Università, il ministro boccia il numero chiuso

Fabio Mussi: «Servono più studenti, stop alle facoltà con gli sbarramenti»

da Roma

«Il numero chiuso è abusato e credo che bisogna ridurre gli sbarramenti perché è necessario aumentare il numero di studenti». Lo ha detto il ministro dell’Università e della ricerca Fabio Mussi a proposito della riforma universitaria, raccogliendo così le ormai diffuse proteste di studenti, famiglie e degli stessi atenei per l’allargamenti a dismisura e i metodi di selezione dell’accesso alle università. Negli ultimi cinque anni in Italia i corsi che prevedono un test selettivo prima dell’iscrizione sono cresciuti del 330 per cento, passando dai 242 del 2001 ai 1.060 del 2006. Su un totale di 3.100 corsi di laurea in tutte le università italiane, quelli a numero programmato hanno toccato quota 1.060.
Le organizzazioni degli studenti protestano da tempo: «Quello che doveva essere un accesso programmato nell’interesse dello studente e da realizzarsi con i più svariati metodi (ad esempio monitorando la domanda di formazione presso le scuole superiore e organizzando nuove strutture) è diventato un “numero chiuso” basato su criteri di selezione assai opinabili e che non sono omogenei su tutto il territorio nazionale».
Un tema, questo del numero chiuso negli atenei, di cui si è interessata più volte la Corte costituzionale chiamata a pronunciarsi sulla legittimità del quorum di sbarramento nelle università. La Consulta, per la prima volta, si è occupata della questione nel 1998, dichiarando infondati i dubbi di costituzionalità avanzati dai tribunali amministrativi regionali. In difesa della legittimità del numero chiuso anche l’Avvocatura dello Stato che ricorda come la limitazione degli accessi, attraverso test che tutti gli aspiranti possono sostenere, rappresenti una procedura di carattere organizzativo, per assicurare l’efficiente funzionamento delle facoltà. E quindi è assolutamente legittima.