Università, Napolitano: "No tagli indiscriminati" Gelmini: premiamo i migliori e tagliamo sprechi

Il capo dello Stato: &quot;No ai tagli indiscriminati. Ricerca leva dello sviluppo&quot;. Il ministro dell'Istruzione: &quot;Eliminiamo gli sprechi&quot;. Brunetta: &quot;Nessun taglio&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=331145">Il rettore della Sapienza: &quot;Basta denaro a pioggia&quot;</a></strong>

Perugia - Napolitano torna a puntare il dito contro il governo. Questa volta l'oggetto del contendere tra quirinale ed esecutivo sono università e ricerca. Le università italiane necessitano di "valutazioni e interventi pubblici puntuali ed è necessario rivedere alcuni tagli che, sebbene dettati da motivi di bilancio, sono risultati indiscriminati". Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, invoca più risorse pubbliche per gli atenei italiani. Dall’università di Perugia, dove partecipa alla cerimonia per il VII centenario della fondazione dell’ateneo, Napolitano si augura che "siano maturi i tempi per un riesame e un ripensamento di decisioni di bilancio ancorate a una logica di tagli indiscriminati".

La replica della Gelimini "Premiare le università migliori e tagliare gli sprechi: è questo quello che vuole fare il governo". Lo precisa il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, aggiungendo che "le preoccupazioni del presidente Napolitano sono anche le preoccupazioni del governo".

Attenzione ai bilanci "Non ci si può abbandonare a generalizzazioni negative e liquidatorie che mettano a rischio il futuro della ricerca e dell’università" prosegue Napolitano ascoltando, dopo la relazione del rettore Francesco Bistoni, i molteplici problemi del mondo universitario, dalla carenza di risorse alle difficoltà di bilancio che hanno visto più atenei italiani "in rosso". Il capo dello Stato invita a guardare ai singoli atenei in base ai risultati e ai problemi della ricerca "con coraggio" considerando ciò che accade in Europa e nel Mondo in questo settore e che "può suggerire" delle soluzioni.

Ricerca leva per lo sviluppo La conoscenza e la ricerca sono "leva fondamentale per la crescita economica e sociale" perché "solo il sapere e l’innovazione rappresentano un argine e una carta vincente nella sfida dei mercati globali. Ma in Italia si tarda a trarre le dovute conseguenze di questa che sembra una verità riconosciuta da tutti" continua il presidente della Repubblica parlando a Perugia. "Questa è una verità difficile da contestare e apparentemente non contestata anche nel nostro Paese - sottolinea il presidente -. Ma si tarda a trarne le conseguenze".

No alla fuga di cervelli Napolitano "bacchetta" la classe dirigente del Paese, perché nonostante sia una "verità difficile da contestare» il fatto che ricerca e conoscenza rappresentino una leva fondamentale per lo sviluppo, "si tarda e si resiste a trarne le necessarie conseguenze e implicazioni". Certo, sottolinea Napolitano, sull’Italia "pesano insufficienze e contraddizioni proprie del nostro Paese e certamente pesa un ingente debito pubblico che si fa sentire su tutte le scelte di bilancio. Ma "ciò non toglie - continua il presidente - anche e a maggior ragione in una fase di crisi e di gravi incertezze per il futuro, che è necessario che tutte le forze responsabili si impegnino nel salvaguardare e tutelare il capitale umano e di sapere per evitare una dispersione di talenti troppo spesso sottovalutati".

Richiami legittimi Napolitano rivendica il diritto di fare dei richiami pubblici rispetto alla "situazione difficile" determinata dalla grave crisi economica e finanziaria. "Fa parte - dice - delle mie responsabilità dettate dalla Costituzione e richieste da una situazione di straordinaria difficoltà del Paese per una crisi che ha investito la finanza e l’economia mondiale e che in Italia sconta il retaggio, per molti aspetti, di vicende pluridecennali. Non c’è bisogno che citi a questo proposito il peso di un ingente debito pubblico che si fa sentire su tutte le decisioni di bilancio da prendere di volta in volta. Ciò però non toglie che, e anche a maggior ragione, in questa fase di crisi che l’Europa e il mondo stanno vivendo con gravi incertezze per il futuro, tutte le forze responsabili del paese debbano proporsi di salvaguardare, potenziare, valorizzare le risorse di capitale umano e di sapere evitando la dispersione di talenti e risultati troppo spesso sottovalutati".

La Gelmini non ci sta Per il ministro la crisi economica internazionale "deve trasformarsi in una grande opportunità per rivedere il sistema di Istruzione in Italia, un sistema in cui il problema principale non è quanto si spende, ma come vengono spese le risorse pubbliche. La ricerca e l’università sono alla base dello sviluppo di un Paese, ma è altrettanto vero, però - ha osservato - che in questa fase di difficoltà economica internazionale è necessario investire il denaro pubblico con grande attenzione e oculatezza. Per questo bisogna tutelare al massimo le tante realtà di eccellenza presenti in Italia. Tuttavia - ha aggiunto - è nostro dovere amministrativo e morale eliminare gli sprechi e le spese non necessarie accumulate negli anni a causa di gestioni universitarie poco efficaci". La Gelmini è convinta che ci siano "ampi margini per migliorare le modalità di spesa degli atenei e per destinare fondi alla ricerca e alle università più virtuose. Il governo con il decreto legge sull’università - ha ricordato - ha deciso di destinare più fondi alle università migliori e di creare 4mila nuovi posti da ricercatore. Ha deciso inoltre di mettere un freno al moltiplicarsi di corsi e sedi distaccate".

I rettori con Napolitano Il finanziamento dell’università "è un tema centrale" dal quale dipende "la sopravvivenza della massima istituzione formativa del nostro Paese". Lo sottolinea il presidente della conferenza dei rettori (Crui), Enrico Decleva, ringraziando Napolitano "per la sua continua attenzione alle questioni riguardanti il sistema universitario". "Il tema toccato oggi dal capo dello Stato a Perugia, quello del finanziamento dell’università, è un tema centrale. Ne va della sopravvivenza della massima istituzione formativa del nostro Paese. D’altra parte, nei mesi scorsi da più parti - ricorda Decleva - si è lavorato, e si sta lavorando, proficuamente per definire le linee di una revisione normativa della governance e del sistema di reclutamento. Ciò nell’ottica di un impegno riformatore che si intende rilanciare dall’interno del sistema, attraverso un dibattito costruttivo con il ministero, il governo e il parlamento, ma che non può prescindere dagli aspetti finanziari".

Brunetta non ci sta "Non ci sono stati tagli indiscriminati": così il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha commentato le parole del presidente della Repubblica. "Lo dico - ha aggiunto il ministro - senza alcuna polemica. Abbiamo tagliato 36 miliardi di euro per il triennio 2009-2011 di spesa corrente - ha proseguito Brunetta, a margine della firma di un protocollo di intesa con l’università Roma 3 - con la manovra finanziaria di luglio abbiamo salvato l’Italia". Rispetto alla ricerca "il governo ha un’enorme attenzione - ha concluso Brunetta - lo dico io che sono un professore universitario e lo dimostrano i protocolli di intesa" già firmati per la digitalizzazione degli atenei romani.