Usa, le banche si ricomprano i mutui

da Milano

Salvare i mercati dal disastro per salvare se stesse: è questo lo scopo principale del fondo, con disponibilità comprese tra gli 80 e i 100 miliardi di dollari, costituito dalle principali banche Usa, ovvero Citigroup, Bank of America e JP Morgan, con il supporto di altre istituzioni finanziarie. Figlio della crisi dei mutui subprime, che ha visto proprio le big del credito statunitense coinvolte più o meno direttamente, il fondo - fortemente sponsorizzato dal dipartimento al Tesoro - sarà operativo entro 90 giorni e acquisterà obbligazioni legate a mutui immobiliari, oltre ad altri titoli caratterizzati da un elevato livello di rischio.
La posta in gioco è alta: almeno 320 miliardi di dollari sono riconducibili alle attività dei cosiddetti Siv (Structured investment vehicle), i veicoli che investono in titoli a elevata valutazione (in genere tripla A di rating), finanziandosi attraverso l’emissione di titoli a breve termine (la scadenza a tre mesi è la più diffusa), costituiti soprattutto da commercial paper spesso garantiti (e qui sta il problema) dai subprime. Un fenomeno, quello dei bond a breve, cresciuto a dismisura fino a superare nel giugno scorso i 1.000 miliardi di dollari, ma che ha poi subìto un forte calo (circa 900 miliardi al 10 ottobre scorso) in seguito alla crisi del credito ad alto rischio.
Le banche unite ora contro il pericolo di un ulteriore crollo di queste attività, sono le stesse che hanno appoggiato i Siv attraverso la concessione di linee di credito o li hanno addirittura promossi direttamente, finendo per pagarne pesanti conseguenze anche se si tratta di fondi non iscritti a bilancio. Citigroup, per esempio, che gestiva attraverso un Siv attività per 400 miliardi, ha annunciato ieri una diminuzione del 57% degli utili nel terzo trimestre proprio per effetto dell’esposizione nel settore immobiliare ad alto rischio. La cattiva notizia è bastata per mettere di cattivo umore Wall Street, dove il Dow Jones ha chiuso in calo dello 0,77% e il Nasdaq dello 0,93%.
È quindi evidente come sia d’interesse vitale per le major bancarie ripristinare condizioni normali sui mercati del credito a breve, messi in tensione a partire dallo scorso mese di agosto dalla crescente avversione al rischio manifestata dagli investitori. Il motivo? Il fatto che buona parte dei commercial paper era appunto garantita proprio dai mutui erogati ai clienti meno affidabili.
Ed è altrettanto evidente il motivo che ha spinto il Tesoro Usa a esercitare una forte opera di persuasione per convincere le banche a dar vita al fondo: i commercial paper costituiscono la linfa vitale della Corporate America, essendo lo strumento più impiegato per finanziare l’attività. Un blocco, significherebbe compromettere il futuro di molte aziende. Anche se l’interventismo del ministero presta il fianco alle critiche di quanti, già in disaccordo sulla moral suasion esercitata dalla Fed sulle banche affinchè prendessero denaro in prestito utilizzando il tasso di sconto anzichè il più “nobile” riferimento dei Fed Fund, considerano il fondo solo uno strumento per salvare Citigroup.