Usa, nelle scuole è partita la "Guerra del web" Oscurati blog e social network tra le proteste

Molte scuole impediscono l'accesso a blog e social network. Con i ragazzi si schierano anche i bibliotecari: sbagliato censurare dopo aver lottato per portare internet in aula. <a href="http://www.ilgiornale.it/sondaggio_1a.pic1?PID=283" target="_blank"><strong>Decisione giusta? Di' la tua</strong></a>

Dopo il telefonino, a scuola scatta la censura anche per internet e in particolare per quei siti che li possono distrarre dallo studio. Accade negli Stati Uniti dove tra gli studenti spopolano iPhone, iPad, tablet e smartfone vari. A nulla valgono i divieti di utilizzarli nelle aule. L'unica soluzione - in un Paese dove la connessione tramite wifi è privilegiata rispetto a quella attraverso le reti 3g - resta quella di filtrare l'accesso a internet impedendo all'interno degli edifici la visualizzazione dei siti non strettamente connessi con la didattica, come blog e social network.

Secondo gli insegnanti questo è un modo anche per evitare episodi di bullismo e molestie online, ma l'iniziativa - come ci si poteva aspettare - non è piaciuta agli studenti. E così eccoli protestare in una scuola media del Bronx, dove i ragazzi hanno inondato di email il dipartimento dell’Istruzione, mentre gli studenti di un liceo del Colorado hanno avviato un vero e proprio dibattito pubblico dal titolo: "La scuola ha il diritto di bloccare i siti web?".

Battaglia vinta invece in una high school di Chicago dove il filtro è stato rimosso. A sostegno delle richieste dei ragazzi è arrivata anche l’American association of school librarians, l’associazione dei bibliotecari scolastici, solitamente responsabili dei computer da cui si ha accesso ad internet all’interno delle scuole, che ritengono sbagliato, dopo essersi battuti per portare la rete nelle scuole, ricorrere alla censura.

Proprio i bibliotecari, quindi, hanno indetto un "Banned website awareness day", una giornata in cui si invitano tutte le parti della scuola a discutere liberamente delle questioni concernenti il blocco, censura compresa. Philp Goener, bibliotecario del liceo del Colorado dove è stato avviato il dibattito, ha inoltre chiesto ai ragazzi di approfittarne per fare una riflessione più profonda e di valutare se è meglio lasciare gli studenti liberi di navigare o se è giusto che una scuola blocchi siti come quelli neo-nazisti o razzisti.