpito al torace da colpi
d’arma da fuoco. La vittima, figlio
di un ex componente della banda della Magliana e con precedenti penali per lesioni e rissa, era stata
gambizzata in piazza Monte di Pietà lo scorso 7 febbraio

Roma - Agguato in pieno giorno nel centro di Roma: 9 proiettili esplosi a distanza ravvicinata in via Riccardo Grazioli Lante a Prati. Stessa la tecnica usata dai killer per decine di omicidi firmati Banda della Magliana. Moto di grossa cilindrata, revolver e fuga in mezzo al traffico della capitale verso un’auto "pulita". E' morto davanti alla moglie Flavio Simmi, 33 anni, figlio di Roberto, 72 anni, titolare di una gioielleria in piazza del Monte di Pietà e di un ristorante, "Hosteria Romana", a Campo de’ Fiori.

Le indagini, coordinate dalla squadra mobile romana, collegano strettamente il fattaccio all’avvertimento avvenuto pochi mesi prima quando, il 7 febbraio scorso, la vittima viene gambizzata da un paio di centauri davanti al negozio di famiglia, "Compro Oro". Un regolamento di conti, uno "sgarro", magari un debito mai onorato a una persona che conta nella nuova cupola romana il possibile movente. Personaggi importanti i Simmi: due fratelli, Tiberio, 82 anni, e Roberto, catturati (poi prosciolti da ogni accusa) assieme ai vertici dell’organizzazione criminale nata con un sequestro eccellente, quello del duca Massimiliano Grazioli nel lontano 1978 e finito in tragedia nonostante il pagamento del riscatto.

Un cugino, Alessio, proprietario di un’altra oreficeria e, soprattutto padre e zio, accusati in passato di usura e ricettazione, tanto da essere iscritti nel famoso mandato di cattura contro la banda di Abbatino e compagni, la grande retata del ’93 passata alla storia come "operazione Colosseo". A proposito della posizione del fratelli Simmi i giudici scrivono: dei legami di Tiberio con Giuseppe De Tomasi "Sergio er ciccione" che "trovano (si legge sui verbali del maxi processo ndr) un preciso riscontro nel perdurante suo coinvolgimento nelle 'attività economiche' per nulla limpide di quest’ultimo". Di pertinenza di suo figlio, Alessio Simmi, risulta la società (…) e di Roberto Simmi, dei quali appare ancora attuale la versatilità nel settore dell’usura e del riciclaggio nonché nel gioco d’azzardo.

Tanto da accostare i loro nomi a personaggi come Enrico Nicoletti, i fratelli Sibio, Angelo Angelotti, il "caprotto" e Paolo Frau. "Paoletto", grande pilota di moto, a sua volta ucciso nove anni fa a Ostia da due sicari che prima di sparargli a bruciapelo si tolgono il casco per farsi riconoscere e si mettono a ridere. L’ennesimo omicidio irrisolto per gli inquirenti romani, alle prese da tempo con una guerra intestina per il controllo e la gestione della capitale. Una faida tra camorristi di rango, come la famiglia Senese originaria di Afragola, i picciotti emergenti provenienti da Siculiana del can Caruana - Cuntrera, e la malavita del posto cresciuta fra le case Iacp alla "Marranella" e le baracche dell’Idroscalo Una faida che prosegue senza sosta da 20 anni, ovvero da quando vengono azzerate, o quasi, le basi della holding del crimine santificata con lungometraggi, serie televisive e t-shirt dal gusto dubbio.

Si legge sull’informativa di polizia: "Roberto Simmi è il fratello del più noto Tiberio, più volte visto in compagnia di Enrico de’ Pedis (detto Renatino, sepolto a Sant’Apollinare fra papi e cardinali ndr). Tiberio, con il figlio Alessio, gestisce un negozio di oreficeria (…) assiduamente frequentato da Maurizio Lattarulo..Presso il negozio di piazza del Monte, invece, è stata rilevata anche la presenza di Antonio Mancini (detto l’accattone ndr) e di Raffaele Pernasetti (detto er Palletta, oggi in carcere con una condanna a 30 anni ndr).  Inoltre dall’intercettazione telefonica ancora in corso si è potuto stabilire che il negozio è stato, per un periodo di tempo, frequentato dal famoso faccendiere Ernesto Diotallevi inquisito unitamente ai noti Francesco Pazienza, Flavio Carboni e altri pregiudicati della vecchia Banda della Magliana per le vicende del crack del banco Ambrosiano e per l’attentato al vice direttore Roberto Rosone, durante il quale viene ucciso uno degli attentatori, Danilo Abbruciati (a capo, assieme a de’ Pedis, dei Testaccini ndr)". Ancora: "in attività dei fratelli Simmi investiva Franco Giuseppucci (detto il Fornarino, poi er Negro ma per i lettori di Romanzo Criminale 'er Libano' ndr) il quale ricettava titoli di credito e polizze e, per conto terzi, riciclava denaro sporco presso gli ippodromi e le sale corse".