Tra uva e vino sostenibilità al centro: il progetto Magis fa sistema (e scuola)

Con la partecipazione di 74 aziende,
Magis differenzia la produzione in base a parametri oggettivi e va incontro alle richieste dei consumatori

Nostro inviato a Parigi

Con la partecipazione di oltre settanta aziende, che rappresentano le principali realtà produttive nazionali e sono espressione dell’eccellenza della vitivinicoltura italiana, è partito a maggio Magis, un ambizioso progetto che aiuta la vitivinicoltura italiana a fare sempre "di più" per la sostenibilità. Per la prima volta, produttori di vino, comunità scientifica, enologi, associazioni e industria lavorano insieme per migliorare e garantire la sicurezza e la sostenibilità del vino italiano. Per andare incontro nel modo più concreto alle richieste dei consumatori. Per differenziare la produzione italiana in base a parametri oggettivi. Ma anche per razionalizzare l’attività delle aziende, quindi renderle più competitive. Una bella mano in questa fase di difficoltà.

Il valore della sostenibilità delle colture Oggi più che prima si sente la necessità di trasmettere al consumatore i valori socio-culturali e tecnologici delle produzioni viticole in modo da ottenere la sua fiducia. Per questo, diventa essenziale documentare tutti gli sviluppi raggiunti dalla viticoltura ecocompatibile moderna. In occasione della premiazione del prezioso volume L’uva da tavola della collana Coltura&Cultura ideata da Renzo Angelini, l'Organizzazione internazionale della vigna e del vino (Oiv) è tornata a ribadire la necessità di supportare scientificamente e tecnicamente i 44 stati membri attraverso le proprie risoluzioni che devono trovare una reale applicazione da parte dei singoli stati. Applicazione che in Italia ha trovato il suo compimento proprio nel progetto di sostenibilità Magis.

Un progetto che premia l'eccellenza Promosso dall'Unione Italiana Vini e dall'Università degli Studi di Milano, con la collaborazione dell'Associazione enologi ed enotecnici Italiani (Assoenologi) e di Bayer CropScience, il progetto vanta il contributo dell’Ispa-Cnr di Bari, del Deiafa dell’Università di Torino, dei maggiori esperti nella protezione delle colture appartenenti al mondo accademico e della ricerca e di Image Line. Le aree di intervento prevedono il miglioramento della gestione della chioma per raggiungere il corretto equilibrio vegeto-produttivo, la corretta gestione della difesa del vigneto dalle principali avversità biotiche secondo le migliori e più recenti acquisizioni e in linea con i cambiamenti normativi in atto e con i principi dell’agricoltura integrata e il monitoraggio delle attività di cantina. E', poi, prevista un'attività analitica rivolta a misurare i parametri qualitativi e di salubrità delle uve e dei vini prodotti.

I contributi che rendono Magis unico L’Università di Milano si occuperà della parte agronomica ed in particolare dell’attività inerente la gestione della chioma. I rappresentanti del mondo accademico e della ricerca redigeranno e aggiorneranno le linee guida per le attività di difesa. L’Unione Italiana Vini effettuerà una serie completa di analisi qualitative su uve e vini e al termine del progetto coordinerà la stesura del "protocollo di sostenibilità". Ispa-Cnr di Bari si occuperà delle valutazioni dei livelli di contaminazione di ocratossina su uve, mosti e vini e della stesura di misure per la sua prevenzione in campo. L'Università di Torino redigerà protocolli specifici per la regolazione ottimale delle differenti attrezzature utilizzate in azienda per la distribuzione degli agrofarmaci e garantirà un adeguato livello di formazione agli operatori. L'Assoenologi seguirà le pratiche enologiche ed effettuerà la valutazione sensoriale dei vini. Image Line renderà disponibile una piattaforma gestionale operante su Internet, alla quale ogni azienda aderente avrà un accesso riservato, che consentirà di gestire tutti i dati aziendali dal vigneto alla cantina. Il ruolo di Bayer CropScience sarà invece quello di fornire una linea di difesa efficace, innovativa e rispondente alle esigenze di sostenibilità economica, ambientale e sociale. 

Una marcia in più per le aziende L’impegno richiesto alle aziende aderenti è di mettere a disposizione una parte dei loro vigneti con caratteristiche omogenee e di una superficie tale che renda possibile la vinificazione separata di due partite differenti ("linea Magis" e "linea aziendale"). Nella parte di vigneto denominata come Magis si seguirà un protocollo di difesa ottimizzato che, in base all’andamento climatico e alle problematiche fitoiatriche, verrà applicato dai tecnici aziendali in collaborazione con i tecnici di Bayer CropScience. Insomma, una vera opportunità dal momento che Magis non solo consente di anticipare e prepararsi all’evoluzione normativa in atto a livello comunitario, ma risponde anche alle esigenze dei consumatori in tema di sicurezza alimentare e rispetto ambientale e fornisce dati oggettivi per la comunicazione ai consumatori e ai clienti in generale, dimostrando la sostenibilità (ambientale, sociale ed economica) della produzione vitivinicola. In ultima analisi, Magis prepara l’azienda a una certificazione del processo produttivo dalla vigna alla bottiglia.

Un passo avanti nella sostenibilità "Questo ambizioso progetto parte dalla cultura della coltura per arrivare ai riscontri tecnici e scientifici - sostiene Renzo Angelini, direttore TM&Comunication di Bayer CropScience - in questo modo l’agricoltura italiana potrà mettere in pratica tutte le conoscenze che hanno condiviso i 500 autori della collana Coltura&Cultura per raggiungere con un approccio olistico la sostenibilità sociale ambientale e economica". Per il mondo del vino italiano, Magis rappresenta un grande passo avanti verso un miglioramento generale delle produzioni in fatto di salubrità e sostenibilità ambientale, senza però intaccare in alcun modo la straordinaria diversità dei nostri vini. "A differenza dell’uva da vino, quella tavola è una 'coltivazione laica' perché consumata ovunque, anche nei paesi islamici, simbolo di ricchezza, di gioia e di prosperità - spiega Attilio Scienza dell’Università degli Studi di Milano - nella storia dell’agricoltura vanta il primato di essere stata il primo esempio di frutticoltura industriale, realizzato nel nord Europa in serra, con grande perizia e capacità gestionale". "Oggi - conclude Scienza - grazie al progresso scientifico, alla professionalità degli addetti ed agli investimenti nell’innovazione è un fiore all’occhiello della produzione italiana del sud e rappresenta un investimento sociale indispensabile per l’Italia meridionale".