Usa, il super-topo che non può prendere il cancro

Scoperto un gene che attacca le cellule tumorali malate e non intacca quelle sane nell'università del Kentucky. Tra dieci anni la tecnica potrebbe essere applicata anche all'uomo

Washington - Una ricerca che potrebbe avere sviluppi importanti nelle cure dei tumori è stata messa a punto da un gruppo di scienziati americani: è stato creato in laboratorio un topo che non può ammalarsi di cancro. I suoi geni non glielo consentono. La scoperta - realizzata dai ricercatori dell’Università del Kentucky e pubblicata oggi sul journal Cancer Research - apre scenari importanti perché potrebbe portare a trattamenti anti-cancro sugli esseri umani capaci di evitare al paziente gli effetti collaterali che oggi accompagnano molte terapie, come la nausea, la caduta di capelli o altri dolori dovuti alla chemioterapia.

Super-topo Il topo biotecnologico creato dal dottor Vivek Rangnekar e dalla sua equipe dell’Università del Kentucky è dotato di un gene chiamato Par-4 capace di produrre una proteina molto speciale: attacca le cellule tumorali, ma senza danneggiare i tessuti sani. Come riportato dai ricercatori, questi ratti creati in laboratorio sono immuni da molte forme di malattie, come per esempio il cancro al fegato o alla prostata. Alcuni test indicano che la proteina ha effetti significativi anche sul cancro al seno, al pancreas, al cervello e al collo. E - elemento considerato cruciale dai ricercatori - gli animali mostrano di non soffrire alcun effetto collaterale. "Quando un malato va in ospedale, la chemioterapia o le radiazioni a cui si sottopone comportano sempre effetti collaterali importanti - ha spiegato Rangnekar -. Così noi siamo rimasti molto colpiti nel notare che questa proteina uccideva le cellule tumorali senza però colpire le cellule sane. E ancor più sorpresi siamo stati quando abbiamo verificato che la proteina non ha effetti sull’intero organismo. Riteniamo che questo elemento possa aprire una breccia nella cura del cancro".

Anche per l'uomo In futuro infatti dovrebbe essere possibile adattare questo metodo all’uomo, facendo in modo di introdurre nell’organismo questo gene (o un gene simile) attraverso un trapianto di midollo osseo. Secondo gli scienziati mancano ancora almeno dieci anni prima che sia disponibile una tecnica di questo tipo, tuttavia la proteina scoperta nei laboratori del Kentucky può aprire prospettive affatto interessanti per i ricercatori. "Se sarà possibile trattare il cancro evitando che il paziente abbia a soffrire per gli effetti collaterali della terapia - ha detto Rangnekar - allora davvero sarà fatto un grasso passo avanti. È esattamente quello che sta avvenendo con i nostri topi, e per noi è una scoperta meravigliosa".