Università, il Colle promulga la riforma Gelmini: "Restano criticità, il governo cerchi il confronto"

Promulgata dal Quirinale la legge che riforma l'Università. Ma Napolitano lancia un chiaro avvertimento: "Ora il governo ricerchi
un costruttivo confronto con tutte le parti interessate". La Gelmini assicura: "Terremo conto delle osservazioni del Colle"

Roma - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha promulgato la riforma Gelmini. Ma, in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha lanciato l'auspicio che con successiva legislazione ministeriale si risolvano le "talune criticità" riscontrate nel testo. "La promulgazione è un fatto positivo - ha commentato il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini - insieme al presidente Berlusconi terremo certamente conto delle osservazioni del Quirinale".

Le criticità sottolineate dal Colle Il presidente della Repubblica ha promulgato la legge di riforma dell’università accompagnando la firma del provvedimento con una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, resa nota dal Quirinale, nella quale il capo dello Stato segnala delle "criticità" contenute nel testo della legge da superare con opportune correzioni. Napolitano auspica che ad esse si approdi attraverso "un costruttivo confronto con tutte le parti interessate". Nella lettera le criticità sono elencate articolo per articolo: "Quel che sta per avviarsi è dunque un processo di riforma, nel corso del quale saranno concretamente definiti gli indirizzi indicati nel testo legislativo e potranno essere anche affrontate talune criticità, riscontrabili in particolare negli articoli 4, 23 e 26".

Il titolo di professore aggregato "Per quel che riguarda l’articolo 6, concernente il titolo di professore aggregato - pur non lasciando la norma, da un punto di vista sostanziale, spazio a dubbi interpretativi della reale volontà del legislatore - si attende che ai fini di un auspicabile migliore coordinamento formale, il governo adempia senza indugio all’impegno assunto dal Ministro Gelmini nella seduta del 21 dicembre in Senato, eventualmente attraverso la soppressione del comma 5 dell’articolo". "Per quanto concerne l’articolo 4 relativo alla concessione di borse di studio agli studenti, appare non pienamente coerente con il criterio del merito nella parte in cui prevede una riserva basata anche sul criterio dell’appartenenza territoriale - continua il Quirinale - inoltre l’articolo 23, nel disciplinare i contratti per attività di insegnamento, appare di dubbia ragionevolezza nella parte in cui aggiunge una limitazione oggettiva riferita al reddito ai requisiti soggettivi di carattere scientifico e professionale". Infine, conclude Napolitano, "è opportuno che l’articolo 26, nel prevedere l’interpretazione autentica dell’articolo 1, comma 1, del decreto legge n. 2 del 2004 sia formulato in termini non equivoci e corrispondenti al consolidato indirizzo giurisprudenziale della Corte Costituzionale".

La ricerca del dialogo Secondo il Quirinale, "al di là del possibile superamento - nel corso del processo di attuazione della legge - delle criticità relative agli articoli menzionati, resta importante l’iniziativa che spetta al governo in esecuzione degli ordini del giorno accolti nella seduta del 21 dicembre in Senato, contenenti precise indicazioni anche integrative - sul piano dei contenuti e delle risorse - delle scelte compiute con la legge successivamente approvata dall’Assemblea". Napolitano auspica, infine, che "su tutti gli impegni assunti con l’accoglimento degli ordini del giorno e sugli sviluppi della complessa fase attuativa del provvedimento, il governo ricerchi un costruttivo confronto con tutte le parti interessate".

Gelmini: "Non toccati i punti portanti" La Gelmini esprime la propria "piena soddisfazione per la promulgazione della legge". "Terremo in massima considerazione le sue osservazioni. Appare evidente dall’analisi dei punti rilevati che nessuno di essi tocca elementi portanti e qualificanti della legge - asssicura il ministro dell'Istruzione - aver approvato la legge sull’università è un segnale positivo per il Paese perché dimostra che, seppur tra mille difficoltà, è possibile realizzare le riforme".